Trasgressivo e gentile, l’artista dalla brevissima vita dissoluta, bello e con una vasta collezione di conquiste femminili che trovava nel vino, e nell’assenzio, la fuga alla generale incomprensione per quella particolarissima creatività… può essere solo Modì.

Da mamma, adesso, è facile comprendere il comportamento di Eugenia che intuì i disagi del suo Dedo – gli studi non facili, la malattia, la difficoltà a seguire le regole della comunità ebraica cittadina – e permise al figlio “minore e prediletto” di interrompere gli studi non facili del ginnasio per iscriversi ad un corso di pittura.

Una vita da leggere in simbiosi con le sue opere e a Pisa, a Palazzo Blu, una grande mostra curata da Jean Michel Bouhours – accreditato studioso di Amedo Modigliani e curatore del dipartimento delle collezioni Moderne del Centre Pompidou di Parigi – ne racconta il cammino ricreando l’atmosfera culturale dove si sviluppò la straordinaria esperienza artistica in quel periodo storico a cavallo fra i due secoli.

Partendo dalla formazione, il suo primo maestro fu Guglielmo Micheli, allievo di Giovanni Fattori, rappresentante importante dei “macchiaioli” e gli allievi come Aristide Sommati (esposto un ritratto che Modigliani realizza appena quindicenne) e Oscar Ghiglia che ricoprirà sempre un ruolo importante nella vita di Amedeo (in mostra un Autoritratto e un Nudo di donna).

Proseguendo con il trasferimento a Parigi – influenzato fortemente da Toulouse-Lautrec – arriva nel 1906, un anno dopo lo scandalo del Salone d’Autunno e un anno prima della retrospettiva di Paul Cézanne che, indubbiamente, ne scuote la sensibilità.

Amedeo si avvicina inizialmente al mondo culturale letterario (in tutte le testimonianze viene descritto sempre con un libro in mano, in tasca. quando cammina per le strade di Montmartre o Montparnasse).
Come spiega Jean-Michel Bouhours, nel suo saggio (intitolato ”Amedeo Modigliani, una meteora nel cielo di Parigi’) del catalogo edito da Skira: “le letture di Nietzsche, parte del suo pantheon letterario, gli hanno ispirato la voglia, comune a tutta questa generazione di artisti, di liberarsi delle forme del passato per inventare un’arte nuova”.
Eppure, quando nel novembre 1906 arriva a Parigi anche il cortonese Gino Severini (trasferitosi per studiare gli impressionisti anche se nella capitale francese da qualche anno la tecnica era stata superata dal Neo-Impressionismo) cerca di coinvolegerlo con il Futurismo, Amedeo non aderisce all’ideale rivoluzionario che intende bruciare i musei.

Jean-Michel Bouhours, prosegue “Colui che nel 1901, mentre si trovava a Roma in compagnia della madre, scriveva all’amico Oscar Ghiglia: «Cerco inoltre di formulare con la maggior lucidità le verità sull’arte e sulla vita che ho raccolto sparse nelle bellezze di Roma, e come me ne è balenato anche il collegamento intimo, cercherò di rivelarlo e di ricomporne la costruzione e quasi direi l’architettura metafisica per crearne la mia verità sulla vita, sulla bellezza e sull’arte», colui che venerava lo scultore del gotico senese Tino di Camaino, Botticelli o Masaccio non poteva abbracciare un movimento che si proponeva di “liberare questo paese [l’Italia] dalla sua fetida cancrena di archeologhi, di ciceroni e d’antiquari”.
In dicembre Cinzia proseguirà il discorso, anche in relazione de “I Falsi Modigliani” la mostra parallela curata da Dario Matteoni. Vi lascio quindi con una biografia utille per seguire le sezioni della mostra qui a fianco.
Biografia
1884
Il 12 luglio, nasce Amedeo Clemente a Livorno, da una famiglia di commercianti borghesi, italiani ed ebrei sefarditi. E’ il quarto ed ultimo figlio di Flaminio Modigliani e di Eugenia Garsin. L’anno della sua nascita è, purtroppo, caratterizzato anche dal fallimento finanziario della famiglia.
1886
I Modigliani devono traslocare in un appartamento più modesto. A quest’epoca, Flaminio Modigliani è spesso in viaggio. Amedeo vive con i nonni e le due sorelle di Eugenia, la madre. In particolare si lega a Isaac Garsin, il nonno, grande erudito ed amante dell’arte e della filosofia.
