Si è parlato di stereotipi di genere nel linguaggio dei mass-media durante la tavola rotonda “Che genere di informazione, le donne nei media tra stereotipi e nuovi linguaggi ” che si è svolta martedì 23 settembre presso il caffè letterario delle Murate a Firenze, alla quale hanno partecipato – moderate da  Debora Angeli, Vice Presidente COSPE – Enrica Tullio (Blogger di “Un altro genere di comunicazione”), Mercedes Frias, presidente dell’associazione “Prendiamo la parola” e Maria Teresa Manuelli, Segretaria  di GiULiA, “Giornaliste Unite Libere Autonome”.
Il seminario ha dato inizialmente conto degli esiti del progetto “La parola alle donne”, promosso da COSPE in collaborazione con ANSI – Associazione Nazionale Stampa Interculturale e Associazione Stampa Toscana e realizzato con il finanziamento della Regione Toscana ai sensi della Legge regionale n. 16 del 2009 “Cittadinanza di Genere”. Con tale progetto si è avviato un percorso di formazione per giornalisti sulle tematiche di genere in rapporto ai mezzi di comunicazione, sia quelli on line sia radio e TV.
Enrica Tullio ci ha illustrato varie forme e tipologie di linguaggio visivo sessista, ad esempio il mettere in evidenza solo alcune parti del corpo femminile, oppure fornire immagini in cui è assente il volto della donna; altre volte le immagini veicolano una presunta disponibilità sessuale o fanno evidenti allusioni pornografiche oppure richiamano un immaginario di violenza. Spesso infine si relegano le donne ad immagini di cura. Insomma si costruiscono delle “gabbie” che iniziano dalla primissima infanzia (si pensi ai giocattoli, spesso specializzati in base alle differenze di genere).
Che fare contro questa tendenza: si possono ad esempio fare segnalazioni all’istituto di autodisciplina pubblicitaria qualora si incappi in pubblicità sessiste ma la Tullio ha giustamente evidenziato come questo attivismo da tastiera (come in molti altri campi della vita pubblica) non sia spesso sufficiente. Ha allora testimoniato di come alcune amministrazioni abbiano messo mano a strumenti giuridici contro le immagini pubblicitarie sessiste (ad esempio si pensi al protocollo di intesa siglato a Rimini).
La rappresentante di Gi U Li A ha mostrato alcuni esempi del lavoro che stanno svolgendo e di come la stampa possa essere sessista. Anche per contrastare tale fenomeno sono stati pensati molti strumenti tra cui una guida per giornalisti a un corretto utilizzo del genere femminile (si intitola Donne, grammatica e media. Suggerimenti per l’uso dell’italiano) e corsi di formazione permanenti per giornalisti professionisti.
Infine Mercedes Frias ha osservato come la donna migrante subisca spesso una doppia discriminazione e come sessismo e razzismo siano molto legati.
Frias ha osservato come lavorare sulle parole sia importante ma non basti.
E allora, concludo io, bisognerà cambiare il clima che respiriamo ogni giorno, perchè da sempre siamo immersi nel sessismo e nel razzismo come in una sorta di “bagno culturale”.
Come ha mirabilmente scritto Albert Memmi nel suo Il razzismo. Paura dell’altro e diritti della differenza, 1992, Costa & Nolan, a pagina 149: c’è un circuito culturale che è il seguente: gli ideologi fabbricano le ideologie a partire dai rapporti di forza e dalle istituzioni, i giornalisti volgarizzano le ideologie e il lettore manda giù questo veleno diluito.
E il diritto? Anche lui è immerso nel bagno culturale o forse contribuisce a formarlo?
E cosa era il sesso per il nostro diritto?
Pasquale liberatore dizionario legale, 1834
Ecco una definizione di “sesso” consultabile sulle nostre banche dati on line e tratta dal Dizionario legale di Pasquale Liberatore del 1834, di certo risalente nel tempo, ma secondo me eloquente sul modo in cui si formino certi climi culturali e modi di pensare che poi sono duri a morire:
“SESSO, Sexus. L’esser proprio del maschio e della femmina, onde l’uno dall’altro distinguesi (…) La natura istessa nel formare la midolla del cervello femminile più molle e più debole del maschile ne ha contrassegnata la differenza per la quale l’uomo è più forte, la donna più sensibile e gentile; la robustezza e l’audacia sono dell’uomo, della donna la timidezza ed il pudore: non possono esser a parte de’medesimi lavori e fatiche, né darsi alle istesse occupazioni”.
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In copertina:
Pasquale Liberatore, ‘Dizionario legale’. 1834
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