Due giorni una notte 1Asciutto ed essenziale, come del resto è tutto il Cinema dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, arriva finalmente anche in Italia dal prossimo 13 novembre il loro ultimo film: Due giorni, una notte.
Un’opera di grande impatto emotivo, capace attraverso una storia scarna nella sua semplice linearità di rappresentare in modo impietoso questi nostri tempi di crisi globale, andando immediatamente senza fronzoli al cuore del problema che è prima di tutto etico e morale più che semplicemente economico.

Sandra è una donna fragile reduce da un periodo d’instabilità emotiva, che al momento di far ritorno al suo posto di lavoro è costretta a trovare la forza dentro di sé per affermare il proprio diritto a esistere e non ripiombare nel baratro della depressione che l’ha tenuta a lungo lontano dalla vita.
Il suo datore di lavoro ha deciso di non rinnovarle il contratto, escludendola dalla catena produttiva perché ritenuta incapace di fornire adeguate prestazioni, ma la situazione potrebbe cambiare se i suoi colleghi rinunciassero al premio produzione di mille euro che l’azienda ha già previsto per loro.
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Due giorni e una notte nell’arco di un fine settimana è il tempo a disposizione di Sandra per convincere la maggioranza dei colleghi ad anteporre una partecipata solidarietà alle proprie esigenze personali, in vista della riunione decisiva del lunedì mattina in cui la sua sorte sarà definita.
Incitata e sostenuta dal marito Manu, interpretato da Fabrizio Rongione al quinto film coi Dardenne, a far visita a casa ai compagni di lavoro uno per uno, Sandra troverà la forza per vincere la paura paralizzante e per tentare con la dignità di chi non si arrende di smuovere le coscienze in suo favore.
Una struttura narrativa semplice, efficace nel raccontare i conflitti della società occidentale in cui spesso le aziende innescano rivalità tra lavoratori per manipolare persone in situazioni precarie e arricchirsi aumentando i loro profitti sulla pelle dei più deboli.
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La macchina da presa dei Dardenne con i consueti lunghi piani sequenza pedina letteralmente Sandra nella sua battaglia per non soccombere, il film è stato girato in ordine cronologico perché era importante per gli attori vivere il crescendo emotivo che restituisce tutta la tensione di una drammatica corsa contro il tempo.
Costruendo la sceneggiatura, su una storia coltivata dentro di loro per una decina d’anni, i due fratelli hanno scelto deliberatamente di raccontare la realtà di una piccola impresa in cui non c’è una consolidata rappresentanza sindacale, dove nonostante la spersonalizzazione che il potere economico tende a fare dei lavoratori per il proprio tornaconto le persone si conoscono, hanno un volto, un nome, delle storie.
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La forza di Jean-Pierre e Luc Dardenne è ancora una volta quella di rappresentare la complessità del reale senza schemi che semplicisticamente riducano tutto a un confronto tra buoni e cattivi, mostrando le quotidiane difficoltà di persone per cui quel bonus a cui dovrebbero rinunciare non rappresenta un lusso ma l’occasione di assecondare, in molti casi, primarie necessità.
L’istigazione a una violenta competizione tra lavoratori è diventata prassi abituale delle strategie aziendali, un modo per disgregare l’unità tra colleghi trasformandoli in rivali; un tema di scottante attualità che trova conferma anche in certe proposte di riforma con provvedimenti come l’abolizione dei contratti collettivi nazionali che mirano a lasciare il singolo solo davanti al tavolo della contrattazione, rendendolo in molti casi sempre più indifeso e ricattabile.
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Marion Cotillard offre un’interpretazione straordinaria, annullando ogni divismo nell’aspetto dimesso di Sandra consegna allo schermo una prova giocata sulle sfumature di un ruolo, che di fatto, si trova a ripetere la stessa scena ogni volta che bussa a una porta diversa, formulando al collega di turno la propria richiesta di sostegno a una battaglia che indipendentemente dal risultato finale ha il valore di affermare un principio.
L’attrice premio Oscar per La vie en rose esprime la vergogna di dover mendicare solidarietà, l’umiliazione di appostarsi dietro gli angoli per inseguire i colleghi nel privato e il senso di colpa nel chiedere loro sacrificio e rinuncia; ma anche la forza di non soccombere alla fragilità di chi affermando “non esisto” rischia di andar a incrementare la lista, in aumento preoccupante di questi tempi, dei troppi che davanti alla perdita del lavoro scelgono il suicidio anziché la lotta per riemergere.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Marion Cotillard è Sandra, fragile e determinata
  3. Fabrizio Rongione è Manu, marito e complice di Sandra
  4. Sandra in visita ai colleghi, stazioni della sua personale via crucis
  5. Luc Dardenne, Fabrizio Rongione, Marion Cotillard e Jean-Pierre Dardenne sul tappeto rosso al Festival di Cannes 2014, dove il film è stato presentato in concorso . (© 2014 Les Films du Fleuve / Archipel 35 / Bim Distribuzione / Eyeworks / RTBF / France 2 Cinéma)

In copertina:
Marion Cotillard è Sandra, precaria in lotta per il suo destino (© 2014 Les Films du Fleuve / Archipel 35 / Bim Distribuzione / Eyeworks / RTBF / France 2 Cinéma)

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Deux jours, une nuit
  • Regia: Jean-Pierre & Luc Dardenne
  • Con: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée, Baptiste Sornin, Alain Eloy, Myriem Akheddiou, Fabienne Sciascia, Timur Magomedgadzhiev, Hicham Slaoui, Philippe Jeusette, Yohan Zimmer, Christelle Cornil, Laurent Caron, Franck Laisné, Serge Koto, Morgan Marinne, Gianni La Rocca, Ben Hamidou, Carl Jadot, Olivier Gourmet, Sabine Raskin, Damien Trapletti, Lara Persain, Rania Mellouli, Christelle Delbrouck, Hassiba Halabi, Marion Lory, Donovan Deroulez, Maïdy Ankaye, Alao Kasongo, Anette Niro, Soufiane Jilal, Safia Gollas, Angélique Michaux, Joachim Vincent, Tom Adjibi, Elena Doratiotto, Corentin Lahaye, Carmela Nicosia, Alix Toussaint, Dimitri Mouton, Carmela Jawhari, Moli Limet, Henìa Missourni, Alia Perée, Zeyd Sen, Jacques De Pierpont
  • Sceneggiatura: Jean-Pierre & Luc Dardenne
  • Fotografia: Alain Marcoen
  • Montaggio: Marie-Hélène Dozo
  • Scenografia: Igor Gabriel
  • Costumi: Maïra Ramedhan-Levi
  • Produzione: Jean-Pierre e Luc Dardenne con Denis Freyd in associazione con Valerio De Paolis, Peter Bouckaert e Arlette Zylberberg per Les Films du Fleuve, Archipel 35, Bim Distribuzione, Eyeworks, France 2 Cinéma, RTBF (Televisione belga) e Belgacom
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Belgio / Francia / Italia, 2014
  • Durata: 95’ minuti