1894
Morte di Isaac Garsin. Separazione di Eugène Garsin dal marito Flaminio, il quale abbandona completamente la sua famiglia. Morirà a Livorno il 20 settembre 1928.
1895
Modigliani è affetto da una grave pleurite. Durante la sua convalescenza legge molto. Studia al liceo di Livorno. 1898 Modigliani è di nuovo colpito da una febbre tifoide aggravata da complicazioni polmonari. Nel corso di questo lungo delirio febbrile, esprime per la prima volta il suo desiderio di dipingere. Comincia la pratica del disegno nell’atelier del pittore Guglielmo Micheli.
1899
Modigliani abbandona completamente gli suoi studi liceali per dedicarsi solo alla pittura. Nell’atelier di Micheli incontra Oscar Ghiglia, che diventerà uno dei suoi migliori amici e confidenti. 1900 Nuova crisi di pleurite. Contrae la tubercolosi.
1901
Amedeo e suo madre lasciano Livorno per un viaggio di convalescenza. Si recano a Napoli, Capri, Amalfi, Roma, Firenze e Venezia, dove visitano musei, gallerie e chiese.
1902
Soggiorno a Roma, dove realizza delle copie nei musei, poi a Firenze dove si iscrive alla Scuola di Nudo diretta dal vecchio maestro « macchiaiolo », Giovanni Fattori. Condivide un atelier con Oscar Ghiglia.
1903.
Con l’aiuto finanziario dello zio Amédée Garsin, lascia Firenze e si reca a Venezia dove si iscrive all’Istituto di Belle Arti. Potrà studiare da vicino Carpaccio, Bellini e la Scuola di Venezia.
1905.
Morte dello zio Amédée Garsin. La mancanza di risorse economiche rischia di compromettere la sua partenza per Parigi . Alla fine dell’anno sua madre trova il denaro per il viaggio.

1906 Arrivato a Parigi, si iscrive all’Accademia Colarossi ed affitta un atelier a Montmartre, presso il Bateau-Lavoir. Incontra Pablo Picasso, Guillaume Apollinaire, André Derain e Diego Rivera oltre ad altri intellettuali e artisti ebrei come Max Jacob, Jacques Lipchitz. Visita la retrospettiva postuma di Gauguin (morto in 1903) nel IV Salon d’Automne.
1907
Incontra Paul Alexandre, giovane medico ed amante dell’arte, il primo ad interessarsi al suo lavoro. Frequenta il « Delta» dove incontra, poco dopo, lo scultore Costantin Brancusi. All’epoca, influenzato dall’opera di Toulouse-Lautrec, s’interessa di Arti Primitive. Al Salon d’Automne, scopre il lavoro di Paul Cézanne.
1908
Espone sei opere al Salon des Indépendants tra cui La Juive e L’Idole. Paul Alexandre compra La Juive.
1909
Costantin Brancusi trova un atelier a Modigliani a Cité Falguière, vicino al suo. Gli fa scoprire l’arte africana e lo aiuta a lavorare la scultura su pietra. Modigliani si rifiuta di firmare il Manifesto Futurista di Marinetti. Rientro a Livorno per qualche mese dove fa molti studi di teste. Rientra a Parigi e decide di dedicarsi alla scultura.
1910
Partecipa al 26esimo Salon des Indépendants dove espone sei opere, ma soltanto Paul Alexandre lo sostiene, acquistando le sue opere. Modigliani vive nella miseria. Fino al 1914 si dedica quasi esclusivamente alla scultura, senza però abbandonare del tutto la pittura. Visita la mostra di Cézanne alla galleria Bernheim-Jeune.
1911
Presenta una Cariatide, una Testa e quattro disegni al Salon des Indépendants, sala 41, durante la prima manifestazione ufficiale del movimento cubista, in compagnia di Léger, Delaunay, Metzinger, Gleizes et Le Fauconnier.
1912 Incontra lo scultore Jacques Lipchitz et Jacob Epstein. Espone sette delle sue Teste scolpite al Salon d’Automne nella sala cubista, in compagnia di Léger, Picabia, Kupka, Metzinger, Gleizes et Le Fauconnier.
