di Fabio Giuliani
“Fersi le nozze sotto all’umil tetto / le più solenni che vi potean farsi;
e più d’un mese poi stero a diletto / i duo tranquilli amanti a ricrearsi.
Più lunge non vedea del giovinetto / la donna, né di lui potea saziarsi;
né, per mai sempre pendergli dal collo, / il suo disir sentia di lui satollo.”
Questo frammento tratto da un episodio del celebre poema “Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto, penso si possa accostare perfettamente al dipinto ad olio su tela di Simone Cantarini, “Angelica e Medoro” (1645 circa), attualmente proprietà della Collezione Credem.

La bellissima opera è l’unica di arte antica ad essere stata scelta dal curatore Sandro Parmiggiani come punto iniziale di una grande mostra che celebra il genio visionario di Ludovico Ariosto, nato proprio a Reggio Emilia nel 1474 e morto a Ferrara nel 1533. I personaggi dell’ “Orlando Furioso”, le imprese di valorosi cavalieri, la passione per Angelica che diverrà poi follia d’amore, rivivono idealmente a Palazzo Magnani di Reggio Emilia nella grande mostra che intende rileggere e reinterpretare in chiave contemporanea l’immaginario ariostesco, carico di suggestioni e connessioni di evidente attualità.

È noto che questa grandiosa opera letteraria, se si considerano le varie edizioni, le traduzioni in lingua straniera, gli adattamenti teatrali (come non ricordare la memorabile messa in scena di Luca Ronconi, su testo di Edoardo Sanguineti nel 1969, documentata in mostra da alcune fotografie di Franco Vaccari) – è una delle opere che hanno goduto nel tempo, un particolare interesse, proprio per la sua intima, così “moderna” struttura, con il perenne incastro di trame,“in un mondo – come scrive Gianni Celati – dove tutti agiscono in stati di incantamento o di fissazione, prodotti dal gioco della sorte”, con un’idea del mondo come pura meraviglia senza inizio e senza fine” – e questo è alla radice della sintonia della cultura letteraria americana con l’Ariosto, in un Paese di perenne ricerca di una frontiera da raggiungere e valicare.

Anche in campo artistico, la fortuna dell’Ariosto e del suo poema cavalleresco è stata assai diffusa – tra i tanti nomi che potremmo citare ci sono quelli di Tiziano e Guido Reni, di Fragonard e di Doré, con le infinite metamorfosi nei secoli del personaggio di Angelica (tra le quali Ruggero che salva Angelica di Ingres, conservato al Louvre di Parigi), così come nell’illustrazione moderna e contemporanea e nel cinema.

A quarant’anni dalle celebrazioni del cinquecentesimo anniversario 1974) della nascita dell’Ariosto a Reggio Emilia – che produssero iniziative espositive varie, in particolare al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, non casualmente la mostra attuale ripropone l’ “Omaggio all’Ariosto” di Franco Vaccari presentando poi alcune opere successive, quali ad esempio le immagini scattate da Luigi Ghirri nel Mauriziano, e mette a confronto pittori, scultori, illustratori, autori di fumetti e fotografi, italiani e stranieri che si sono cimentati, nelle loro variegate interpretazioni espressive, con il testo dell’Orlando Furioso, per verificare l’influenza sull’immaginario creativo di una visione del mondo e delle umane esistenze che non può essere consegnata agli archivi del passato. Come sottolinea Parmiggiani “l’Orlando Furioso si può definire la prima creazione letteraria di fantascienza: si pensi al volo dell’Ippogrifo e al celebre viaggio di Astolfo sulla luna per recuperare il senno perduto di Orlando.”

L’esposizione rivisita sommariamente la fortuna dell’Ariosto nel passato, partendo dalla preziosa collezione delle edizioni del Furioso di proprietà della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e della Fondazione Pietro Manodori di Reggio Emilia, e intende proporre le suggestioni esercitate dalla sua figura e dall’atmosfera, e soprattutto da specifici episodi del poema su alcuni tra i più importanti artisti contemporanei, italiani e stranieri: pittori e scultori (Manolo Valdés, Mimmo Paladino, Sandro Chia, Piero Pizzi Cannella, Joe Tilson, Giuseppe Maraniello, Emilio Isgrò, William Xerra, Elio Marchegiani, Giovanni Campus, Franco Vaccari, Umberto Mariani, Gabriella Benedini, Tino Stefanoni, Aligi Sassu, Tullio Pericoli, Ruggero Savinio, Omar Galliani, Franco Guerzoni, Aldo Spoldi, Giuseppe Bergomi, Ryan Mendoza, Guido Peruz, Franco Gentilini), illustratori e autori di fumetti, (Guido Crepax, Sergio Toppi, Lorenzo Mattotti) fotografi come Nino Migliori, Franco Vaccari, Luigi Ghirri, Vittore Fossati, Marco Bolognesi, Stanislao Farri (del quale, oltre a immagini dei luoghi reggiani frequentati dall’Ariosto, vengono presentate alcune fotografie de “I Maggi”, le tradizionali rappresentazioni in costume che, nell’Appennino, rievocano le gesta dei cavalieri antichi), Michael Kenna, Vasco Ascolini.

Il catalogo della mostra, pubblicato da Silvana Editoriale, è un vero e proprio libro sull’Ariosto e sulla sua fortuna che va al di là dell’evento espositivo permette di apprezzarne” compiutamente la vitalità. Perché “i miti si rinnovano sempre, finchè c’è qualcuno che li racconta”, commenta sempre curatore. Sono tantissimi gli eventi (oltre 70) intorno alla mostra: conferenze, danze, favole, film, gastronomia, itinerari, letture e spettacoli.
Tutte le informazioni sono consultabili al sito
Didascalie immagini
- Simone Cantarini, “Angelica e Medoro”, 1645 circa, olio su tela
- “Ilustrazione di Gustav Doré”, 1887, Edizione dell’ “Orlando Furioso” con prefazione di Carducci, Milano
- Aligi Sassu, “Angelica”, 1974, acquaforte e acquatinta ai due colori
- Lorenzo Mattotti, “Dedicato ad Ariosto”, inchiostro di china su carta
- Luigi Ghirri, “Casa di Ludovico Ariosto, Reggio Emilia”, 1975, fotografia
- Sandro Chia, “Orlando, proprio lui”, inchiostro e acquarello su carta, 2014
In copertina:
“Ilustrazione di Gustav Doré”, 1887, Edizione dell’ “Orlando Furioso” con prefazione di Carducci, Milano
(particolare)
Dove e quando
- Fino al: – 11 January, 2015