All’interno del complesso monumentale di Palazzo Lanfranchi, sede del Museo nazionale d’arte medievale e moderna della Basilicata, prosegue fino al 9 novembre “Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo cinquant’anni dopo. Nuove tecniche di immagine: arte, cinema, fotografia.” La mostra è divisa in sei sezioni, cinque riguardano Pier Paolo Pasolini e sono incentrate su storia e luoghi del Vangelo in relazione al clima culturale e artistico lucano e italiano di quegli anni in un racconto polifonico che parla di cinema, di arte, di fotografia, di poesia, di scultura, di bellezza, ma anche di trasformazioni sociali, rovesciamenti di paradigmi e soprattutto di piccole e grandi utopie.
Locandina mostra pasolini matera

Pasolini scelse di realizzare il suo Vangelo in Sicilia, Calabria, Puglia e, soprattutto, si fermò in Basilicata. Era il giugno del 1964 quando, alla ricerca della giusta ambientazione per il suo Vangelo, scelse Matera come Gerusalemme e realizzò, tra l’aspro paesaggio della Gravina, sotto quel sole “ferocissimo e antico” che gli ricordava la Terrasanta, le più importanti scene del suo capolavoro. 
La città dei Sassi, la cui bellezza di sera è mozzafiato, all’epoca veniva considerata una vergogna nazionale per le tremende condizioni di vita degli abitanti, divenne il set principale del film per il magnetismo, le radici profonde conquistando uno dei maggior intellettuali del Novecento italiano che, proprio con il suo Vangelo, contribuì a fondare una nuova immagine della città, capovolgendone il destino. Da simbolo della barbarie e della subalternità delle classi contadine a patrimonio Unesco dal 1993 e adesso candidata a capitale europea della cultura.
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Il percorso espositivo – promosso dal Comune di Matera, da Matera 2019, dalla Soprintendenza BSAE della Basilicata, da la Lucana Film Commission con il sostegno di Regione Basilicata e Ada  PT – è stato curata da Marta Ragozzino, Giuseppe Appella ed Ermanno Taviani e ripercorre, attraverso una nuova narrazione resa possibile dalla ricerca e dall’accostamento di materiali e documenti diversi e la messa in campo di molti contributi e di molti linguaggi le vicende del Vangelo declinato dall’ideazione – tra Roma, Assisi e la Palestina dall’ottobre del 1962 alla primavera del 1964- alla produzione, la realizzazione fino alla presentazione al Festival del Cinema di Venezia (la cui giuria presieduta da Mario Soldati scelse di premiare Deserto Rosso di Antonioni) e all’accoglienza che la critica riservò al film religioso del regista ‘scomodo’: comunista, omosessuale e non credente, che vinse il prestigioso premio della critica cattolica (OCIC).
Pasolini con un gruppo
L’idea è stata quella di restituire, in riferimento al linguaggio dell’arte, la storia e i luoghi del Vangelo (e l’immagine di Matera) attraverso una narrazione estremamente visiva, resa possibile dal montaggio creativo di documenti, dipinti, disegni, fotografie, spezzoni cinematografici, documentari, interviste prodotte per l’occasione a testimoni e figure esperte che abbiamo coinvolto come ‘narratori’ delle diverse sezioni, materiale bibliografico ed anche oggetti, tra cui i costumi del film e la macchina da presa Arriflex di Pasolini, prestata – insieme ad altro materiale – dalla Cineteca Lucana.
Veduta
Attraverso grandi visioni collettive il linguaggio universale delle immagini e si rivolge a tutti, abitanti e cittadini temporanei, che Matera accoglie volentieri in un anno speciale, in cui l’intera comunità è impegnata nel viaggio verso l’Europa.
Al riguardo, Paolo Verri, Direttore del Comitato Matera 2019, spiega come mettere ‘al centro della programmazione culturale del 2014 la mostra su Pasolini e il “Vangelo secondo Matteo” è frutto di una scelta che immagina per Matera città candidata a capitale europea della cultura un ruolo preciso per chi intenda usare la cultura per migliorare radicalmente la società.
La fuga in Egitto,dintorni di Barile
Si tratta innanzitutto non avere paura delle proprie radici, delle proprie contraddizioni: tra i temi della candidatura almeno due sono strettamente legati al lavoro dell’intellettuale friulano, ovvero Futuro remoto e Radici e percorsi. Il volto di Irazoqui nel ruolo di Gesù è ancora oggi tra i più profetici, e testimonia del fatto che la storia del Figlio di Dio si ripete tutti i giorni, in tutte le civiltà, e che il Grande Codice – come lo definisce Northrop Frye – è un linguaggio immanente ai luoghi e alle persone. Insieme, il lavoro di Pasolini non è solitario, ma generato da un contesto nazionale che gli è molto noto. Il ruolo dell’artista è non è quello di intrattenere, ma di far pensare, di mettersi in gioco e di far mettere in gioco la comunità in cui si inserisce.