1913 Amedeo è di nuovo molto malato ed i suoi amici lo spingono a rifugiarsi in Italia dalla madre. Quando rientra a Parigi, comincia il ciclo delle Cariatidi. Il mercante d’arte Chèron, si occupa di lui per un periodo. Incontra lo scultore Ossip Zadkinee Moïse Kisling e Foujita. Il mercante d’arte Paul Guillaume comincia ad interessarsi al suo lavoro.
1914 Abbandonata la scultura e riprende i pennelli. Paul Guillaume diventa il suo mercante, sostiene le spese dell’atelier in affitto a Montmartre. Incontra Béatrice Hastings, giornalista e poetessa inglese, con la quale ha una relazione tormentata. Realizzerà molti suoi ritratti. Scoppia la guerra, cerca di arruolarsi come volontario ma viene esonerato per ragioni di salute. Paul Alexandre invece è arruolato e non vedrà mai più Modigliani.
1915
Paul Guillaume compra alcuni suoi quadri. Modigliani realizza molti ritratti. (Paul Guillaume, Guillaume Apollinaire, Max Jacob, Kisling, Henri Laurens ed in particolar modo Béatrice Hastings).
1916
Rottura con Beatrice Hastings. Incontra Léopold Zborowski che diventa il suo nuovo mercante.
1917 Modigliani lavora nell’appartamento di Zborowski a cui cede i suoi lavori per soli quindici franchi al giorno. Incontra Jeanne Hébuterne, giovane studentessa di 19 anni all’Accademia Colarossi, che diventa la sua compagna. A dicembre, Zborowski organizza la prima mostra personale di Modigliani alla Galleria Berthge Weill. I nudi esposti nella vetrina fanno scandalo e rischiano di essere confiscati dalla polizia per oltraggio al pudore.

1918
Lo stato di salute di Modigliani peggiora, Zborowski decide di mandarlo in Costa Azzurra con Jeanne che è incinta. La coppia si trasferisce a Nizza per un anno e lì ritrovano Soutine e Foujita. Dipinge i suoi unici quattro paesaggi conosciuti. Nascita della piccola Jeanne, che viene dichiarata figlia di padre ignoto. Sarà poi riconosciuta dall’artista in un secondo momento.
1919
Maggio: rientro a Parigi. S’impegna per iscritto a sposare Jeanne ,che è di nuovo incinta. Nonostante il peggioramento del suo stato di salute, Modigliani continua a dipingere vicino ai suoi cari. Settembre: espone a Londra alla Hill Gallery. La mostra è finalmente un successo. Francis Carco elogia il suo lavoro in un articolo per l’Eventail, una rivista svizzera. Quattro dipinti di Modigliani sono esposti al Salon d’Automne.
1920
Il suo stato di salute ha un ulteriore, repentino peggioramento. Realizza il suo unico autoritratto. Il 22 gennaio, Modigliani viene portato in stato di incoscienza all ‘Hôpital de la Charitédove. Morirà due giorni dopo, senza mai riprendere conoscenza, a causa di una meningite tubercolare. Per la disperazione, il 25 gennaio, Jeanne Hébuterne, incinta di otto mesi si butta dal quinto piano dell’immobile dei suoi genitori. Viene sepolto il 27 gennaio « come un principe », al cimitero di Père-Lachaise, circondato da un gran numero di amici. Qualche anno più tardi, Jeanne Hébuterne sarà sepolta al suo fianco.
