Della Catania medievale è rimasto ben poco dopo il terremoto del 1693. Il grande sisma – che provocò 16.000 vittime su una popolazione stimata di 20.000 persone – risparmiò una parte molto esigua del transetto della cattedrale, alcuni pezzi dei bastioni cinquecenteschi, una piccola finestra (oggi inglobata in un palazzo settecentesco), una chiesetta, una parte sotterranea del grande monastero dei benedettini e il Castello Ursino nella sua interezza. L’imponente maschio federiciano ¬– che fino all’eruzione del 1669 guardava il mare e che deve il suo nome al golfo che sovrastava (castrus sinus) – è oggi sede del Museo civico di Catania ed accoglie la collezione archeologica dei Biscari, la pinacoteca civica e – a volte – gli artisti contemporanei etnei in carne e ossa. È questo il caso della rassegna Classica&Dintorni, organizzata dall’Associazione culturale Darshan – nella persona di Ketty Teriaca – proprio nella Sala delle armi del Castello.
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Il 22 novembre – festa di Santa Cecilia, patrona di musica e musicisti – la stagione si è chiusa con il riuscitissimo concerto di Paolo Sorge e Fabrizio Puglisi. I due artisti – rispettivamente chitarrista e pianista – possiedono una lunga storia comune: entrambi catanesi e formatisi nello stesso liceo, hanno cominciato ad approcciare il jazz contemporaneamente sviluppando un amore incondizionato per artisti di altissimo profilo, sia fra quelli ormai storicizzati – penso a Thelonious Monk – sia fra i rappresentanti delle Scuole contemporanee. Gli eventi li hanno poi separati portando Sorge a Roma – dove si è diplomato in Composizione – e Puglisi fra Bologna – dove si è formato anche come musicologo – e Amsterdam. Il legame fra i due non si è però mai spezzato e la sua forza si è mostrata chiarissima durante la densa ora e mezza di musica offerta al numeroso pubblico.
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Sia affrontando alcuni classici del repertorio jazzistico (Goodbye Pork Pie Hat, Epistrophy, Johnny Come Lately, Lotus Blossom, Well You Needn’t) sia proponendo composizioni originali (Spring Changes di Sorge, Punto linea di Puglisi) i due musicisti hanno manipolato la materia musicale piegandola, frantumandola, ricomponendola e trasformandola per restituirla in forme inaspettate. L’improvvisazione come composizione estemporanea diventa elemento cardine dell’estetica del concerto ed evidenzia la libertà che musicisti di tale caratura hanno nel trattare una melodia di partenza, facendosi ora guide ora accompagnatori l’uno dell’altro.
Paolo sorge
Entrambi gli artisti possiedono un tocco caratteristico sul proprio strumento. Paolo Sorge ha un attacco molto deciso che spesso accoppia al suono amplificato quello metallico e acustico delle corde, creando un rapporto prossemico molto intimo con il pubblico; Fabrizio Puglisi tratta con sicurezza gli ottantotto tasti del pianoforte sfruttandone tutte le possibilità timbriche così come indicato dai compositore contemporanei, primo fra tutti John Cage.
Un momento del concerto
Un concerto questo che ha entusiasmato il pubblico in sala, incredulo e sorpreso, e ha divertito i due musicisti ritrovatisi come ad una festa.

Didascalie immagini

  1. Fabrizio Puglisi
  2. Fabrizio Puglisi
  3. Paolo Sorge
  4. Un momento del concerto (© 2014 oto di Sebastiano Trigilio)

In copertina:
Fabrizio Puglisi (particolare)