Gli uomini frettolosi di oggi sapranno penetrare nella sua opera, nel suo universo?
(Marc Chagal, 1947)

Fra le mostre attese in autunno, certamente spicca la milanese dedicata a Marc Chagall  (Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 28 marzo 1985) che, con oltre 220 opere, è la più ampia retrospettiva italiana dedicata al pittore russo naturalizzato francese, l’intera espressione artistica partendo dal 1908  – data di Le petit salon il suo primo quadro- fino alle monumentali opere degli anni Ottanta, quell’arte che è un metissage fra le culture e le tradizioni e nella volontà di fare della contaminazione un valore. La radice della sua modernità in un linguaggio in grado di esprimere alcuni interrogativi ancora irrisolti.
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“Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985”, un completo percorso cronologico nato da un interrogativo e da un’esigenza: comprendere quale fu la forza che gli permise – nonostante la sperimentazione dei linguaggi di tutte le avanguardie – di restare sempre così coerente con se stesso, sempre curioso di tutto ciò che lo circondava, sviluppando un tratto immediatamente riconoscibile, così universale da essere amato da tutti e da tutti conosciuto e riconosciuto rimanendo fedele a se stesso nonostante aver attraversato le due grandi guerre, catastrofi, rivoluzioni politiche e tecnologiche. L’esigenza, invece, è stato individuare nella sua opera il segreto della poesia di un ‘uomo fragile che pure seppe mantenersi sempre fedele alla propria tradizione e, insieme, alla propria umanità in un mondo scosso da catastrofi indicibili e fino ad allora inimmaginabili.
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Una nuova interpretazione del linguaggio di Chagall, di cui proprio quella vena poetica si è andata costruendo nel corso del Novecento attraverso la simbiosi delle maggiori tradizioni occidentali europee: dall’originaria cultura ebraica, a quella russa, all’incontro con la pittura francese delle avanguardie.
Le sezioni partiranno dalle opere degli esordi realizzate in Russia; durante il primo soggiorno francese, e il successivo rientro in Russia fino al 1921; con l’autobiografia scritta da Chagall al momento del suo
definitivo abbandono della Russia, si aprirà il secondo periodo del suo esilio, prima in Francia e poi, negli anni ’40, in America dove vivrà anche la tragedia della morte dell’amatissima moglie Bella; con il rientro in Francia e la scelta definitiva di stabilirsi in Costa Azzurra Chagall ritroverà il suo linguaggio poetico più disteso, rasserenato dai colori e dall’atmosfera del Midi. 
Un percorso che offrirà ai visitatori la possibilità di approfondire come per Chagall fosse possibile – pur vivendo in un perenne esilio – non smarrire mai il filo rosso che gli tenne sempre nel cuore il bimbo che era stato; come seppe mantenere intatta, attraverso il tempo e le vicissitudini terribili che attraversarono la sua esistenza, la forma dello stupore, la gioia della meraviglia di fronte alla natura e all’umanità e, insieme ad esse, la fiducia di credere e di provare in tutti i modi a costruire un mondo migliore.
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La sua originalissima lingua poetica, nata dall’assimilazione delle tre culture cui appartiene: la cultura ebraica (dalla cui tradizione visiva dei manoscritti ornati egli trae gli elementi espressivi, non prospettici a volte mistici della sua opera); la cultura russa (cui attinge sia attraverso le immagini popolari dei luboki che attraverso quelle religiose delle icone); la cultura occidentale (in cui assimila grandi pittori della tradizione, da Rembrandt come gli artisti delle avanguardie che frequenta con assiduità).
Il senso della meraviglia di fronte alla natura, di stupore di fronte alle creature viventi che lo colloca più vicino alle fonti medievali che a quelle novecentesche.
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Fiori e animali, presenza costante nei suoi dipinti, gli consentono da una parte di superare l’interdizione ebraica della raffigurazione umana, mentre dall’altra, come nell’antica cultura medievale russa, essi divengono le metafore di un universo possibile in cui tutti gli esseri viventi possono vivere pacificati e, come scrisse Giovanni Arpino: “L’anima di Chagall è un’anima belante, tanto mite quanto invincibile perché sfugge agli orrori, alle insidie, agli oltraggi (…) Il suo paradiso è un Aldiquà che raccoglie i simulacri della vita, è un luogo fisico che diventa metafisico proprio perché noi tutti l’abbiamo ucciso durante la vita quotidiana”. 
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Promossa dal Comune di Milano-Cultura, è organizzata e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, Arthemisia Group e GAmm  Giunti,  è ideata da Claudia Zevi & Partners e curata da Claudia Zevi con la collaborazione di Meret Meyer sarà a .Palazzo Reale dal 17 Settembre 2014 al 1° Febbraio 2015

Didascalie immagini

  1. Marc Chagall L’ebreo in rosso 1915,
    olio su cartone San Pietroburgo, Museo di Stato Russo
    (© Chagall ®, by SIAE 2014)
  2. Marc Chagall Il compleanno 1915,
    olio su cartone The Museum of Modern Art, New York. Acquired through the Lillie P. Bliss Bequest, 1949
    (© 2014. Digital image, The Museum of Modern Art, New York/Scala, Firenze © )
  3. Marc Chagall Il poeta giacente 1915,
    olio su cartone
    (© Tate, London 2014 © Chagall ®, by SIAE 2014)
  4. Marc Chagall La passeggiata 1917-1918,
    olio su tela State Russian Museum, San Pietroburgo
    (© Chagall ®, by SIAE 2014)
  5. Marc Chagall La mucca con l’ombrello 1946,
    olio su tela New York, The Metropolitan Museum of Art, Bequest of Richard S. Zeisler, 2007 (2007.247.3)
    (© Chagall ®, by SIAE 2014)

In copertina:
Un particolare di: Marc Chagall Il compleanno 1915,
olio su cartone The Museum of Modern Art, New York. Acquired through the Lillie P. Bliss Bequest, 1949
(© 2014. Digital image, The Museum of Modern Art, New York/Scala, Firenze © )

Dove e quando

Evento: Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985
  • Date : 17 September, 201401 February, 2015