Didascalie immagini
- Fotografia con dedica donata da Amedeo Modigliani a Jeane Hébuterne, 1918
- Amedeo Modigliani Paul Guillaume novo pilota, 1915
Olio su cartone, 105 x 75 cm Musée de l’Orangerie, Parigi - Amedeo Modigliani. Testa scultorea , 1910-1911
Matita grassa nera, 43 x 19 cm Collezione privata - Amedeo Modigliani Testa femminile, 1912
Intaglio in pietra bionda Euville, come altorilievo, cm 58 x 12 x 16 Centre Pompidou, Parigi
(© Centre Pompidou, MNAM-CCI/ Philippe Migeat / Dist. RMN-GP) - Amedeo Modigliani Lolotte, 1917
Olio su tela, cm 55 x 35 Centre Pompidou, Parigi
(© Centre Pompidou, MNAM-CCI/ Bertrand Prévost / Dist. RMN-GP) - Amedeo Modigliani Ritratto di Soutine, 1917 Olio su tela, 55 x 35 cm Collezione privata
Olio su tela, 55 x 35 cm Collezione privata - Amedeo Modigliani Ritratto di Dèdie, 1918
Olio su tela, cm 114 × 75 Centre Pompidou, Parigi
(© Centre Pompidou, MNAM-CCI / Service de la documentation photographique du MNAM / Dist. RMN – GP) - Amedeo Modigliani Gaston Modot, 1918
Olio su tela montata su legno, cm 92,5 x 53,6 Centre Pompidou, Parigi
(© Centre Pompidou, MNAM-CCI / Georges Meguerditchian / Dist. RMN – GP)
In copertina:
Un particolare della fotografia con dedica donata da Amedeo Modigliani a Jeane Hébuterne, 1918
SEZIONI MOSTRA
(courtesy Fondazione Palazzo Blu)
Modigliani in Italia
Verso l’età di quattordici anni la propensione agli studi di Amedeo Modigliani stenta a decollare mentre quella per le Belle Arti, già da due anni prolifica, sembra prevalere grazie anche all’appoggio della madre, Eugenia Garcin. Gli affari di famiglia vanno male e la relazione tra il padre di Amedeo, Flaminio, e la moglie va deteriorandosi. Eugenia ottiene la tutela dei figli. I Modigliani, una famiglia ebrea austera e patriarcale, molto conservatrice si vedono all’improvviso costretti a prendere le parti del figlio maggiore Giuseppe Emanuele, giovane avvocato e militante socialista, arrestato dai fascisti e incarcerato nel carcere di Piacenza. Sull’onda di questa emergenza, la madre concede al figlio più giovane il permesso di abbandonare completamente gli studi classici per dedicarsi esclusivamente alla pittura:« Dedo – scriverà ‐ non è stato brillante durante gli esami, cosa che non mi ha sorpresa, perché aveva studiato male tutto l’anno. Comincia il primo di agosto dei corsi di disegno, che ha il desiderio di fare da tanto tempo. Si sente già un pittore. Amedeo si iscrive a Livorno ai corsi del pittore Guglielmo Micheli, allievo di Giovanni Fattori, uno dei più grandi rappresentanti del movimento dei Macchiaioli, nonché amico e seguace di Camille Corot, più volte incontrato a Parigi a partire dal 1875. Nel 1898 Modigliani conosce, nell’atelier di Micheli, Aristide Sommati del quale farà un ritratto capace di esprimere pienamente il suo precoce talento nel catturare lʹespressione dei suoi modelli. L’influenza dello stile dei Macchiaioli è evidente nel dipinto intitolato Piccola strada di campagna, che rappresenta un paesaggio al crepuscolo con una strada nei pressi di Salviano. Modigliani viaggia con la madre nel Sud Italia (tra cui Napoli, Capri e Roma) per completare la sua formazione artistica. La sua vocazione ed ambizioni diventarono sempre più chiare, come si legge nello scambio di lettere con l’amico pittore Oscar Ghiglia: « Cerco inoltre di formulare con la maggior lucidità le verità sull’arte e sulla vita che ho raccolto sparse nelle bellezze di Roma, e come me ne è balenato anche il collegamento intimo, cercherò di rivelarlo e di ricomporne la costruzione e quasi direi l’architettura metafisica per crearne la mia verità sulla vita, sulla bellezza e sull’arte » Ritratto di una donna coinvolta in una seduta spiritica, risalente agli ultimi anni livornesi o ai primi anni parigini, dimostra una grande evoluzione del suo stile pittorico laddove l’influenza di Henri Toulouse Lautrec e Steinlen sembra manifestarsi nel delicato disegno di questo volto. Lo sguardo intenso della donna, la mano con l’indice sollevato che esce dal corpo diafano conferisce al personaggio un senso di estraneità, oltre che documentare la passione del pittore per lo Spiritismo, alla cui pratica Modigliani viene iniziato da un amico, conosciuto nell’atelier di Micheli.