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Questa volontà, molto forte cinquanta anni fa, oggi torna – finalmente! – a far capolino nella cultura contemporanea, riprende il filone della responsabilità dell’intellettuale, e invece di accentuarne il distacco dal resto della società (come era in qualche modo accaduto con le avanguardie tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta) gli richiede di immergersi preventivamente nei bisogni del quotidiano e di chiedere al pubblico di non costituirsi ad acquirente preventivo della sua opera ma a coproduttore della medesima. Visto con questi occhi, il “Vangelo” di Pasolini è opera doppiamente fatta in casa, con una selezione di attori tra la cerchia più vicina dei familiari e degli amici e un gruppo di comparse rigidamente selezionato sul territorio.
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Ogni scena ha dunque una tripla lettura: quella artistica; quella teologica; quella sociale. Il linguaggio è semplicissimo, quasi puro, un “grado zero” della scrittura cinematografica, tanto da rendere fruibile il film ad ogni tipo di pubblico. La mostra lo fa capire benissimo, ed è importante per Matera 2019 che la mostra stessa sia stata del tutto creata e costruita con competenze locali collegate a esperti nazionali; è sempre più raro che una mostra sia costruita interamente da sud, ed è questo per noi un valore assoluto.

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Infine, c’è una ragione ancora più profonda che lega la candidatura al progetto di film di Pasolini. La ragione è la capacità di raccontare Matera come capitale universale, Gerusalemme in terra, città di tutti quanti vogliono mettersi in gioco sia come singoli che come membri di una comunità responsabile. A cinquant’anni di distanza, quella potenziale utopia vorremmo che con la candidatura a capitale europea diventasse pratica. Matera si offre come luogo di sperimentazione, consapevole delle sue contraddizioni, delle sue incapacità, certo anche della sua bellezza, della sua regola dell’accoglienza e della forza di dire il vero. Anche quando costa caro, e si paga con la vita, per tutta la collettività.’
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Per comprendere tutto il primo cinema di Pasolini, la riflessione sulle nuove tecniche di immagine è al centro della grande sezione dedicata alla scultura contemporanea e permette di osservare diversamente Il Vangelo secondo Matteo proprio a partire dalla installazione presente nella chiesa del Carmine, che apre l’intera mostra richiamando le immagini e le sculture delle sale.
L’allestimento si distingue per una forte connotazione multimediale e interattiva basata sul modello delle stazioni creative in un linguaggio coerente, coordinato, segnato graficamente e, allo stesso modo, anche attraverso speciali percorsi guidati.
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L’ultima sezione approfondisce la scultura contemporanea del “Gruppo Uno”, fondato a Roma nell’ottobre del 1962 da Gastone Biggi, Nicola Carrino , Nato Frascà, Achille Pace, Pasquale Santoro, Giuseppe Uncini, già operanti “oltre la pittura informale”, con interessi ottico-percettivi (Biggi, Frascà, Pace, Santoro) e materico-oggettuali (Carrino, Uncini), indaga sul rapporto arte-società e propone l’analisi dei processi del fare e del vedere in una sua particolare area, differenziata sia dalla Op Art che dalla Pop Art, attraverso l’uso della forma geometrica primaria e dei materiali tradizionali e contemporanei.
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Dal 1965, Carrino, Frascà e Uncini sviluppano la ricerca sulla tridimensione in rapporto allo spazio ambientale, esplicando inoltre attività didattica e di collaborazione nell’architettura e nella comunicazione visiva, cinema compreso. Una appendice di questa sezione, con riferimenti a Pasolini, si trova al MUSMA-Museo della scultura contemporanea.

