Nelle sale del complesso museale di Santa Maria della Scala a Siena è in mostra la prima rassegna antologica dell’artista satirico Sergio Staino. Il titolo dell’evento “Satira e sogni” condensa le due tematiche su cui verte la poetica di più di trecento opere in mostra, dagli acquerelli alle recenti opere digitali.

Staino è onorato di poter essere protagonista di una rassegna che si svolge nel territorio natio e che non vuole sia solo una retrospettiva ma l’evento embrionale di un futuro aperto alle tecnologie attuali, cui lo stesso artista ha dovuto adeguarsi a causa di un problema alla vista che intorno all’anno 2000 lo ha obbligato a ricorrere a mezzi digitali. Ha dovuto rinunciare alla matita e alla china e ha pensato che la tecnologia rappresentasse solo un ripiego triste e sterile, ma si è presto ricreduto scoprendo “le mille occasioni di raccordo, di confronto e di cambiamento che il touch screen mi offriva.” Ha imparato a scannerizzare e ad apprezzare la penna elettronica, coniugandola anche con gli imperituri e informi acquerelli in una materia esplorata ancora da pochissimi artisti e che adesso grandeggia negli antichi spazi senesi.

Le prime strisce a fumetti sono realizzate negli anni Settanta per la rivista italiana Linus e hanno come protagonista l’alter ego dell’autore (somigliante però a Umberto Eco): Bobo, intellettuale e ferreo sostenitore del Partito Comunista Italiano, che ironizza causticamente sulle vicende di politica italiana ed estera ma non risparmia neanche l’amata sinistra, come nell’immagine più recente tratta da Il Venerdì di Repubblica in cui si adira contro il Pd sbattendo il pugno sul tavolo davanti ai familiari attoniti. Sempre dal Venerdì è tratta la vignetta in cui un Bobo ancora più massiccio e burbero esorta il figlio a non porre domande difficili perché in tempi come i nostri le risposte scarseggiano. Nella prima striscia di Bobo del ’79, invece, l’omone barbuto è ancora alla ricerca della sua identità e fa i conti con i suoi crucci amletici fumando una sigaretta dopo l’altra.

Linus rappresenta per l’artista di Piancastagnaio un traguardo inaspettato, che lo pone al fianco di grandi autori americani e italiani come Crepax e Lunari e diventa presto “la fatina” che risolve i suoi problemi, esternati attraverso la caricatura “bobesca” che incarna catarticamente disavventure personali e verosimili oltre che rilevanti testimonianze del costume politico del tempo in Italia. Qualcuno sostiene che il nome Bobo, in genere affibbiato agli orsacchiotti, alluda all’aspetto e al temperamento da orso che caratterizzano il personaggio, mentre qualcun altro ha pensato anche al significato di allocco e scemo del villaggio cui rimanda il termine portoghese “bobo”. Ma l’alter ego di Staino è tanto di più. Persino Umberto Eco ha affermato che lo storico che si occupa della generazione italiana non può non tener conto del polemico Bobo, “forse più dei libri di Toni Negri, dei discorsi di Berlinguer o delle annate di Lotta continua.”¹ Così l’esposizione è aperta da un arco trionfale su cui troneggia Bobo, con la testa appoggiata al mento come Il pensatore di Rodin, ad alludere già dall’inizio alla complessità dei tempi attuali, così tormentati da impensierire animi e coscienze. Presenziano poi le sagome dei protagonisti della vita politica e istituzionale italiana degli ultimi controversi trent’anni.

Nelle prime sale compaiono le storie degli anni di Linus e quelle de L’Unità, accomunate dall’utilizzo degli strumenti tradizionali del disegno, come la penna, la china e i pennarelli. Seguono i riferimenti all’attività legata al cinema, come lo schizzo preparatorio per un film che egli stesso ha girato: “Cavalli si nasce”, del 1988; è visibile anche la pellicola e l’autentico storyboard, costituito da cinque quaderni con scene del film acquerellate.
Le nuove tecnologie vengono utilizzate per la prima volta nella “Storia di Montemaggio”, racconto di eccidio partigiano pubblicata da L’Unità ed esposta con un volume in una sala della mostra; la nuova tecnica combina acquerello e digitale: con la penna a china vengono stesi i tratti sommari dell’immagine, con l’acquerello vengono colorate le parti che completano le figure e con il touch-screen, dopo che l’opera è stata scannerizzata, sono rifiniti o corretti i particolari.

La sequela delle opere in digitale è conclusa dai fondali teatrali realizzati per la Rassegna del Premio Tenco del 2006 e del 2007 al Teatro Ariston di Sanremo, che con echi delicati e surreali rivelano grande passione per la musica, mentre la mostra si conclude con le vignette del Bobo più maturo, accompagnate da un testo dello stesso Staino che ci rammenta: “Una mela al giorno toglie il medico di torno. Una vignetta, sempre al giorno, funziona ancora meglio.”
Didascalie immagini
- Sergio Staino, Manifesto contro il consumo indiscriminato di suolo, 2013
- Sergio Staino, Dimensione Agricoltura, 2012
- Sergio Staino, la prima striscia di Bobo, Linus 1979
- Sergio Staino, Il Venerdì, 2014
- Sergio Staino, schizzo preparatorio per il film
In copertina:
Sergio Staino, Manifesto contro il consumo indiscriminato di suolo, 2013, particolare
Note
¹ Dal saggio “Il racconto della mostra” di Maurizio Boldrini
Orari:
tutti i giorni,10.30 – 18.30
Dove e quando
Evento: SERGIO STAINO Satira e sogni
- Fino al: – 03 November, 2014
- Sito web