Modigliani a Parigi
Modigliani arriva a Parigi nell’inverno del 1906. Affitta un piccolo appartamento nei pressi di Place de la Madeleine, con il denaro che gli ha dato la madre prima di partire. Cerca di incontrare Pablo Picasso, che vive presso il Bateau Lavoir a Montmartre, da dove impera sulla comunità artistica bohemien di quel luogo. Comincia a frequentare molti artisti, provenienti dai luoghi più disparati, uniti nella comune passione per la Ville‐lumière. Al fianco di Derain e Braque, gravitano in quei paraggi Manolo, Juan Gris, Moise Kisling, Kees van Dongen, Léopold Survage, e Diego Rivera. Il pittore preferisce, però, mantenere una sua indipendenza esistenziale e decide di stabilirsi nel « maquis», zona degradata di Montmartre. I suoi studi letterari, l’amore per i versi dell’Alighieri, gli rendono più facile stabilire, in questa fase, relazioni con poeti e scrittori come Max Jacob, André Salmon, Guillaume Apollinaire e più tardi, durante la Grande Guerra con Blaise Cendrars e Jean Cocteau piuttosto che essere amico dei pittori. Il Salon d’Automne e il Salon des Indipendents sostengono ogni anno le aspirazioni al rinnovamento stilistico delle Avanguardie, Parigi è allora in pieno fermento. L’anno precedente all’arrivo di Modigliani, c’era stato il famoso scandalo dei Fauves al Salon d’Automne. Adesso invece sarebbe stata la retrospettiva postuma di Paul Cézanne a scuotere tutta la comunità artistica parigina e Modigliani non ne rimane certo indenne. Questa mostra, capace di dirottare le ricerche di Braque, Derain e Picasso verso una inedita forma di Cubismo primitivo, spingerà Modigliani a prendere ispirazione dal sistema cromatico del Maestro di Aix, volto a superare le regole della somiglianza di stampo realistico, aspirando così a cogliere e rappresentare il fondo dell’anima dei soggetti delle sue opere, come accade nel Ritratto di Maurice Drouard e ne La Mediante. Picasso dipingendo nel 1907 Les Demoiselles d’Avignon, schiude definitivamente il processo di decostruzione del sistema prospettico della rappresentazione, che aveva dominato in Occidente dai tempi del Rinascimento. Modigliani sceglie di non aderire alle svolte stilistiche del Cubismo di Picasso e di Braque, né al Futurismo di Marinetti. Permane in lui un convinto spirito di indipendenza.
La scultura
Un giorno Modigliani conobbe nella celebre taverna di Montmartre, Le Lapin agile, il pittore Henri Doucet, il quale lo introdusse al Delta, una grande costruzione situata nella zona inferiore della collina di Montmarte dove alcuni artisti erano soliti riunirsi intorno a due convinti collezionisti d’arte, il dottor Paul Alexandre ed il fratello Jean. Questo nuovo rapporto con gli Alexandre, assicurerà all’artista un periodo di sicurezza economica e buone commissioni di ritratti, come quello dedicato al padre dei due collezionisti, Jean‐Baptiste (di cui è presente in mostra il disegno preparatorio) oltre che quelli di Paul e Jean medesimi, che acquisirono oltretutto alcune delle sue opere principali. Grazie ad Alexandre, intorno al 1908, Modigliani conosce lo scultore di origini rumene Constantin Brancusi, con il quale instaurerà una solida e complice amicizia. La retrospettiva su Paul Gauguin del 1906, aveva generato un vasto movimento di rinnovamento della scultura in risposta al canone dominante rappresentato in quegli anni da Rodin. Alcuni pittori come Derain, Picasso e Chabaud avevano iniziato a dedicarsi alla scultura. Modigliani vi si era già avvicinato a Pietrasanta nel 1902, in compagnia di Emilio Puliti. Dal 1909 al 1914, si dedicherà quasi esclusivamente alla scultura, sperimentando il taglio diretto piuttosto che la modellazione. Le sue teste dalle forme allungate, dagli interminabili colli ed occhi scuri privi di pupille, mantengono una postura ieratica e risentono delle influenze provenienti dalle culture antiche, dall’ arte egiziana che Modigliani aveva scoperto al Louvre, da quella delle Cicladi o dei primitivi iberici. Sono gli anni in cui i dibattiti sull’arte africana animano le diverse comunità artistiche, dal cenacolo riunitosi intorno a Vlaminck a Derain, Picasso o Braque. Sotto l’ effetto prodotto dall’eccesso di alcol e altre sostanze stupefacenti, il suo già precario stato di salute, minato fin dall’età di sedici anni dalla tubercolosi, peggiora sempre di più. Le poche opportunità di commesse legate al mercato della scultura di quegli anni e, soprattutto, gli effetti dannosi per i polmoni derivanti dall’inalazione delle polveri prodotte durante il processo di lavorazione della pietra, spingono l’artista a rinunciare alla pratica, per tornare a dedicarsi alla pittura, a partire dal 1914.