Didascalie immagini

  1. Locandina mostra Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo cinquant’anni dopo
  2. Pier Paolo Pasolini insieme a Elsa Morante, Susanna Paolini e Graziella Chiarcossi (Fotografia di Angelo Novi / Cineteca di Bologna)
  3. Pasolini con un gruppo (Fotografia di Angelo Novi / Cineteca di Bologna)
  4. Veduta (Fotografia di Aldo La Capra)
  5. La fuga in Egitto,dintorni di Barile (Fotografia di Angelo Novi / Cineteca di Bologna)
  6. Il Miracolo della moltplicazione dei pani e dei pesci. Catanzaro, Le Castella (Fotografia di Angelo Novi / Cineteca di Bologna)
  7. La disperazione delle Pie Donne ai piedi della Croce (Fotografia di Angelo Novi / Cineteca di Bologna)
  8. Il costumista sistema il copricapo del sacerdote (Fotografia di Angelo Novi / Cineteca di Bologna)
  9. Viaggio in Lucania. Matera 1960 (Fotografia di Mario Carbone)
  10. Viaggio in Lucania. Matera 1960 (Fotografia di Mario Carbone)
  11. Viaggio in Lucania. Matera 1960 (Fotografia di Mario Carbone)

In copertina:
Pasolini con un gruppo, particolare (Fotografia di Angelo Novi / Cineteca di Bologna)

SEZIONI MOSTRA
(courtesy Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata)
 

La prima sezione della mostra, nella Sala Pascoli, si intitola La Fulgorazione figurativa. Il cinema di Pasolini 1960/1964
e racconta il cinema prima del Vangelo in chiave artistica e ‘sacra’: un avvicinamento al Vangelo reso possibile anche da una riduzione realizzata ad hoc dei primi film del regista friulano. Narratore della sala è il critico cinematografico Serafino Murri.
Sul primo grande schermo scorre il montaggio delle scene di Accattone, Mamma Roma, La Rabbia e qualche scena tratta da Profezia.
Sall’altra parte della sala, sul secondo grande schermo, le forti immagini de La Ricotta (episodio di Ro.Go.Pa.G, del 1963, sequestrato subito dopo l’uscita nelle sale, per il quale Pasolini fu condannato per vilipendio alla religione di stato poi assolto in appello proprio durante le riprese del Vangelo).
Nei quattro monitor presenti il montaggio di icastiche scene di alcuni film nei quali Pasolini recita come attore (il Gobbo e Requiescant dell’amico Carlo Lizzani che girò a Matera un importante e pionieristico documentario nel 1949, Edipo Re e il Decameron entrambi da lui stesso diretti); diverse interviste al regista, brani di repertorio, cinegiornali e interviste originali. Molti brani riguardano il caso de La Ricotta, il processo e a campagna stampa.
Nei due grandi espositori presenti nella sala son conservati documenti originali riguardanti cinema e arte, mentre alle pareti interne degli espositori sono collocati otto disegni di Pasolini, tra i quali due autoritratti (1959, 1975) e tre ritratti di Roberto Longhi.
Nelle teche, testi originali dattiloscritti provenienti dal Fondo Pasolini conservato presso l’Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux di Firenze; le prime edizioni delle sceneggiature di Accattone (con copertina e presentazione di Carlo Levi) e Mamma Roma. Una selezione di materiali per la pubblicità della casa di produzione Arco Film di Afredo Bini, che produsse tutti i primi film del regista, disegnati da Achille Perilli, uno dei maestri presenti nella sezione scultura della mostra. Per questa ragione, nella teca successiva,si trova  un piccolo olio del maestro.
La selezione di documenti fotografici (dall’archivio della galleria La Nuova Pesa e dall’Archivio Scialoja) testimonia il rapporto tra Pasolini e il mondo dell’arte nei primi anni Sessanta.
Sulle pareti esterne degli espositori gigantografie di particolari momenti ‘fuori scena’ de La Ricotta (Orson Welles e Pasolini) e la riproduzione delle Deposizioni dei pittori Rosso Fiorentino e Pontormo che Pasolini mette in scena come spettacolari tableaux vivants nello stesso film.
Lungo le pareti della sala, in particolari pannelli auto illuminati (le sale sono in penombra per favorire la percezione delle proiezioni) tredici grandi fotografie illustrano aspetti inediti della vita culturale e sociale del regista, ‘sorpreso’ anche al momento del voto o nei panni del pistolero messicano, o seduto ad un convegno sulla censura in compagnia di Elsa de Giorgi.
Infine, nella postazione multimediale della sala sono presenti brani delle interviste originali a Fofi, Murri, in dodici diverse clips.

