Ad Asti, fino al 28 settembre, prosegue la mostra organizzata dalla Fondazione Palazzo Mazzetti con l’obiettivo di presentare  una selezione di dipinti, incisioni e tessuti particolarmente significativi per qualità artistica e rilevanza storica, individuati nel corso della ricerca condotta dal gruppo di studio dell’Università degli Studi di Torino sull’attuale territorio della provincia di Asti.

Le opere, restaurate con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti nel progetto di tutela del territorio (in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Storici Artistici e Etnoantropologici del Piemonte e le Diocesi della provincia di Asti) prosegue l’ndagine sulle presenze pittoriche nell’Astigiano tra Sei e Settecento, con uno sguardo approfondito, ma non univoco, sull’opera di artisti genovesi e lombardi presenti sul territorio.
Inoltre, i risultati della ricerca hanno portato a importanti ritrovamenti di opere di altre scuole permettendo quindi di definire una prima ricognizione del patrimonio figurativo seicentesco della provincia.
Astinelseicento
Asti nel Seicento. Artisti e committenti in una città di frontiera‘ è allestita tra il salone d’onore del piano nobile e nelle sale dell’ala orientale del piano terreno di Palazzo Mazzetti illustra come il territorio della provincia, nella sua attuale configurazione, presenti una complessa stratificazione di poteri politici e amministrativi che vanno ad intrecciarsi con una realtà figurativa non omogenea e, per l’età moderna e per il Seicento in particolare, ancora da sondare. La lettura di questa geografia artistica e amministrativa costituisce, quindi, uno dei punti di approfondimento espositivo e del catalogo (edito dalla Sagep e curato da Maria Beatrice Failla, Alessandro Morandotti, Andrea Rocco e Gelsomina Spione).

Partendo dall’attuale cartina della provincia sè evidenziato l’intreccio delle diocesi e dei poteri politici, per arrivare a focalizzare l’attenzione in maniera più minuta sulla città di Asti, attraverso la veduta seicentesca fornita dal Theatrum Sabaudiae (1682), che ritrae un tessuto urbano costellato di chiese e conventi, profondamente modificato dal passare del tempo. 
Un attento apparato didattico consente di visualizzare, proprio sulla base della carta di Asti del 1682, l’incredibile ricchezza di edifici religiosi in gran parte oggi non più esistenti a causa di vicende storiche complesse.
Nel salone d’onore al piano nobile alcuni dipinti che illustrano la ricchezza eterogenea della cultura figurativa astigiana nel XVII secolo, tra artisti “locali” e provenienze extraregionali, strettamente connesse a particolari figure di committenti.
Dipinti completamente sconosciuti agli studi e di grande rilievo per la storia artistica della regione. Prima tra tutte l’imponente pala raffigurante la Madonna del Rosario un tempo collocata nella perduta chiesa dei Domenicani della Maddalena (attualmente in San Paolo), un dipinto cruciale per la storia della penetrazione della cultura artistica fiamminga in Italia settentrionale verso la fine del Cinquecento; si tratta verosimilmente del prototipo dal quale discenderanno per gemmazione numerose derivazioni disperse in molte zone dell’astigiano e dell’alessandrino.
Proveniente da Roma è invece la Beata Vergine d’Oropa con i SS. Elena, ed Eusebio e il ritratto di Giacomo Goria, vescovo di Vercelli ma nativo di Villafranca, opera spettacolare dipinta dal lucchese Pietro Paolini intorno al 1650.
Nella sala dei Lombardi i visitatori, dopo l‘incontro con una pala di Camillo Procaccini raffigurante il Battesimo di Cristo già nel Duomo di Asti, possono ammirare, per la prima volta, la tela con San Secondo a cavallo proveniente da Villanova – uno stupendo inedito per l’iconografia del santo patrono della città – mentre per la sezione dedicata ai pittori genovesi, le spettacolari tele di Giovanni Battista Carlone di Incisa Scapaccino, restaurate nel 2000.

Didascalie immagini

In copertina:
Asti nel Seicento. Artisti e committenti in una città di frontiera
(immagine guida della mostra)

Orari
da martedì a domenica, 10.30 – 19.30
(ultimo ingresso 18.30);
giorni festivi sempre aperto; lunedì chiuso

Dove e quando

  • Fino al: – 28 September, 2014