Il Cubismo
« Non parlate dei cubisti; cercano soltanto i mezzi, senza occuparsi della vita che li utilizza. Il genio deve penetrarla immediatamente.» Anche se figurativa, l’opera di Modigliani è tuttavia intrisa di Cubismo. Il suo primo atelier a Montparnasse era situato presso il Bateau Lavoir, quel medesimo luogo da dove Picasso concepì Les Demoiselles d’Avignon nel 1907. Modigliani come numerosi artisti della sua generazione (Derain, Van Dongen e molti altri) è scosso dalla grande retrospettiva di Cézanne del 1907, che rappresenta un vero segnale di innovazione generale in tutti i codici estetici. L’incontro con Picasso e con la sua cerchia di amici non provoca l’adesione di Modigliani all’estetica cubista, ma lo spronerà a impegnarsi in maniera molto personale in un processo di schematizzazione e di stilizzazione. Il pittore condivide con il Cubismo l’interesse per le arti primitive, l’arte africana ma anche l’arte Khmer che scopre al museo etnografico del Palais du Trocadéro. Con il passare del tempo l’artista abbandona la prospettiva accademica accentuando con i bordi i contorni dei personaggi mentre le sagome delle sue Cariatidi si caratterizzano per una marcata destrutturazione dei canoni figurativi classici. Tra i primi e gli ultimi ritratti, l’evoluzione stilistica è affascinante. Modigliani è tra i pochi autori negli anni 1915 e 1916 a tenere le distanze dal Cubismo, che gli appare una poetica troppo cerebrale e teorica. Nella sua opera, la contaminazione cubista si avverte solo nell’utilizzo di toni scuri (anche se declinati secondo un diverso ductus pittorico) oltre che nella forma stereometrica del viso che, viene sì evocata, senza con ciò mai arrivare alla vera e propria scomposizione dei diversi piani prospettici, tipica delle figure di Picasso e Braque. Verso 1915‐1916, l’indagine cubista si andava declinando già da tempo verso una stringente sovrapposizione di piani ed una tavolozza colorata, nella ricerca del più alto grado di astrazione. Probabilmente, il fatto stesso che il tema prediletto di Modigliani sia il ritratto e la sua dimensione metafisica, ha indotto in lui una distanza dal Cubismo. La rappresentazione della fisionomia stessa dell’essere umano, la sua fisicità sono per Modigliani la sostanza della sua pittura. Scomporne le membra sarebbe stato impensabile.
Modigliani, il ritrattista genio
« Per lavorare ho bisogno di un essere vivente, vedermelo davanti. L’astrazione arida e muta è un vicolo cieco »
L’opera di Modigliani si evolve secondo un processo progressivo. Dopo la prima guerra mondiale, le tracce dell’espressionismo e del simbolismo presenti nelle sue prime opere spariscono progressivamente, per lasciare posto ad una pianura e ad una schematizzazione del motivo che diventa il suo marchio personale, il celebre « stile Modigliani ». E’ un’arte di composizione e di sintesi, con una autoanalisi e un processo di purificazione : è così che possiamo descrivere il processo e l’originalità di Modigliani che forma il suo stile partendo da elementi eterogenei. I ritratti degli amici, spesso artisti, delle sue amanti o dei suoi venditori, caratterizzano la sua produzione. Nessun altro pittore della sua epoca ha mai ritratto un numero così elevato di artisti : Brancusi, Soutine, Kars, Kisling, Pinchus Kremegne, Celso Lagar, Gris, Lipchitz, Cocteau, Oscar Miestchaninoff, Léopold Survage, Picasso, Rivera, sono tra i molti artisti che sono passati dal suo atelier. Tuttavia, a differenza dei pittori della Scuola di Parigi i dipinti di Modigliani non raffigurano nulla del contesto o dell’ambiente circostante. I suoi personaggi sono autonomi e rivelano molto poco del loro tempo e del loro ambiente, se non per i dettagli delle loro acconciature o del loro abbigliamento. Più la sua tecnica si evolve, più questi dettagli tendono a semplificarsi, quasi a cancellarsi del tutto, per concentrare tutta l’attenzione sulla figura e sul fatto pittorico. La semplicità e la purezza che caratterizzano il suo lavoro sono in realtà il prodotto di una sintesi, che lui spinge piano piano verso una fase ultima. E’ quel che lui chiama « raggiungere la pienezza », risultato al quale, per ogni opera, arriva solo dopo una moltitudine di fasi preparatorie, di cui son testimoni le centinaia di disegni che ha realizzato.
