Ispirato al romanzo Anime nere di Gioacchino Criaco e presentato alla 71ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il nuovo film di Francesco Munzi adotta lo stesso titolo del testo originale per raccontare l’Italia di oggi, trasferendo la vicenda che nel libro si ambienta tra gli anni ’70 e i ’90 del Novecento nella nostra contemporaneità; la collaborazione dello scrittore alla sceneggiatura ha assicurato un’adesione totale alla verità di quel mondo raccontato nell’opera letteraria.
Al centro della storia tre fratelli, figli di una famiglia contadina dell’Aspromonte affiliata all’ndrangheta.
Luigi è il più giovane, poliglotta viaggia all’estero allacciando contatti criminali internazionali con cui muove sul mercato grossi quantitativi di droga.
Rocco milanese d’adozione, sposato con una ricca borghese del nord che sembra ignorare le sue collusioni, ha un’impresa edile che usa per riciclare il denaro delle attività illecite del fratello.
Luciano il più anziano dei tre è l’unico rimasto a fare il pastore al paese natale, un luogo arcaico e impervio, lontano da tutto dove il tempo sembra si sia fermato, ma ancora capace di definire il destino di ognuno di loro.

Anime nere è un film dallo stile rigoroso che a tratti tradisce l’origine documentaristica del suo autore, ma forse proprio per questo riesce ad avvicinare i personaggi senza pregiudizi, rappresentandoli senza giudicarli per le loro azioni e mettendo in scena la loro appartenenza alla natura umana, con conflitti e fragilità a cui neppure il criminale più incallito può sfuggire.
Il ritratto della famiglia sulla cui struttura si basa l’organizzazione dell’ndrangheta molto più di quella mafiosa, assume una tragicità quasi shakespeariana nonostante il realismo con cui sono rappresentate le sue molte contraddizioni.

La ricchezza espressa nelle auto di grossa cilindrata trova un contrasto con le case del paese, arredate all’interno ma ancora allo stadio di cantiere fuori a suggerire l’anarchia dell’abusivismo edilizio di cui è vittima il territorio soprattutto al sud.
Un cast praticamente perfetto che mischia abilmente attori professionisti e gente dell’Aspromonte restituisce il ritratto complesso di una comunità isolata, il suo rapporto con la religione intriso di superstizione evidente quando Luciano beve la polvere della chiesa sciolta nell’acqua, e l’abbandono delle istituzioni: di quelle civili con la scuola dismessa e di quelle religiose con la cattedrale in rovina e senza il tetto.

Francesco Munzi nonostante in molti abbiano tentato di dissuaderlo ha scelto di andare a girare in zone talmente remote dell’Aspromonte che le attrezzature della troupe sono state trasportante a dorso di mulo, trovando nella popolazione, dopo l’iniziale diffidenza, una collaborazione che ha arricchito l’intero film.
Anime nere ci porta dentro un mondo antico ma ancora vivo e presente, all’interno di una mentalità pronta a riaccendere conflitti sommersi: la faida come un fiume carsico scorre sotto le apparenze erodendo ogni cosa, pronta a riemergere e insanguinare di nuovo il paese.

Immersi in quell’ambiente criminale entriamo nella logica dell’affiliato cercando d’individuare l’uomo ‘giusto’ da uccidere per dare il colpo di grazia al clan rivale, l’esecuzione decisiva per annientare il nemico; ma la faida è come l’antico mito greco dell’idra a cui crescono tre teste per ognuna di quelle tagliate.
Un mondo violento prevalentemente maschile in cui le donne sembrano non aver voce in capitolo, usate solo come pedine quando ad esempio si deve testimoniare vicinanza a una famiglia senza compromettersi troppo, con la moglie milanese di Rocco interpretata da Barbora Bobulova a incarnare tutto quel ricco nord che vuole ignorare l’origine di certa ricchezza ma è sempre disponibile a concludere affari.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Marco Leonardi è Luigi / Peppino Mazzotta è Rocco / Fabrizio Ferracane è Luciano
- Aurora Quattrocchi, al centro, è la madre Rosa / Luciano unica luce tra Anime nere
foto Francesca Casciarri - Luciano e il figlio Leo, interpretato da Giuseppe Fumo / Anna Ferruzzo è Antonia, moglie di Luciano / Barbora Bobulova è Valeria, moglie milanese di Rocco
- Il frutto della faida / Il regista Francesco Munzi sul set / Rocco e la madre Rosa
foto Francesca Casciarri
(© 2014 Cinemaundici / Babe Films)
In copertina:
Giuseppe Fumo, Aurora Quattrocchi, Fabrizio Ferracane, Anna Ferruzzo e Peppino Mazzotta membri della famiglia al centro di Anime Nere
foto Francesca Casciarri [particolare]
(© 2014 Cinemaundici / Babe Films)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Anime nere
- Regia: Francesco Munzi
- Con: Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Anna Ferruzzo, Giuseppe Fumo, Stefano Priolo, Barbora Bobulova, Vito Facciolla, Cosimo Spagnolo, Pasquale Romeo, Antonio Pellegrino, Aurora Quattrocchi, Manuela Ventura, Domenico Centamore, Bruno Armando, Paola Lavini, Sebastiano Filocamo, Francesca Ritrovato, Giovanni Trapani, Alessandro Saccomando, Sergio Runci, Costantino Comito, Lucia Catanzariti, Antonio Brescia, Antonio Lo Presti, Mèlina Dumont, Laura Pizzirani, Giovanni Franzoni, Massimiliano Curcio, Giovanni Galati, Isabella Bandini, Filippo Racco, Teresa Timpano, Cosimo Sframeli, Santo Palamara, Pino Pizzati, Felice Modaffari, Sebastiano Versaci, Salvatore Macrì Morabito, Carlos Bardem, Gentian Hazizi
- Soggetto: Francesco Munzi e Fabrizio Ruggirello liberamente tratto da Anime nere di Gioacchino Criaco
- Sceneggiatura: Francesco Munzi, Fabrizio Ruggirello, Maurizio Braucci con la collaborazione di Gioacchino Criaco
- Fotografia: Vladan Radovic
- Musica: Giuliano Taviani
- Montaggio: Cristiano Travaglioli
- Scenografia: Luca Servino
- Costumi: Marina Roberti
- Produzione: Luigi Musini e Olivia Musini e con Fabio Conversi per Cinemaundici e Babe Films con Rai Cinema in collaborazione con On My Own, con la collaborazione di Bianca Film e Gianluca Arcopinto
- Genere: Drammatico
- Origine: Italia / Francia, 2014
- Durata: 103’ minuti