Compie cinquant’anni uno dei film più belli di John Huston, trasposizione cinematografica dell’omonimo dramma di Tennessee Williams, La notte dell’iguana fece il suo esordio sugli schermi nell’agosto 1964.
Come già per altri set precedenti di film come Il tesoro della Sierra Madre o La regina d’Africa Huston amava andar a girare in esterni in luoghi spesso impervi, pieni d’insidie difficili da raggiungere, e anche questa volta trascinò la sua troupe in una selvaggia località messicana che raggiungevano ogni mattina arrivando per mare.
Quel viaggio quotidiano degli attori rappresentava già di per sé un’avventura che ha certo contribuito a creare l’atmosfera selvaggia, eterna e primordiale che pervade il film.
La storia è quella del reverendo Laurance Shannon sospeso dal suo apostolato per aver alzato il velo dell’ipocrisia affrontando direttamente dal pulpito le chiacchere malevole che i suoi parrocchiani bisbigliavano alle sue spalle, finito in Messico a fare la guida turistica a un gruppo di anziane signore si ritrova bersaglio involontario delle attenzioni della precoce minorenne Charlotte.
Nel tentativo di sabotare le denunce della capogruppo miss Fellowes, convinta sia lui a insidiare la ragazzina, che gli costerebbero il posto, il sacerdote trascina la comitiva fuori itinerario alla locanda dell’amica Maxine Faulk nel tentativo di sedare le proteste con la bellezza incontaminata del luogo.
L’arrivo dell’eterea pittrice Hannah Jelkes in viaggio col nonno poeta complicherà una situazione già di per sé piuttosto articolata.

Certo meno noto di Un tram che si chiama desiderio, anche La notte dell’iguana presenta una serie di personaggi indimenticabili e segna forse una svolta nell’opera di Tennessee Williams, nel senso che rispetto a opere precedenti violenza e prevaricazione di azioni malvage scivolano in secondo piano cedendo il passo a un’analisi delle fragilità e dei sentimenti più nobili dell’animo umano.
Secondo la studiosa Nancy Tischler l’autore avrebbe fatto espressa dichiarazione in tal senso: “La bestialità esiste sempre, ma non voglio più scriverne… D’ora in poi voglio interessarmi agli aspetti più gentili della vita.” 1

Quella solidarietà degli sconosciuti in cui anche la povera Blanche Du Bois confidava è il vero protagonista al centro de La notte dell’iguana, un sentimento di commossa partecipazione che nasce spontaneo e s’instaura tra anime afflitte che nel riconoscersi l’un l’altra ritrovano la forza e il vigore per andare avanti, pronti a rialzarsi dall’ennesima caduta e a non mollare mai anche quando l’orizzonte sembra non riservare più niente.
L’iguana catturato dai ragazzi della locanda per essere ingrassato e divorato, che continua a dibattersi per vincere la corda che lo lega, diventa simbolo dell’esistenza in frantumi dei personaggi: identificando la lotta dell’animale con le proprie difficoltà, prigionieri della condizione umana, il reverendo Shannon e miss Jelkes una notte giocando a essere Dio sceglieranno di averne pietà.

Trasportato nel periodo contemporaneo alla realizzazione del film, il testo originale è ambientato durante la seconda guerra mondiale evocata dalla radio e da un gruppo di nazisti in vacanza, il dramma teatrale si svolge interamente sulla veranda della locanda messicana e il lungo preambolo nella sceneggiatura che racconta la situazione di Shannon con la comitiva al seguito è implicito nei dialoghi.
Nonostante il film tradisca la pièce teatrale dando molto rilievo alla figura della giovane Charlotte, interpretata dalla Sue Lyon lanciata da Stanley Kubrick nel suo Lolita, al punto da poterlo ritenere un personaggio praticamente assente nel testo originale, nel risultato finale restituisce perfettamente lo spirito, i temi e l’atmosfera dell’opera di Tennessee Williams.

John Huston per nulla intimorito dalla visita sul set messicano del grande drammaturgo, lo coinvolse subito nella lavorazione chiedendogli di risolvere una sequenza con Shannon e Charlotte che sembrava non funzionare, fu così lo stesso Tennessee Williams a scrivere la scena in cui il reverendo cammina sui vetri di un bicchiere infranto come un Cristo penitente esposto alle tentazioni della carne.
Williams è stato da sempre un Maestro nel suggerire le pulsioni inconfessabili che si muovono sotto la superficie dell’apparenza e anche in La notte dell’iguana rende ambigua la battaglia di miss Fellowes per proteggere Charlotte e la sua innocenza perduta da tempo.

