A Bologna, protagonista della nuova mostra del MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) è David Lynch, icona del cinema americano – classe 1946, nato a Missoula nel Montana – che ha maturato la formazione accademica nel campo della pittura. 
Regista, sceneggiatore, produttore, pittore, musicista, designer, il grande pubblico può scoprirlo adesso anche come fotografo
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In questa esposizione, curata da Petra Giloy-Hirtz, in collaborazione con il MAST e la Photographers’ Gallery di Londra, il poliedrico artista presenta 111 foto in bianco e nero, di cui alcune inedite, in due  formati: (28 x 35,6  e 100 x 150) scattate nelle fabbriche di Berlino e delle aree limitrofe, in Polonia, in Inghilterra, a New York City, nel New Jersey e a Los Angeles. Al riguardo, afferma: “Amo l’industra. Le condutture. Amo i fluidi e il fumo. Amo le cose create dall’uomo. Mi piace vedere la gente lavorare duramente e mi piace la melma., gli scarti che l’uomo produce.”
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Realizzate tra il 1980 e il 2000 palesano la fascinazione di Lynch per le fabbriche, come la passione per comignoli, ciminiere e macchinari.
Mistero e oscurità.
Il Regista, prosegue “Vedere quei macchinari giganteschi, vederli – come dire – alle prese con il metallo fuso, mi fa sentire bene. Mi piace il fuoco, il fumo. E i rumori. Così potenti. Tutto è semplicemente grandioso. Tutto ti dice che si sta creando qualcosa. E mi piace. Davvero.”  
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Il Lynch conosciuto appare anche in queste atmosfere arcane e surreali, sequenze oniriche che evocano la visionarietà labirintica ed enigmatica dei suoi film.
Monumenti decadenti dell’industrializzazione, impressionanti nella loro somiglianza con antiche cattedrali.
Ancora alcune parole di Lynch: “Niente e nessuno, nel cinema, ha quella forza che sento invece viva nell’industra e negli uomini che vi lavorano. Le fabbriche sono per me simulacri  di creazione, portatrici degli stessi processi organici che regolano la natura.”
David Lynch Untitled (England), late 1980’s/early 1990’s
Un mondo che va scomparendo dove le fabbriche non sono luoghi desolati, ma pietre miliari di un orgoglioso progresso. Scenografie per storie cariche di quell’aura emozionale caratteristica  del regista.
Polvere, fuliggine e vapori avvolgono quei luoghi come posate sulla superficie della carta rendono le foto di forte impatto quasi disegni a carboncino dove il  nero, delle linee nitide e grafiche, taglia il grigio scuro dei campi.
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Completano il percorso espositivo un’installazione sonora dell’artista e la proiezione di una selezione dei suoi primi cortometraggi: “Industrial Soundscape”, “Bug Crawls” e “Intervalometer: Steps”.
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Oltre all’ingresso gratuito, la Fondazione MAST offre a tutti i visitatori un catalogo contenente 34 immagini tratte dalla mostra Factory Photographs, 14 delle quali inedite, con testi della Curatrice e e Urs Stahel.
Inoltre, con una donazione benefica è disponibile il volume ‘David Lynch: The Factory Photographs’ di Petra Giloy-Hirtz, pubblicato da Prestel Verlag, Munich-London-New York, 2014.

Didascalie immagini

  1. Mark Berry, Portrait of David Lynch (Courtesy of the artist)
  2. David Lynch, Untitled (Łódź), 2000
    Archival gelatin-silver print 11 x 14 inches
    (© Collection of the artist)
  3. David Lynch, Untitled (Łódź), 2000
    Archival gelatin-silver print 11 x 14 inches
    (© Collection of the artist)
  4. David Lynch Untitled (England), late 1980’s/early 1990’s
    Archival gelatin-silver print 11 x 14 inches
    (© Collection of the artist)
  5. David Lynch Untitled (England), late 1980’s/early 1990’s
    Archival gelatin-silver print 11 x 14 inches All photographs in an edition of 11
    (© Collection of the artist)
  6. David Lynch David Lynch Untitled (Łódź), 2000
    Archival gelatin-silver print 11 x 14 inches All photographs in an edition of 11
    (© Collection of the artist)

In copertina:
David Lynch, Untitled (Łódź), 2000
Archival gelatin-silver print 11 x 14 inches
(© Collection of the artist)

Dove e quando

  • Fino al: – 31 December, 2014
  • Sito web