In mostra a Roma la prima retrospettiva del fotografo modenese Franco Fontana, con 130 fotografie dai colori timbrici come quelli di composizioni dipinte. Si tratta di paesaggi autentici anche se a prima vista irreali e impossibili per via delle cromie sature, stese come campiture piatte in composizioni geometriche e atmosfere surreali. Talora le rappresentazioni non ammettono riconducibilità alla dimensione umana, a volte però essa è translata nelle ombre allungate che si proiettano sulle strisce gialle dell’asfalto in Zurigo.

L’esposizione è suddivisa in sette sezioni tematiche e propone un repertorio fotografico che si colloca tra gli ambienti naturali degli inizi e le ricerche più avanzate sui paesaggi urbani o le piscine.
Negli scatti degli esordi Fontana risente dell’influenza del clima artistico concettuale che si respira a Modena negli anni ’60 e che preferisce la qualificazione visiva ed estetica al codice di rappresentazione neorealista; ciò in Fontana si traduce nell’utilizzo soggettivo e antinaturalistico del colore, che nelle fotografie è protagonista e costruisce da sè la composizione. E’ ciò che accade in Baia delle Zagare (il mare è il tema prediletto dal fotografo), che interpreta la realtà, anziché documentarla, semplificando il visibile in fasce di colore sovrapposte in una composizione pura e classicisticamente equilibrata: “La realtà ce l’abbiamo tutti intorno – afferma Fontana – ma è chi fa la foto che decide cosa vuole esprimere. La realtà è un po’ come un blocco di marmo. Ci puoi tirar fuori un posacenere o la Pietà di Michelangelo.”

In Mediterraneo la stratificazione delle componenti ambientali si fa ancora più rigorosa, tanto da ridurre cielo e mare a lastre di colore orizzontali, ora monocromatiche, ora luccicanti come metalli.

La serie degli “Asfalti”, iniziata nella metà degli anni ’90, coniuga la fascinazione per l’ambiente urbano alla ricerca di essenzialità cromatica e compositiva perseguita sin dall’inizio: due strisce rosse parallele e una grossa freccia bianca spiccano sul fondo grigio dell’asfalto acquoso in Londra; in altri scatti i segni che regolano il traffico si alternano o si sovrappongono alle tracce del tempo, dell’usura e degli agenti atmosferici.

A partire dal viaggio negli States nel 1979 Fontana applica la sua poetica a un ambiente urbano alternativo a quello modenese, ma già da tempo egli conosce i principi antipittorialisti dell’americana “straight photography”, che rifiuta l’applicazione di filtri all’immagine fotografica o alterazioni d’altro tipo; così gli scenari americani di Fontana sono illustrati secondo gli schemi peculiari del suo codice linguistico: colore, volumi appiattiti, geometrie, come in Texas.

Nella metà degli anni ’80, inoltre, Franco Fontana inizia a lavorare alla serie delle “Piscine”, presenti anche in una sezione della mostra: qui i corpi nudi, perfetti, levigati e flessuosi che posano sul bordo di una vasca o in acqua, cantano e al contempo smitizzano la celebrazione della fisicità di una società edonista.
Nel 2000 inizia anche la serie dei “Paesaggi Immaginari”, in cui l’invenzione prevale sul visibile e la libertà immaginativa dell’autore risulta potenziata dalla tecnologia digitale, ma ancora una volta gli unici filtri, come afferma il curatore Denis Curti, sono quelli “del proprio sentire”.
Didascalie immagini
- Franco Fontana, Zurigo, 1981, © Franco Fontana
- Franco Fontana, Baia delle Zagare, 1970, © Franco Fontana
- Franco Fontana, Mediterraneo, 1988, © Franco Fontana
- Franco Fontana, Londra, 1988, © Franco Fontana
- Franco Fontana, Texas, 1979, © Franco Fontana
In copertina:
Franco Fontana, Puglia, 1987, © Franco Fontana
(particolare)
Orari:
dal martedì alla domenica 11.00 – 19.00
(24 e 31 dicembre 11.00 – 16.30)
La mostra resterà aperta anche
venerdì 26 dicembre e martedì 6 gennaio
Aperture straordinarie:
lunedì 15 dicembre
lunedì 22 dicembre
lunedì 5 gennaio
Chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio.
Dove e quando
Evento: Franco Fontana Full Color
- Fino al: – 11 January, 2015
- Sito web