La seconda sezione si intitola Da Roma ad Assisi alla Palestina: l’ideazione del Vangelo
e si snoda in tre diverse salette dove si racconta l’ideazione del Vangelo attraverso i fondamentali rapporti che il regista ebbe tra 1962 e 1964 con la comunità raccolta attorno a Don Giovanni Rossi, fondatore della Pro Civitate Christiana, che invitò Pasolini ad Assis, lo sostenne successivamente, incoraggiandolo anche a compiere un ‘pellegrinaggio’ in Palestina (in compagnia di un sacerdote biblista e di un volontario con i quali il regista ebbe un intenso scambio epistolare), per conoscere i luoghi del Vangelo.
Narratore di questa sezione è Padre Virgilio Fantuzzi, critico cinematografico della rivista La Civiltà Cattolica e amico di Pasolini.
Nello schermo, posto in una piccola sala cinematografica, viene proiettata la riduzione in 30 minuti del documentario Sopralluoghi in Palestina, diario del viaggio in Terrasanta compiuto da Pasolini con don Andrea Carraro e il volontario Lucio Caruso, nell’estate del 1963.
Due monitor permettono di conoscere il racconto di una volontaria di Assisi, Gianna Galiano, che ricorda l’arrivo di Pasolini alla Cittadella nell’ottobre del 1962, ma anche di ascoltare le parole di monsignor Angelicchio e di vedere brani della Rabbia, dedicati a Papa Giovanni XXIII. Sulle pareti, oltre al viaggio in Palestina, le fotografie raccontano di Don Giovanni Rossi ad Assisi e dell’apertura del Concilio Vaticano II.
All’interno delle teche, e nel touch screen, lettere originali di Lucio Caruso a Pasolini, materiali originali di preparazione del Vangelo secondo Matteo (elenco dei personaggi) e documenti su Don Giovanni e il suo rapporto con Pasolini.

La terza sezione si intitola Matera come Gerusalemme 
e si racconta la produzione e realizzazione del Vangelo. Narratore è Ermanno Taviani, storicoe esperto di cinema con il compito di sintetizzare i contenuti e il percorso di lettura.
Nello schermo appare la sovrapposizione dei luoghi del Vangelo alla Matera di oggi, sulle pareti ventinove fotografie di Angelo Novi che fu fotografo di scena ufficiale di tutti i primi film di Pasolini, da Mamma Roma in poi, Le fotografie di Novi, conservate presso la Cineteca di Bologna, illustrano anche i momenti fuori scena e, di particolare effetto, spiccano le fotografie a colori, pressochè inedite.
In mostra anche i costumi del film, disegnati da Donati e scelti insieme a Gulia Mafai.
I monitor ospitano una sintesi di Comizi d’amore di Pasolini, le interviste agli attori del Vangelo, testimonianze di ieri e di oggi.
Alcentro della sala un allestimento con la macchina da presa Arriflex di Pasolini e altri oggetti, prestati insieme a manifesti originali dalla Cineteca Lucana di Gaetano Martino.
Nella prima teca pagine della sceneggiatura originale con appunti manoscritti di Pasolini a confronto con pagine della sceneggiatura con commenti dei sacerdoti che consigliarono e assistettero il regista. E ancora materiali inediti che riguardano la lavorazione a Matera (richiesta di ambienti, permessi) oltre alle lettere ricevute dal regista nelle settimane trascorse tra i Sassi, tra le quali un telegramma di Calvino e una lunga lettera di un giovane ‘critico’ che propone una sua recensione, Giampiero Brunetta.

