La gatta sul tetto che scotta, uno dei drammi più amati e rappresentati del ‘900, torna per la stagione teatrale 2014/15 con un nuovo allestimento per la regia di Arturo Cirillo, co-prodotto da Compagnia Gli Ipocriti e Fondazione Teatro della Pergola. Fino al 25 Gennaio lo spettacolo sarà in scena proprio al Teatro della Pergola di Firenze, per poi proseguire in una lunga tournè nei principali teatri d’Italia.

La nuova versione teatrale della pièce di Tennessee Williams segna il debutto teatrale di uno dei volti più popolari della tv italiana, Vittoria Puccini, qui nei panni della protagonista Maggie “la gatta”. Accanto a lei un altro volto molto amato dal pubblico televisivo e cinematografico: il ruolo di Brick è infatti affidato a Vinicio Marchioni, qui alla sua seconda esperienza in un’opera di Williams dopo aver prestato il volto nel 2012 a Stanley Kowalski in Un tram che si chiama desiderio (regia di A. Latella).

La storia è nota: Brick e Maggie, sono incatenati da anni in un matrimonio ‘bianco’, tra l’insofferenza di lei e la totale indifferenza di lui. L’intero dramma si svolge (realmente e metaforicamente) nella loro camera da letto, nella casa dei genitori di Brick dove tutta la famiglia sta festeggiando il compleanno di suo padre. Attorno alla coppia ruotano quindi i familiari di Brick: i genitori e la coppia composta dal fratello e dalla cognata.

Brick, ex atleta depresso e alcolizzato, si è infortunato ed è costretto a camminare servendosi di una stampella: il suo vacillare riflette la sua condizione esistenziale, l’assenza di punti fermi. Alla base di questa condizione c’è il trauma per la perdita di un’amico del quale non vuole ammettere di essere stato innamorato, e il ruolo di Maggie in questa “discesa all’inferno”. 

Maggie, follemente innamorata del marito, lotta con tutte le sue forze: come una gatta sul tetto che scotta, non si rassegna al fatto che la casa sia in fiamme, e invece di saltare dal tetto, resta al suo posto a rischio di scottarsi.

Le dinamiche familiari sono feroci: la sterilità di Brick e Maggie diventa un arma contro di loro, contrapposta alla fertilità dei cognati, in attesa del quinto figlio e perfettamente inseriti in un contesto sociale dalle norme molto rigide. Un mondo insomma in cui non è tollerabile una donna come Maggie, affamata di vita, che rivendica il suo diritto alla felicità e alla sensualità. Altrettanto inaccettabile in questo contesto è il fallimento umano e professionale un uomo come Brick, che non vuole ammettere nemmeno a se stesso le proprie pulsioni omosessuali, e che al tempo stesso non vede alcuna via d’uscita all’ipocrisia che lo circonda, se non la fuga nell’alcool che spegne qualunque consapevolezza.
Sarà la notizia dell’imminente morte del padre (un bravissimo Paolo Musio), che si scopre malato terminale, a costringere tutti i personaggi a confrontarsi con le proprie bugie e con tutto ciò che di “incoffessabile” c’è nelle loro vite.

Cirillo sceglie di portare in scena il testo di Williams in modo abbastanza fedele, eliminando però alcuni riferimenti culturali agli Stati Uniti degli anni ‘50, concentrandosi sull’aspetto universale (almeno per le società occidentali) dei temi toccati dal drammaturgo americano: l’ipocrisia, la finzione e la repressione di pulsioni e sentimenti in nome di un falso perbenismo, il confronto con la morte, il nichilismo. Al centro del dramma c’è la famiglia, il nucleo apparentemente felice in cui convergono dinamiche che ne rivelano la disfunzionalità. Tutti temi ricorrenti nel lavoro di Williams, che attinse alla propria vita personale e familiare per smascherare l’ipocrisia nascosta dietro alla facciata del “sogno americano”. Un’analisi in anticipo sui suoi tempi, che in realtà è ancora attualissima.

Dal punto di vista delle interpretazioni molto si è giocato sulla fisicità dei due protagonisti: l’interpretazione di Vittoria Puccini insiste sulle movenze animalesche di Maggie, “gatta” che si muove sulla scena senza sosta. Anche l’interpretazione di Marchioni tenta di rendere a Brick una certa dinamicità, cercando di superare il limite fisico della stampella, in un continuo rincorrersi con Maggie. Nessun riferimento invece al celebre film del ’58, per esplicita ammissione del regista: anche in questo caso si tratta una scelta di coerenza rispetto al testo teatrale, che nella versione cinematografica fu invece distorto a causa dell’impossibiltà di toccare il tema dell’omosessualità, in base alle leggi allora vigenti.

Efficaci infine le scenografie di Dario Gessati e i costumi di Gianluca Falaschi, che pur evocando con discrezione il contesto anni ‘50 del testo originale, conferiscono al tempo stesso alla scena un aspetto surreale e fuori dal tempo, simile per luci e colori ai quadri di Hopper o di Vettriano.

Didascalie immagini

  1. La foto/locandina dello spettacolo (Foto di Fabio Lovino)
  2. Vittoria Puccini e Vinicio Marchioni in La gatta sul tetto che scotta
    (Foto di Fabio Lovino)
  3. Maggie (Vittoria Puccini) e Brick (Vinicio Marchioni) nella scena immortalata nella locandina dello spettacolo
    (Foto di Fabio Lovino)
  4. Il regista, Arturo Cirillo, insieme ai protagonisti Vincio Marchioni e Vittoria Puccini, alla conferenza stampa di presentazione de La gatta sul tetto che scotta presso il Teatro della Pergola di Firenze
    (Foto di Filippo Manzini)

In copertina:
La foto/locandina dello spettacolo (Foto di Fabio Lovino)

Lo spettacolo

La gatta sul tetto che scotta
di Tennessee Williams
 

Traduzione: Gerardo Guerrieri

Regia: Arturo Cirillo

Interpreti e personaggi

(seguendo l’ordine dell’autore)

  • Vittoria Puccini, Margaret
  • Vinicio Marchioni, Brick
  • Clio Cipolletta, Mae
  • Francesco Petruzzelli, Gooper
  • Franca Penone, mamma
  • Paolo Musio, papà
  • Salvatore Caruso, reverendo Tooker e dottor Baugh

Scene: Dario Gessati

Costumi: Gianluca Falaschi

Luci: Pasquale Mari

Musiche: Francesco De Melis

Co-produzione: Compagnia Gli Ipocriti e Fondazione Teatro della Pergola
 

Dove e quando

  • Fino al: – 25 January, 2015
  • Sito web