Con l’arrivo dell’autunno, Palazzo Strozzi ha aperto la stagione espositiva con una mostra dedicata all’arte spagnola del Novecento, inaugurando lo scorso sabato 20 settembre Picasso e la modernità spagnola, che sarà visibile fino al 25 gennaio 2015.
Con la curatela di Eugenio Carmona (professore ordinario di Storia dell’Arte presso l’Università di Malaga ed esperto di fama internazionale) e grazie al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, si tratta di un evento straordinario, poiché l’intero nucleo delle opere presentate proviene dalle collezioni del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, mai esposte in numero così grande fuori dalla Spagna.
Pablo Picasso (Malaga 1881-Mougins 1973), Donna seduta appoggiata sui gomiti (Marie-Thérèse), 8 gennaio 1939,
In prima linea troviamo Picasso, maestro indiscusso che più di ogni altro ha segnato l’arte moderna del suo paese e non soltanto, e che, pur rimanendo fedele a se stesso, ha percorso infinite strade della modernità.
Se il nome di Picasso non necessita di presentazioni, non altrettanto noti sono molti dei suoi connazionali contemporanei. La mostra consente quindi di ripercorrere le tappe e i temi fondamentali che hanno segnato la storia spagnola del XX secolo, dal 1910 al 1963, attraverso un’ampia selezione di artisti più o meno conosciuti dal grande pubblico, tra i quali Joan Mirò, Manuel Angeles Ortiz, Salvador Dalì, Juan Gris, Maria Blanchard, Antoni Tàpies, Julio Gonzàlez, solo per citarne alcuni (nel catalogo, edito da Mandragora, sono comprese le 36 biografie degli artisti, a cura Ludovica Sebregondi). Obiettivo della mostra non è soltanto spiegare l’influenza che su di loro ha avuto Picasso, ma anche e soprattutto presentare le novità più significative che l’arte moderna spagnola ha saputo apportare al panorama artistico internazionale.

Comune denominatore tra i vari artisti in mostra, a partire da Picasso, è il riferimento imprescindibile alla cultura arcaica e alla classicità per approdare a qualcosa di nuovo: il culto della bellezza d’ispirazione mediterranea viene rielaborato per tradursi in un’opera originale e spregiudicata.
Aurelio Arteta (Bilbao 1879-Città del Messico 1940), Naufraghi, 1930- 1931 circa,
Circa 90 opere (9 dipinti e 18 disegni e incisioni di Picasso, accanto a dipinti e sculture dei suoi contemporanei, cui si aggiunge un film di José Val del Omar) ci permettono di fare un viaggio nella Spagna del XX secolo, attraverso le tematiche che ne hanno segnato la storia, in cui è evidente che il contesto sociale ha avuto conseguenze dirette sulle scelte estetiche e sui principi plastici dei singoli artisti.

Interrogandosi sul destino di Picasso come artista e come mito, la mostra si apre con Riferimenti, sezione dedicata al tema della metafora del processo creativo (Il pittore e la modella, 1963).

La seconda sala propone una sintesi visiva dell’intera carriera dell’artista, nelle sue molteplici Variazioni, fondamento stesso della modernità picassiana, con una selezione di opere rappresentative delle sue principali fasi. Variazione cui spesso corrisponde l’ispirazione di una nuova musa-amante.
Nonostante la fama indiscussa, la mostra dice qualcosa di nuovo di Picasso: egli è infatti “artista diverso” come lo definisce Eugenio Carmona, fuori cioè da ogni schema, che procede verso il nuovo ma ricordando sempre l’antico, dando libero sfogo a creatività e ricordi.
Juan Gris (Madrid 1887-Boulogne-Billancourt 1927), Il violino 1916,
Seguono nella terza sezione gli artisti spagnoli con Idea e Forma, dove si riscopre il contributo ispanico all’arte della forma concreta. Secondo una visione ricorrente e stereotipata, quella spagnola sarebbe l’arte della passione, del dramma, del pathos per eccellenza. La curatela di Carmona permette di mostrarne la doppia anima: si tratta infatti di un’arte fortemente costruita, che a partire da Picasso e Gris conferisce una forma analitica e sintetica allo spazio, con razionalità e logica.

Conquistata la forma, gli artisti spagnoli si concentrano sugli effetti emotivi della rappresentazione: pittura e scultura devono evocare sensazioni simili a quelle suscitate dalla poesia. Lirismo. Segno e superficie è soprattutto quello di Mirò: con una crescente astrazione della forma, il segno, sempre più scarnificato, si fa opera. Ciò avviene anche in scultura, fino a costruire la figura umana con un semplice filo di ferro, come la Silhouette di Pablo Gargallo.
Pablo Gargallo (Maella 1881-Reus 1934), Silhouette di giovane uomo, 1933-1934,
Queste ricerche avvicinano l’arte spagnola alle indagini del Surrealismo, alla dialettica della creazione artistica tra Realtà e Sopra-Realtà: quando questi artisti intendono rappresentare la natura si addentrano nei meandri della subrealtà; viceversa, quando indagano l’inconscio riscoprono invece la natura, instaurando un nuovo rapporto con il dato reale.