La quarta sezione, intitolata Il Vangelo nella critica del tempo
racconta la ricezione del film, la presentazione, con i consueti clamori, polemiche e gazzarre fasciste,al Festival del Cinema di Venezia in cui riceve diversi premi tra cui quello della Critica ma non il Leone d’Oro (vinto da Antonioni con Deserto Rosso). La critica del tempo coglie immediatamente la grandissima importanza del film, tradotto in breve tempo in più di 50 lingue. Il Vangelo riceve l’ambito premio della critica cattolica (OCIC). Nella sala si narra della fredda accoglienza di certa parte della critica marxista, che legge nel capolavoro un cedimento del pensiero del regista comunista, si racconta della presentazione a Parigi a Notre Dame e dell’intervento di Jean Paul Sartre in difesa del Vangelo. Narratore in questa sala è nuovamente Serafino Murri, critico cinematografico.
Nel grande schermo una riduzione del Vangelo secondo Matteo a cura di Studio Antani, che evidenzia gli spezzoni lucani e materani del film di Pasolini.
Nei tre monitor in dotazione alla sala l’intervista a Mino Argentieri, critico cinematografico che nel 1964 era il critico de L’Unità e di Rinascita, che ricorda anche le sue recensioni di allora, da Venezia. Spezzoni dell’intervista a Fantuzzi; intervista a Pasolini, alla madre Susanna Colussi e un documento riguardante la serata parigina svoltasi in dicembre.
Sulle pareti, come nella sala precedente, le fotografie straordinarie di Angelo Novi.
Nelle teche del primo espositore sono esposte le lettere relative al premio dell’OCIC, lettere di Caruso, la prima edizione della sceneggiatura curata da Giacomo Gambetti, la lettera scritta da Pasolini a Don Giovanni dopo il film. Sulla parete esterna una gigantografia a colori di uno dei fotogrammi della Strage degli innocenti, mentre all’interno il montaggio dei principali articoli in versione originale della rassegna stampa del 1964.
Nelle teche del secondo espositore si comincia a parlare di Matera anche attraverso le lettere che delle bambine di Ravenna scrissero al Prefetto della città proprio nel 1964 per avere notizie (rintracciate nell’Archivio di Stato di Matera). Esposta anche la risposta del Prefetto e la cartina della città che intese inviare alle bambine. Riviste illustrate, un fascicolo turistico estremamente interessante e le prime fotografie che documentano la città in uno dei suoi momenti più complicati: ovvero quello dello svuotamento dei Sassi. Al proposito la rivista Basilicata che nel 1966 pubblica l’intervento in senato di Carlo Levi, del quale è esposto un autoritratto del 1949. Nella teca esterna il volume del Cristo si è fermato a Eboli in prima edizione.

La quinta sezione riguarda Matera e si intitola Il sole ferocissimo e antico di Matera
e racconta della città incontrata da Pasolini attraverso diverse rappresentazioni e documenti un’occasione per rileggere le vicende del set tra i Sassi, un momento molto importante nella storia di Matera, negli anni della vergogna nazionale, dello svuotamento e abbandono degli antichi rioni.
In sala documenti originali, fotografie inedite su Matera, disegni e dipinti degli artisti che hanno l’hanno guardata e attraversata in quegli anni: Luigi Guerricchio, Mauro Masi, Antonio Masini, Rocco Falciano, Carlo Levi.
Nello schermo Matera nel cinema: la riduzione delle pellicole girate prima del Vangelo, montaggio di sequenze tratte da La Lupa, di Alberto Lattuada (sceneggiatura di Moravia, amico di Pasolini e marito di Elsa Morante) nel 1952; Il Conte di Matera di Luigi Capuano del 1957; Gli anni Ruggenti di Luigi Zampa del 1962; il Demonio di Brunello Rondi del 1963.
Uno schermo di monitor più grande contiene l’intervista a Amerigo Restucci, più di un narratore, a cui è lasciato lo spazio per raccontare un momento speciale nella storia di Matera e anche la propria esperienza.
Nei sei monitor importanti materiali di repertorio e di archivio (Rai, Istituto Luce, Cineteca Lucana, Rocco Brancati), spezzoni dei documentari di Ivens per ENI e Lizzani e interviste a Goffredo Fofi, e a Mario Rivelli. Interviste di Trufelli ai bambini dei Sassi e ancora immagini come quelle dei nuovi quartieri dello ‘sfollamento’ Sassi, il progetto della chiesa di San Rocco, che si deve a Masciandaro e i temi sociali: come il lavoro delle donne e la scuola, Tra gli altri materiali anche la lettera recante le dimissioni del pittore Luigi Guerricchio, consigliere comunale all’inizio degli anni Sessanta insieme a recensioni di mostre del 1964.

L’ultima sezione, al secondo piano, nella Sala delle Arcate e Saletta Mons. di Macco è intitolata Tra Gruppo Uno e Gruppo 63. Nuove tecniche di immagine. Sculture di Gastone Novelli, Achille Perilli, Toti Scialoja. Nicola Carrino, Nato Frascà, Pasquale Santoro, Giuseppe Uncini.
Sono esposte 103 opere di grandi protagonisti della scena artistica dei primi anni Sessanta. Per raccontare attraverso la scultura contemporanea il dibattito sulle nuove tecniche di immagine che si riflette nello straordinario film di Pasolini. Narratore uno dei protagonisti, Nicola Carrino che introduce con sapienza alla mostra che ha un’importante appendice nel MUSMA-Museo della scultura contemporanea. 

Dove e quando

  • Fino al: – 09 November, 2014