Nel 2010 nasceva il Google Art Project, e dopo un solo anno coinvolgeva già ben 17 Musei. Oggi il progetto è ancora più vasto e il Google Cultural Institute ha raccolto adesioni da circa 600 istituzioni culturali, rendendo parte del patrimonio artistico mondiale accessibile a persone che vivono ai quattro angoli del globo. Da qualche giorno però la piattaforma di Google si è arricchita di un nuovo prezioso “gioiello”: il Teatro della Pergola di Firenze è infatti il primo Teatro italiano a diventare virtuale, seguendo l’esempio dell’Opéra di Parigi e del National Theatre di Londra.

Grazie infatti alla tecnologia denominata “Trolley” l’interno del teatro è stato mappato e fissato in immagini ad alta definizione. Ora quindi sarà possibile vedere da vicino non solo la bellissima Sala Grande e il suo celebre palcoscenico, ma anche i dettagli delle decorazioni dei soffitti e dei palchi. Sarà anche possibile accedere ai luoghi più segreti, quelle parti cioé che normalmente il pubblico non vede: le quinte, i sotterranei e il Primo Camerino di Eleonora Duse. Una visita che se non può certo eguagliare l’esperienza della visita reale – come sottolinea Amit Sood, direttore del Google Cultural Institue e fondatore di Google Art Project – sicuramente può essere un ottimo complemento all’esperienza vera e propria, e una fonte di ispirazione.

Per accedere alla visita virtuale basta visitare la pagina dedicata sul sito del Google Cultural Institute oppure accedere tramite Google Maps.  

Non stupisce che sia proprio la Pergola il primo teatro italiano a cogliere questa straordinaria opportunità: nella sua storia questa antica istituzione ha collezionato molti primati, come hanno ricordato il Direttore Generale della Fondazione Teatro della Pergola e il Sindaco di Firenze Dario Nardella, intervenuti alla presentazione del progetto. Infatti non solo la Pergola è stato il primo teatro all’Italiana al mondo, ma è anche stato il luogo dove Meucci installò il primo telefono della storia (anche questo incluso nella visita virtuale) così come numerosissime sono state le prime di grandi autori e interpreti ospitate sul suo palcoscenico, tra cui si ricordano il Macbeth di Verdi e Orfeo ed Euridice di Haydn.

Ma il Google Art Project è dal 2012 anche un archivio di mostre virtuali, dedicate non solo a grandi temi dell’arte ma anche a fenomeni storici, politici e di costume. Grazie alla collaborazione con prestigiose istituzioni come la Fondazione Mandela, lo Yad Vashem e l’Istituto Luce nascono così mostre digitali dedicate all’Olocausto, all’Apartheid ma anche alla Dolce Vita. A queste oggi si aggiunge una esclusiva mostra creata proprio in collaborazione con il Teatro della Pergola, dedicata al grande Eduardo de Filippo che con questo luogo aveva un rapporto speciale: ecco quindi che sullo schermo del nostro computer si materializzano manifesti, documenti autografi (alcuni inediti), foto e filmati che raccontano l’attività di Eduardo alla Pergola tra il 1940 e il 1984.

Tramite questa partnership quindi il Teatro della Pergola ha trovato un nuovo modernissimo strumento per raccontare il suo lungo percorso. Come ricorda lo stesso Sood, nell’era di internet “Se non racconti la tua storia, lo farà qualcun’altro”: e un’istituzione che da oltre tre secoli è specializzata in quello che oggi va di moda definire storytelling non poteva certo lasciare ad altri il compito di mettere in scena la propria prestigiosa storia.

Didascalie immagini

  1. L’ingresso della Pergola come appare su Street View: tramite i comandi posti ai lati della finestra del browser è possibile orientarsi all’interno degli ambienti e zoomare per visualizzare i dettagli
  2. Le riprese delle immagini del teatro con la tecnologia “Trolley”, utilizzata da Google per le visualizzazioni di Street View
  3. La mostra di Eduardo sul Google Art Project

In copertina:
Dettaglio dell’ingresso della Pergola come appare su Street View

Dove e quando