A Viareggio da Dicembre è nuovamente aperta al pubblico Villa Argentina: un gioiello del Modernismo, decorata con la pannellatura in ceramica più estesa tra quelle realizzate da Galileo Chini. Per i viareggini però la Villa è stata anche per anni una ferita aperta nel cuore della città: prima adibita ad albergo, fu in seguito abbandonata da 30 anni era chiusa al pubblico, in uno stato di estremo degrado.

Dopo un restauro durato 13 anni la Provincia di Lucca, oggi proprietaria de complesso, ha restituito alla città Villa Argentina e il suo magnifico giardino. I suoi 1650 mq, dislocati su 3 livelli ora ospiteranno il centro di documentazione sul Liberty ed eventi culturali e artistici, con particolare attenzione all’identità e al patrimonio della Versilia. Non a caso è una mostra dedicata ad un illustre viareggino, Lorenzo Viani, l’appuntamento che inaugura la “seconda vita” di Villa Argentina.

Costruita nel 1868, nel 1926 grazie all’ampliamento dell’architetto Belluomini Villa Argentina assume l’aspetto che oggi conosciamo. Situata tra la Pineta di Ponente e la storica passeggiata di Viareggio, la sua posizione d’angolo la rende ben visibile a chi percorre il centro cittadino. In particolare, anche negli anni in cui era abbandonata, si poteva scorgere molto bene l’eleganza di questa palazzina, in cui la struttura tipica delle villette viareggine si sposa col gusto modernista che qui trovò un terreno molto fertile. In particolare spiccavano le decorazioni in ceramica dipinta realizzati da Galileo Chini.

Disegni di putti e festoni floreali tipicamente Liberty si alternano a motivi a scacchiera, dove il ritmo dato da colori e forme sembra giocare con le proporzioni architettoniche. Una collaborazione quella tra Belluomini e Chini che regalerà a Viareggio anche un altro capolavoro Liberty, il Gran Caffé Margherita, vera perla della passeggiata, non molto distante da Villa Argentina.

Se Villa Argentina, con le sue finestre decorate che guardano verso il mare, è sempre stata visibile, quello che invece è rimasto nascosto per decenni è il tesoro che si trova nelle sue stanze: stupefacente ed elegante al tempo stesso, l’interno rappresenta perfettamente quel periodo dorato tra le due guerre, in cui gli echi della Belle Époque diventano l’antidoto al dolore della Grande Guerra appena terminata. Una spensieratezza fragile come le decorazioni floreali del Liberty che infatti dopo appena un ventennio sarà spazzata via da un’altra guerra.

Così le sale con i soffitti decorati con foglia d’oro, i dipinti e le vetrate ci raccontano il momento di massimo splendore di questo tratto di costa. Un’epoca in cui sui “viali a mare” trascorrevano il tempo nobili, teste coronate e alta borghesia inaugurando la “moda” del turismo balneare. Una società colta e vivace, che ha bisogno di luoghi dedicati allo svago, al tempo libero e alla socialità, spesso con uno stile di vita frivolo che ben si sposa con la leggerezza del Liberty. È la Versilia di Puccini, che con Chini collaborò per la scenografia della Turandot andata in scena nel 1925: tre costumi originali di questa storica edizioni sono stati esposti nei locali della villa proprio in occasione dell’inaugurazione.

Il Modernismo in Italia arriva in ritardo rispetto al resto d’Europa, e si traduce nello stile floreale, conosciuto come Liberty; anche se forse non ebbe la stessa fortuna dell’Art Nouveau o lo Jugendstil, gran parte delle opere pervenute sono di altissimo valore. In Toscana gli esempi di Liberty non mancano: lo stesso Chini fu uno degli artisti che seppe interpretare al meglio questo stile, lasciando testimonianze del suo talento non solo a Viareggio ma anche a Firenze, nei centri termali di Salsomaggiore e Montecatini, e persino a Bangkok, dove fu invitato a decorare la sala del trono.
La leggerezza del Liberty sarà poi spazzata via dal Fascismo che ai delicati motivi floreali sostituirà il rigore razionalista: la stessa Villa Argentina è un po’ il simbolo di questa trasformazione. Infatti la torretta, il punto più alto dell’edificio, fu costruita nel 1939 e a differenza dell’edificio originario, è priva di decorazioni proprio per rispettare le nuove regole imposte dal regime.

La riapertura di Villa Argentina, con i suoi dettagli curati e il suo giardino, rappresenta non solo il doveroso recupero di un pezzo di storia artistica/culturale della città ma anche un atto di coraggio: in un momento di crisi economica – a livello nazionale e locale – un restauro milionario fatto da un ente pubblico, per una struttura da destinare ad usi culturali è una vera scommessa.

Didascalie immagini

  1. L’esterno di Villa Argentina
    (Foto di Franco Bertagna)
  2. Dettaglio di una delle pannellature in ceramica dipinta di Galieo Chini poste sulla terrazza di Villa Argentina. Le immagini figurative si alternano a figure geometriche, probabilmente ispirandosi alla lezione dei secessionisti viennesi.
    (Foto di Cinzia Fia)
  3. Il Giardino interamente ridisegnato rispettando il progetto originario: spiccano alcuni “alberi corallo” (Erythrina crista-galli), così chiamati per il colore rosso dei loro fiori. Molto decorativi, sono un simbolo dell’Argentina
    (Foto di Franco Bertagna)
  4. La sala da ballo: sulle pareti spicca il trittico dipinto da Giuseppe Biasi che raffigura un matrimonio persiano. L’intero salone si rispecchia sul pavimento di marmo nero del Belgio, riportato al suo aspetto originario dopo il restauro
    (Foto di Franco Bertagna)
  5. Dettaglio del soffitto decorato della sala da ballo
    (Foto di Cinzia Fia)
  6. Tre costumi dell’edizione della Turandot messa in scena nel ’25. In quella occasione Puccini collaborò con Chini per la scenografia.
    (Foto di Franco Bertagna)

In copertina:
La sala da ballo di Villa Argentina, decorata con dipinti a parete e stucchi rivestiti con foglia d’oro, recentemente restaurati fin nei minimi particolari.
(Foto di Franco Bertagna)

La mostra

In occasione della riapertura è stata allestita una mostra dedicata alla Grande Guerra e a come questa è stata rappresentata dagli artisti, in particolare dal viareggino Lorenzo VIani.

La Grande Guerra di Lorenzo Viani. Viareggio-Parigi-Il Carso. Pittura e fotografia della Grande Guerra in Lorenzo Viani e Guido Zeppini
(a cura di Enrico Dei)

Orari: Lun-Dom 10-13; 15.30-18.30;
Info: 0583/359322
Ingresso Libero