La cultura mitteleuropea, con il suo fascino sottile ed ambiguo, è stata impersonata perfettamente dalla produzione artistica di Max Klinger, scultore e pittore tedesco che ha soprattutto legato la sua fama alla produzione di sofisticati quanto simbolici cicli di incisioni.

La mostra che fino al 18 gennaio può essere visitata a Sesto Fiorentino, realizzata dal Gruppo “La Soffitta, Spazio delle Arti”, propone un’indagine sull’incisione simbolista mitteleuropea attraverso una selezione consistente di opere grafiche di Max Klinger, del quale sono presentati i cicli più importanti, da Eva e il Futuro a Un guanto, da Della morte (parte prima) alla Brahamsphantasie ( Max Klinger fu anche un appassionato pianista ed amico del compositore Brahams), oltre a varie opere tra cui la celebre Isola dei morti tratta dall’omonimo dipinto di Arnold Bocklin. Di quest’ultima Klinger realizzerà come prima tiratura solo trenta esemplari numerati e firmati. Insieme a queste opere del maestro vi sono esposte molte incisioni di altri artisti che hanno subito l’influenza di Klinger e si sono affiancati alla sua teoria artistica, che portano a 300 il numero di incisioni in esposizione. Per Klinger l’incisione era il mezzo che permetteva all’artista di potersi esprimere in modo assolutamente soggettivo, pensiero chiarificato dalle sue stesse parole: “chi disegna(…) plasma la natura liberamente, in conformità alle sue esigenze espressive e senza patteggiare in alcun modo”.

La mostra Incubi nordici e miti mediterranei – Max Klinger e l’incisione simbolista mitteleuropea, è stata curata da Emanuele Bardazzi, studioso di comprovato valore ed esperienza in tema di grafica tra Ottocento e Novecento, dalla storica dell’arte Giulia Ballerini, che si occupa dal 2009 del progetto Alto-Basso, dedicato agli eventi del territorio sestese, e da Donata Spadolini, responsabile dei beni artistici della Fondazione Spadolini-Nuova Antologia.
Il titolo della mostra intende evocare il dualismo degli interessi di Klinger e degli artisti tedeschi a lui collegati, ovvero gli elementi classici e quelli gotici, che sembrano rievocare il binomio di Eros e Thanatos e arrivano ad impersonare l’evocazione nostalgica del mito e l’inquietudine moderna. I soggetti scelti da questi artisti sono infatti ispirati dall’Odissea come dal Faust di Goethe, fauni e centauri, tritoni e sirene sono le creature ibride che dalla fantasia di Bocklin trasmigrano attraverso Max Klinger verso i giovani artisti. E’ proprio questo il filo conduttore della mostra: l’opera di Klinger e la sua incredibile influenza, la quale porterà alla creazione del movimento tedesco che ruota intorno a Franz von Stuck e all’Accademia di Monaco, fondatore della Secessione tedesca e preludio ai movimenti dell’Art Nouveau.

Questa esposizione delinea il ricco ambito di influenze che l’artista tedesco fu in grado di provocare ed alimentare soprattutto nel campo dell’incisione e della grafica, così congeniale alla diffusione di questi nuovi temi carichi di simbologia. Ispirazione che fu anche alimentata dalla produzione teorica dell’artista il cui trattato Malerei und Zeichnung (Pittura e Disegno) venne pubblicato a Lipsia nel 1891, e fu il punto di partenza per tutti coloro che ricorsero alla grafica per esprimere il nuovo linguaggio a cavallo del secolo: un linguaggio popolato da angosce e tormenti impersonati da fantasmi e mostri ma anche un linguaggio pieno di desiderio per la bellezza, l’armonia, la musica e la sensualità in tutte le sue forme. Uno dei temi centrali nell’arte di Klinger sarà sempre la figura femminile, musa ispiratrice e soggetto peccaminoso al contempo, “vittima della società e del contesto sociale, e allo stesso tempo protagonista di tormentate storie d’amore, dominatrice del cuore e dei desideri dell’uomo”, come leggiamo nel saggio di Giulia Ballerini a corredo dell’eccellente catalogo che accompagna la mostra. I cicli grafici di Klinger sono stati in tutto quattordici, e la maggior parte di essi è incentrata sul ruolo della donna. Il ciclo forse più famoso, Ein Handschuh (Un guanto), del 1881, prende avvio dalla elegante figura di donna che, di spalle, pattina via su una pista di ghiaccio di Berlino e perde inavvertitamente un guanto: l’oggetto-feticcio, che viene raccolto da un uomo che ha le fattezze di Klinger, è denso di significati simbolici e comincerà a scatenare nell’uomo sogni, desideri e paure.

La mostra permette inoltre di conoscere altri maestri al seguito di Klinger poco conosciuti o dimenticati in Italia, come Karl Stauffer-Bern, Sigmund Lipinsky, Sascha Schneider, Richard Muller o Otto Greiner. Quest’ultimo, tra tutti il più vicino al maestro, a lungo osteggiato dalla critica che lo ha accusato di essere troppo simile al suo mentore, fu colpito da una morte prematura a Monaco nel 1917, quando stava per raccogliere i riconoscimenti artistici meritati.
Quasi tutti questi artisti, compreso ovviamente Max Klinger, soggiornarono lungamente nel nostro Paese, scegliendolo come seconda patria, “ultime maglie di una lunga catena che, a partire da Goethe, avevano cercato nel mondo mediterraneo gli ultimi riverberi di un’arcadia ideale.”
(Emanuele Bardazzi, catalogo mostra).

L’esposizione, strutturata in due sedi di Sesto Fiorentino, è divisa in più sezioni dedicate agli autori più significativi, ed una di queste è completamente riservata alla produzione degli ex libris, nella quale gli artisti della Mitteleuropa primeggiarono soprattutto con immagini incentrate sul valore simbolico del nudo.
Le opere selezionate per la mostra provengono dalla collezione Bardazzi, dalla Libreria Antiquaria Gonnelli di Firenze, dalla Galleria dell’Incisione di Brescia e da altre collezioni private, provenienti da diverse parti d’Italia.
Un’occasione unica per poter ammirare per la prima volta tante mirabili incisioni poco note, soprattutto non facilmente visibili al grande pubblico, e per poter incontrare nuovamente quel clima dell’Europa a cavallo fra Ottocento e Novecento fatto di simboli più che di storie, di voglie contrastanti più che di certezze: secoli passati o tempi contemporanei?!
Didascalie immagini
- Max Klinger, L’isola dei morti, 1890, acquaforte e acquatinta
- Max Klinger, Tavola 9 ciclo Un guanto – Rapimento, 1881, acquaforte e acquatinta
- Otto Greiner, Ulisse e le sirene, 1896, litografia
- Otto Greiner, Gea, 1912, bulino
- Franz von Stuck, Sensualità, 1889, acquaforte
In copertina:
Otto Greiner, Ulisse e le sirene, 1896, litografia
[particolare]
Centro Espositivo Berti, via Bernini, 57- Sesto Fiorentino
orario: lun-sab 16-19:30
dom 10-12 e 16-18:30
La Soffitta Spazio delle Arti, via Rapisardi,6- Colonnata (Sesto Fiorentino)
orario: lun-sab 16-19:30
dom 10-12 e 16-18:30
Dove e quando
Evento: Incubi nordici e miti mediterranei – Max Klinger e l’incisione simbolista mitteleuropea
- Fino al: – 18 January, 2015