– di Fabio Giuliani –
Terminato il periodo delle ferie d’Agosto, niente di meglio di continuare a ritemprare lo spirito con gite giornaliere nei fine settimana. Interessanti in proposito, le offerte della città di Como, dove, a poca distanza l’una dall’altra, in questa ridente località lacustre, cara a poeti e pittori, due mostre molto particolari: una “impegnata”: Ritratti di città. Da Boccioni a De Chirico, da Boccioni a Merz a oggi” che ci invita a riflettere sul nostro habitat; l’altra, più “frivola” ma non meno attraente, alla Fondazione Ratti, con tema uno dei grandi creatori legati alla moda, famoso in tutto il mondo, Emilio Pucci.

La mostra, a cura di Margherita Rosina e Francina Chiara, con il patrocinio del Comune, analizza e approfondisce i rapporti di Pucci con la città di Como e le sue industrie tessili, una collaborazione iniziata negli anni ‘50 e mai interrotta nei decenni successivi.
Attraverso un percorso espositivo diviso in sezioni, la rassegna documenta gli esordi e l’affermazione delle creazioni di Pucci, a partire dai primi disegni ispirati dai paesaggi italiani e dal folklore locale: il mare di Capri, le famose località sciistiche delle Alpi, il Palio di Siena, le tradizioni siciliane e le bellezze di Firenze.
Come spiega Emilio Pucci in un’intervista alla rivista “Oggi” del 1960: “La mia passione per il colore mi spinse a tentare nuove vie […]. Convinto che l’Italia offre una ricchezza inesauribile di motivi e di idee, ho cercato da allora di trasportare su stoffa gli elementi più significativi.”

L’esposizione intende valorizzare i risultati degli studi svolti sui libri campionario della Ravasi di Como, che fu la prima industria tessile del distretto comasco a collaborare con Pucci dagli inizi degli anni Cinquanta fino alla metà dei Sessanta. Le pagine dei volumi, che fanno parte delle collezioni del MuST, mettono in luce il contributo dato alle creazioni di Pucci da disegnatori, lucidisti, stampatori e tintori lariani, questi ultimi capaci di mettere a punto nuove tonalità di colore quali il “rosa Emilio” o il “blu Capri”. Completa il percorso una selezione di materiali realizzati sul territorio comasco che risalgono agli anni Settanta e Ottanta, ulteriore testimonianza della collaborazione duratura tra Pucci ed il distretto tessile lariano.

In mostra vediamo campioni tessili, disegni originali di Pucci, carte-prova, accessori e capi di abbigliamento, a documentare il processo di lavorazione: dall’idea originale agli abiti e ai foulard resi celebri dagli scatti di fotografi, anch’essi in esposizione, che hanno segnato la storia della fotografia di moda. In particolare POLIteca (Design Knowledge Centre) – Dipartimento Design e Archivi Storici – ASBA
– Politecnico di Milano ha messo a disposizione le immagini, conservate nel Fondo Haertter, di proprietà dell’Associazione Biblioteca Tremelloni , in cui sono custoditi gli scatti della famosa fotografa. Dall’archivio della Fondazione Emilio Pucci di Firenze provengono inoltre numerose immagini di abiti e foulard che permettono di comprendere meglio l’utilizzo dei tessuti esposti.
All’ingresso della mostra quattro opere di Flavio Favelli, realizzate nel 2009, costituiscono una piccola incursione nell’ambito dell’arte contemporanea: questi lavori, che fanno parte delle serie “Planisfero” e “Bar Singapore Palermo”, partono da alcuni foulard di Emilio Pucci su cui l’artista è intervenuto disegnando con pennarelli colorati. Scelti da Favelli per il loro stile “fuori dal tempo”, le sete di Pucci si trasformano e assumono nuovi significati, costituendo un ponte diretto con la contemporaneità.
I materiali in mostra, oltre che dalle raccolte del MuST, provengono dalle collezioni del Museo didattico
della Seta di Como, Enrico Quinto e Paolo Tinarelli di Roma, A.N.G.E.L.O. Vintage Archive di Lugo, Masciadri di Bellagio e da altre collezioni private.
Il catalogo della mostra, pubblicato da Nodo Libri, Como, fornisce al lettore ulteriori chiavi di lettura per approfondire la ricerca svolta. Partendo dal tessuto – e dal tessuto comasco in particolare – il volume racconta la “vicenda Pucci” parallelamente alla nascita della moda Boutique, che ha contribuito alla fortuna del Made in Italy.
Alcune note biografiche. Il marchese Emilio Pucci di Barsento (1914-1992), erede della nobile famiglia fiorentina dei Pucci, è stato stilista e politico. In gioventù si dedicò allo sci e venne selezionato nel 1934, dalla squadra nazionale olimpica italiana, partecipando alle Olimpiadi invernali del 1936. Fu inoltre pilota della Regia Aeronautica, asso dell’aviazione nella specialità aerosiluranti durante la seconda guerra mondiale, pluridecorato con tre Medaglie d’argento al valor militare, sette di Bronzo e tre Croci di guerra al valor militare. Nel 1947 a Firenze iniziò ad interessarsi di moda con l’attività di disegnatore che decollò per caso quando, nel numero di dicembre 1947 di “Harper’s Bazaar” , un’importante rivista di moda statunitense, venne pubblicata la fotografia di Toni Frissel, dove appare un “dashing gentleman” in un moderno completo da sci.

Quando fu pubblicata sul magazine illustrato nell’ambito di un articolo sulla moda invernale in Europa fu un successo immediato. L’episodio lo incoraggiò a creare e vendere vestiti da donna, aprendo la sua prima boutique a Capri nel 1950. Subito la sua produzione si contraddistinse per l’uso di colori brillanti e motivi vistosi e marcati, che tanto influenzarono la moda di quei decenni.
Emilio Pucci fu quindi un pioniere della moda italiana, partecipando per esempio alla prima sfilata di moda tenutasi in Italia, che fu organizzata per il 12 febbraio 1951 da Giovanni Battista Giorgini a Firenze, presso Villa Torrigiani in Via dei Serragli. “The Prince of Prints” così viene riconosciuto per circa trent’ anni dalla stampa del mondo anglosassone, inoltre nel 1954 gli viene assegnato il più prestigioso dei trofei, “Neiman-Marcus Award”, per il distinto servizio reso nel campo della moda. Pucci ebbe un rapporto speciale con la città dei suoi antenati, Firenze, e nel Palazzo Pucci stabilì il quartier generale della sua casa di moda, dove si trova tuttora.
Didascalie immagini
- Locandina mostra e copertina catalogo
- Ravasi su disegno di Emilio Pucci: Twill di seta stampato disegno Capri, 1952; Museo-Studio del Tessuto, Fondazione Antonio Ratti
- Emilio Pucci nel suo studio
- Foulard “Battistero”, 1958; Twill di seta stampato a quadro per applicazione; S.A. Guido Ravasi, Como. Collezione Enrico Quinti e Paolo Tinareli, Roma
- Camicia “Pacific Ocean, 1955; Twill di seta stampato a quadro per applicazione; A.N.G.E.L.O. Vintage Archive
- Emilio Pucci, Giacchino stampato a disegno “Mala Mala”, 1970; collezione privata
In copertina:
Emilio Pucci, Giacchino stampato a disegno “Mala Mala”, 1970; collezione privata
[particolare]
Orari:
lunedì-venerdì 10-13 e 14.30-17.30
sabato e domenica 11-18
Ingresso libero
Dove e quando
- Fino al: – 31 October, 2014
- Sito web