In un’estate incerta da tutti i punti di vista (politico, economico, sociale…anche meteorologico) non farà di certo male fermarsi un attimo e guardarsi indietro. Cade quindi a proposito proprio quest’anno un anniversario importante, il novantesimo compleanno dell’Istituto Luce.

Per festeggiarlo, una mostra al Vittoriano, ideata da Istituto Luce-Cinecittà e con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, propone le immagini che hanno costruito l’immaginario sociale e culturale degli italiani.
Bastano i numeri per comprendere quanto il Luce sia stato, e continui ad essere presente nella nostra vita: quasi cinquemila ore di film e tre milioni di fotografie.
Ma come nasce questo monumento visivo del Paese?

Era il 1924 quando il giornalista Luciano De Feo ebbe l’idea di mostrare l’Italia agli italiani: fu così che nacque il SIC, il Sindacato di Istruzione Cinematografica, che aveva come scopo l’informazione e l’educazione del Paese.
Il tempo e le circostanze ci misero però lo zampino e De Feo propose la sua idea a Benito Mussolini che in quegli stessi anni stava lavorando alla costruzione del suo regime. Cosa di meglio, pensò forse Mussolini, che sfruttare anche l’informazione, e piegarla a suo piacimento?
Ecco allora che il SIC diventa un più ispirato e magniloquente Istituto Luce, L’Unione Cinematografica Educativa.

Le sue proiezioni, dal 1927, divennero obbligatorie in tutto il regno: è il momento dei cinegiornali, della propaganda, del Duce operaio, dei bambini che si chiamano Balilla e della guerra che non ammette sentimentalismi o paure.
“Si fa assoluto divieto di pubblicare fotografie di carattere sentimentale e commovente di soldati in partenza che salutano i loro cari” si raccomanda ai fotografi attivi in quegli anni.

Finisce la guerra però, e l’Istituto Luce sa rinascere, prendere le distanze (senza tuttavia rinnegare) quel passato così scomodo e raccontare un Paese in rovina che pian piano comincia a risollevarsi.
È forse la stagione più bella, quella che si ricorda con più nostalgia guardando le immagini della mostra: la ricostruzione, il boom economico, la sora Lella che cucina col sorriso sulla bocca, i divi del cinema italiano e statunitense, le tante meraviglie artistiche ed architettoniche d’Italia.
Una mostra che è insomma uno specchio, un album dei ricordi, una specie di carta d’identità collettiva.

Ad accompagnare l’esposizione un bel volume che non è solo un catalogo, ma quasi un romanzo fatto di immagini e parole, un libro che, come sottolinea l’introduzione, “parla dell’immagine. Nella dinamica degli elementi che hanno reso possibile la trasformazione dell’Italia e degli italiani di cui oggi vediamo i risultati, le immagini hanno avuto un ruolo centrale: tutte le immagini, da quelle imposte dalla propaganda a quelle nascoste tra le righe dei messaggi del potere, da quelle semplificate della didattica a quelle insidiose dei messaggi commerciali; poiché il nostro immaginario è fatto di immagini che abbiamo amato o odiato, desiderato o ignorato, indagato o solo pensato”.

Didascalie immagini
- Mussolini a Littoria per la trebbiatura del grano (1938) (© Istituto Luce)
- Guardie di frontiera Alpi occidentali (1940) (© Istituto Luce)
- Donna in Calabria (1951) (© Istituto Luce)
- Pio XII (1955) (© Istituto Luce)
- Gregory Peck a Roma (1959) (© Istituto Luce)
- Dal set de La dolce vita (1959) (© Istituto Luce)
In copertina:
Lavori nell’area archeologica del Foro di Traiano (1932)
[particolare]
(© Istituto Luce)