In un climax crescente, le sezioni sesta (Il Mostro) e settima (La Tragedia) conducono Verso Guernica e costituiscono il punto più alto della mostra.
Con un’esposizione in penombra che rafforza l’atmosfera già altamente suggestiva, questo eccezionale nucleo di disegni preparatori, schizzi e incisioni, realizzati in un brevissimo lasso temporale, permette di seguire giorno per giorno l’ispirazione e il processo creativo che ha permesso la realizzazione del capolavoro La Guernica.

Nel 1937, in piena Guerra Civile, il governo della Repubblica commissionò a Picasso, già direttore del Museo del Prado, un dipinto di grandi dimensioni per il Padiglione Spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi. Dopo una prima fase di lavori priva di ispirazione, egli decise di dedicare il murale al tragico episodio del 26 aprile: il bombardamento genocida che rase al suolo la città di Guernica, città emblematica della cultura del popolo basco, per opera dell’aviazione nazista, in appoggio alle forze di Francisco Franco. Picasso lavorò intensamente all’opera per circa due mesi, e il processo creativo venne fotografato dall’allora compagna Dora Maar.
Nell’affrontare il tema tragico, riaffiorano nella mente dell’artista motivi ancestrali come il Minotauro (figura brutale a metà tra uomo e animale) e il cavallo, che vanno ad accostarsi a quello della donna straziata per l’insensata perdita del figlio.
Pablo Picasso (Malaga 1881-Mougins 1973), Studio per il cavallo (I). Schizzo per Guernica, 10 maggio 1937,
L’ottava sezione indaga il rapporto tra Natura e Cultura nei moderni spagnoli, fortemente ancorati alle proprie origini. La ricerca dell’identità avviene in questo caso attraverso le relazioni tra il Paese, il paesaggio e la popolazione. Personaggi e figure assumono spesso le sembianze degli elementi presenti in natura, instaurando relazioni profonde tra minerali, vegetali, animali e umani.

La mostra si chiude Verso un’altra Modernità, dove si aprono le premesse per un modo ulteriore di intendere l’arte moderna, che recepisce sempre più gli stimoli del presente, non solo dal resto d’Europa, ma anche Oltreoceano.
Negli anni Cinquanta cambiano infatti i ruoli degli artisti spagnoli: Mirò diventa probabilmente l’artista più influente sul piano dell’innovazione, mentre Picasso viene percepito come un mito vivente.
Alfonso Ponce de León (Malaga 1906-Madrid 1936), Giovani e pescatore, 1936,
Alla mostra si affianca una lunga serie di eventi collaterali che consolidano il legame di Palazzo Strozzi con Firenze, iniziative che hanno contribuito a qualificare l’offerta turistica rafforzando le proposte culturali, incrementando così le presenze notturne in città a discapito del turismo “mordi e fuggi”.

La Guernica, com’è noto, diventa il simbolo tragico di tutti i conflitti della società moderna. Di sofferenza, ma al tempo stesso di lotta. In un momento estremamente delicato sul piano degli equilibri internazionali, con un grido di dolore, di rabbia e ribellione, Firenze lancia un messaggio universale di pace e solidarietà: Mai più guerre.

Didascalie immagini

  1. Pablo Picasso (Malaga 1881-Mougins 1973), Donna seduta appoggiata sui gomiti (Marie-Thérèse), 8 gennaio 1939,
    olio su tela, cm 92 x 73. Collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, DE01162
    (Fonte)
  2. Aurelio Arteta (Bilbao 1879-Città del Messico 1940), Naufraghi, 1930- 1931 circa,
    olio su tela, cm 178,5 x 157. Collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, AS00604
    (Fonte)
  3. Juan Gris (Madrid 1887-Boulogne-Billancourt 1927), Il violino 1916,
    olio su compensato, cm 79,5 x 53,5. Collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, DE01312
    (Fonte)
  4. Pablo Gargallo (Maella 1881-Reus 1934), Silhouette di giovane uomo, 1933-1934,
    ferro, cm 93 x 22 x 22. Collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, AD02034
    (Fonte)
  5. Pablo Picasso (Malaga 1881-Mougins 1973), Studio per il cavallo (I). Schizzo per Guernica, 10 maggio 1937,
    matita su carta, mm 241 x 456. Collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, Legato Picasso, 1981, DE00066
    (Fonte)
  6. Alfonso Ponce de León (Malaga 1906-Madrid 1936), Giovani e pescatore, 1936,
    olio su tela, cm 90 x 73. Collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, AS00746
    (Fonte)

In copertina:
Locandina della mostra (Fonte)

Catalogo Mandragora

Dove e quando

Evento: Picasso e la modernità spagnola
  • Fino al: – 25 January, 2015
  • Indirizzo: Palazzo Strozzi – Piazza degli Strozzi, 50123 Firenze
  • Sito web