Lo scorso 20 febbraio, Donata vi ha accompagnato attraverso il Sultanato dell’Oman e desidero caldeggiare la destinazione anche per i molti territori quasi incontaminati.
L’Oman, sconosciuto al turismo last minute, offre bellezze naturali capaci di attrarre il viaggiatore più esigente – con tutti i confort degli alberghi stellati – però, con una linea costiera di mille e settecento chilometri, (pochissime spiagge sono private tranne qualcuna dei migliori resort oltre a quelle adiacenti i siti militari) è una destinazione da suggerire a chi è alla costante ricerca di emozioni suscitate dalla natura non ancora mutata dall’intervento umano.

Islamica al cento per cento, fino a venti anni fa, la popolazione omanita era poverissima e, quanti economicamente potevano permetterselo, erano emigrati così, una delle prime sfide del Sultano Qābūs bin Saʿīd Āl Saʿīd (in arabo: قابوس بن سعيد آل سعيد) è stato cercare di invertire la ” fuga di cervelli” e incoraggiare gli espatriati a tornare a casa.

Nel corso degli ultimi anni l’Oman si è dotato di autostrade a più corsie, aeroporti, ospedali moderni, scuole e università. E’ forte la tentazione di pensare al Sultanato come un “nuovo ” paese anche se gli archeologi hanno dimostrato che la civiltà fiorì almeno cinquemila anni fa.
Tavolette sumere riferiscono di un paese chiamato Magan – referendosi probabilmente al rame antico Oman mines – mentre il nome attuale si ritiene provenga dalle tribù arabe che migrarono da Uman, una valle dello Yemen.
Quelle popolazioni vi si stabilirono dedicandosi a pesca, pastorizia, allevamento e oggi, molte famiglie omanite, sono in grado di tracciare le loro rotte ancestrali in diverse del Medio Oriente.

Agli appassionati di ornitologia segnalo le circa quattrocento specie registrate in Oman durante le stagioni, molte anche le razze migratorie come l’aquila Imperiale e l’aquila Greater Spotted visibili da settembre a novembre oppure si può fotografare il succiacapre e la cicogna bianca o ascoltare il canto del rigogolo dalla livrea giallo dorata e ali e coda nere.
Ricordo che il ‘paradiso’ di delle isole Dimaaniyat chiude l’ingresso pubblico nella stagione riproduttiva.

Tornando a quel mare che ti cattura e sorprende, lontano da realtà attrezzate, a esempio, a nord ovest di Muscat, trovate la città di Khasab (in arabo: خصب) capitale della penisola di Musandam.
Situata sullo Stretto di Hormuz nel Golfo Persico – una lingua d’acqua di tre chilometri la separa dall’Iran – in posizione strategica nel passaggio dei combustibili verso l’Oriente – vi si trovano tratti ideali per immersioni e snorking.
Fondata nel XVII secolo dai portoghesi, Khasab è costruita intorno a un porto naturale al riparo dal mare, offre la scoperta delle tradizioni dei pescatori e e dei beduini, una realtà dove ancora non esistono taxi per i turisti e i pochi fortunati possono anche nuotare con i delfini o fotografarli dalla strada.

Sul mare, in posizione panoramica – dopo un lungo e intenso lavoro di restauro – la fortezza edificata dai portoghesi è in legno di teak indiano, mentre per il tetto sono stati utilizzati diversi tipi di foglie di palma e argilla. All’interno delle basse mura merlate, una grande torre centrale di epoca precedente al forte.

Nei villaggi vicini – Wadi Tawi e Qadah – facimente raggiungibili con la nuova strada, le testimonianze di duemila anni di storia con i disegni di animali e guerrieri scolpiti nella roccia.

Sicuramente da organizzare un piccolo safari – con mezzi a quattro ruote motrici – a Jebel Harim – the Mountain of Women – la vetta più alta della penisola di Musandam con 2.097 metri. Panorami desertici, villaggi montani terrazzati, boschi di acacia e suggestivi uadi, i letti dove scorrevano fiumi e corsi d’acqua.

Le acque cristalline e temperate ospitano ventidue specie di balene e delfini per incontri ravvicinati anche in barca, visibili addirittura dalla strada litorale, nel tratto di costa definito la “Norvegia d’Arabia” per il fiordo e i promontori nel mare che ricordano quelli scandinavi. Alti pendii di robusto, asciutto e arido calcare che degrada rapidamente.

Al tramonto i colori assumono tutte le sfumature fino al viola da assaporare a bordo di un ‘dhow’, la tradizionale barca di legno con gli schienali dei sedili fatti di cuscini a filo pavimento ricoperto di tappeti .A Khasabci si arriva anche in aereo e in ferry-boat dalla capitale Muscat.

Siamo a due ore di auto da Dubai e si nuota senza le bolle chimiche prodotte dalle imbarcazioni e a riva tartarughe e stelle marine, granchi e conchiglie esotiche.
Fra ricordi indelebili, quello mozzafiato, resterà il plankton che brillava come diamanti, a sinistra e destra della scia di poppa, in una notte illuminata dalla luna.
Didascalie immagini
- Stella marina, reti e barche in Oman (2014 © Cinzia Colzi)
- Tratti di mare in Oman (2014 © Cinzia Colzi)
- Artigianato omanita (2014 © Cinzia Colzi)
- A 4 km da Khasab (2014 © Cinzia Colzi)
- Khasab – delfini fotografati dalla strada (2014 © Stefano Regio)
- Antico forno ruotante in argilla (2014 © Cinzia Colzi)
- In viaggio verso Jebel Harim (2014 © Cinzia Colzi)
- Un tratto di strada verso Jebel Harim (2014 © Cinzia Colzi)
- La vista mozzafiato da Jebel Harim (courtesy Khasab Travel & Tours)
- Uccelli in volo all improvviso (2014 © Cinzia Colzi)
In copertina:
Nuotare a Khasab fra i delfini (2014 © Stefano Regio)