Sulla carta il set era ritenuto difficile per la presenza di tante star hollywoodiane, il protagonista Richard Burton con Ava Gardner e Deborah Kerr nei ruoli rispettivamente di Maxine e Hannah, ma la fermezza di un regista come John Huston con la fama d’esser addirittura dispotico portò a termine la lavorazione senza intoppi, nonostante il clamore e la folla di curiosi che la presenza di un’Elizabeth Taylor2 non ancora signora Burton aveva attirato.
Indimenticabile, il cuore vibrante de La notte dell’iguana resta la poesia interpretata da Cyril Delevanti nel ruolo del nonno, seguire il crescendo nel climax per giungere a quel momento sublime è già di per sé motivo sufficiente per invitare alla visione di questo capolavoro.

“Con quale calma il ramo dell’ulivo
osserva il cielo che si sbianca,
senza gridare, senza una preghiera,
senza alcun cenno di disperazione.
Ma quando la notte abbrunerà l’ulivo,
allora sarà lo zenit di sua vita, per sempre andato.
Da quell’istante una seconda storia inizierà,
una cronaca certo non più d’oro,
un destreggiarsi tra le nebbie e muffe
e finalmente il rovinar del tronco.
Lo schianto sulla terra
e poi un rapporto non bene definito
tra esseri di specie prediletta
il cui verde nativo dovrebbe far da volta
sugli amori osceni, corrotti della terra.
E ancora il frutto maturato e
il ramo guardano il cielo che si sbianca,
senza gridare, senza preghiera,
senza alcun cenno di disperazione.
Beh, coraggio.
Non potrai trovare altro luogo in cui dimorare,
non in un albero dorato
ma nel mio povero cuore spaventato.”
Didascalie immagini
- Locandina originale italiana
- Il regista John Huston / John Huston in una pausa con Richard Burton / Sue Lyon con Tennessee Williams in visita sul set
- Richard Burton è il reverendo Shannon
- Deborah Kerr è miss Hanna Jelkes
- Sue Lyon è Charlotte, pericoloso mix di superficialità e incoscienza
- Ava Gardner è Maxine Faulk / Shannon, Maxine e miss Jelkes a confronto / Grayson Hall è l’acida miss Fellowes
- Cyril Delevanti è il nonno poeta, compagno di viaggio di miss Jelkes
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(© 1964 Metro Goldwyn Mayer Inc.)
In copertina:
Richard Burton è il reverendo Shannon che osserva l’anziano poeta interpretato da Cyril Delevanti
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(© 1964 Metro Goldwyn Mayer Inc.)
NOTE
1 La notte dell’iguana di Tennessee Williams, 1965 Giulio Einaudi Editore, Torino 1965. Nota introduttiva al volume.
2 Elizabeth Taylor e Richard Burton s’incontrarono sul set di Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz e iniziarono subito una chiacchierata relazione che diede scandalo perché entrambi all’epoca erano già sposati.
SCHEDA FILM
- Titolo originale: The night of the iguana
- Regia: John Huston
- Con: Richard Burton, Ava Gardner, Deborah Kerr, Sue Lyon, James Ward, Grayson Hall, Cyril Delevanti, Mary Boylan, Fidelmar Durán, Emilio Fernández, Eloise Hardt, Gladys Hill, Barbara Joyce, C.G. Kim, Roberto Leyva, Billie Matticks, Betty Proctor, Liz Rubey, Bernice Starr, Dorthy Vance, Thelda Victor
- Soggetto: Tennessee Williams dal suo dramma omonimo
- Sceneggiatura: Anthony Veiller, John Huston
- Fotografia: Gabriel Figueroa
- Musica: Benjamin Frankel
- Montaggio: Ralph Kemplen
- Scenografia: Stephen Grimes
- Costumi: Dorothy Jeakins
- Produzione: Ray Stark con Alexander Whitelaw per Metro Goldwyn Mayer e Seven Arts Production
- Genere: Drammatico
- Origine: USA, 1964
- Durata: 113’ minuti