La cerchia degli amici di Modigliani
Eʹ solo nel 1925 che André Warnod utilizzerà lʹespressione ʺÉcole de Parisʺ per la prima volta, in un articolo della rivista letteraria Comoedia. Allʹinizio del secolo, Parigi è un luogo di scambi intensi tra la comunità francese e quella degli stranieri. In questʹepoca, in particolar modo grazie alle Esposizioni Universali del 1889 e del 1900, gli artisti che vi si sono trasferiti sono numerosissimi e qualsiasi sia la loro nazionalità, si mescolano, creano delle reti cosmopolite aperte, con un punto comune: il rifiuto di qualsiasi forma di accademismo e di qualsiasi sottomissione ai dogmi formali e intellettuali. Perché Parigi? Gli artisti convergono verso un determinato luogo certamente per motivi culturali ma anche, più banalmente, per ragioni socio‐economiche: la vita a buon mercato, gli ateliers, le numerose scuole dʹarte poco costose, professori famosi con grandi nomi, saloni, gallerie sono tutti elementi in forte contrasto con la povertà dellʹofferta culturale, lʹassenza di libertà politica ed i disordini di vario genere presenti in molti altri paesi dell’Europa di allora. Parigi rappresenta oltretutto la patria della libertà in tutti i sensi del termine, in particolar modo per gli ebrei. Parigi è un foyer artistico di primo ordine con grandi maestri come Monet, Renoir, Cézanne, Gauguin o van Gogh, artisti che sono stati capaci di rivoluzionare lʹarte dalla metà del XIX secolo. Gli scambi e il confronto ed il pluralismo degli stili che necessariamente ne derivò, sono ugualmente caratteristiche importanti della cosiddetta Scuola di Parigi. Eʹ a Montmartre, attorno a Picasso, che si riunisce il primo gruppo di artisti cosmopoliti, come una sorta di confraternita, di ʺlaboratorioʺ con un atelier (ʺLe Bateau Lavoirʺ) che funge da luogo di incontro e discussione, di scambi e di ubriachezza. I caffè in voga come la Rotonde, le Dôme, la Coupole o la Closerie des Lilas diventano i loro punti di riferimento.
I disegni di Modigliani
« sono ricco e fecondo di germi oramai ed ho bisogno dellʹopera »
Dal giorno del suo arrivo all’età di quattordici anni, nell’atelier di Guglielmo Micheli a Livorno (1898), Modigliani non ha mai smesso di disegnare. Nelle accademie del disegno, fu capace di catturare il modello con una precisione ed una perfezione ammirevoli. Semplificare fino a raggiungere l’essenziale. Durante tutta la sua vita, l’artista ha avuto questa ossessione e i suoi disegni lo dimostrano. Tale idea che si tende a credere sia sorta negli ultimi anni della sua vita, fu in realtà sempre presente. Nei disegni di Modigliani vi è una invenzione e poi una purificazione della forma. E’ per questo motivo che l’arte africana non poté non sedurlo. Semplificazione delle line, sempre. Questa sua particolarità della linea si realizza prima di tutto con gli acquerelli delle Cariatidi che sono una delle transizioni più curiose tra la scultura e la pittura. Modigliani era incantato dalle le immagini colorate riprodotte in forma seriale dai pittori naif e venditori ambulanti a Montmartre: un piccolo ponte tra due montagne. Sempre la stessa immagine, sempre più scarna. Quando una figura stregava il suo spirito, l’intensità della sua concentrazione era capace di diventare straordinaria. Disegnava febbrilmente con una rapidità inaudita, senza ritoccare. Piuttosto che tornare sulla linea appena tracciata, preferiva ricominciare dieci volte nel corso di una stessa sera fino ad ottenere il profilo desiderato in un unico getto che lo soddisfacesse. E’ da questa pratica che sono nate la purezza e la freschezza incomparabili dei suoi disegni più belli. Allʹunisono della sua visione onirica e lucida, le sue cariatidi, le sue teste ma anche i suoi ritratti deformano e trasformano il modello. Si tratta di andare a sondare nel più profondo di noi stessi la linea essenziale che fa il vero disegno fino a che la mano possa tracciare un tratto, questa linea perfetta che darà un capolavoro.
Dove e quando
- Fino al: – 15 February, 2015