Gli alberi per me sono un’idea di scultura perfetta…

Uno degli spazi più scenografici del mondo è stato creato dall’uomo fra il verde di Boboli e la collina del Belvedere. Legato dalle mura e dai bastioni di quel Forte di Belvedere costruito “a guardia della città e del palazzo”, al giardino, al Palazzo Pitti e alla città che si piega sotto, quello spazio unico offre insolite prospettive e “mirabili artifici umani” ricchi di profondi linguaggi geometrici e alchemici.
Anatomia 2011 marmo bianco di carrara
Quello che ancora oggi possiamo vedere, grazie alla riapertura del Forte e del collegamento con il Giardino di Boboli, è una parte del programma urbano del Granduca Ferdinando de’ Medic,i creato grazie al linguaggio rinascimentale dei “mirabili” artifici umani che dialogano con la città, le sue forme, i suoi campanili, le sue prospettive. Confrontarsi oggi con questi perfetti equilibri, lavorando su questi “palcoscenici” unici al mondo, è un’impresa che non tutti possono affrontare e che non a tutti viene concessa. Sulla traccia della tradizione avviata nei decenni scorsi con le celebri esposizioni dedicate ad artisti come Henry Moore, Fausto Melotti, Beverly Pepper, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, arrivano sui bastioni del Forte di Belvedere e lo storico giardino di Boboli, i lavori dello scultore di Giuseppe Penone , uno degli artisti più affermati a livello internazionale.

Prospettiva vegetale’, è il grande progetto espositivo, curato da Arabella Nataseppe Penone Lini e Sergio Risaliti, promosso dal Comune di Firenze in collaborazione con la Soprintendenza del Polo Museale fiorentino, Opera Laboratori Fiorentini – Gruppo Civita, Lottomatica e organizzata da Once – Extraordinary Event.

Le opere dell’artista creano una nuova prospettiva volta ad alimentare un dialogo tra scultura, architettura e paesaggio, ma anche tra presente, passato e futuro. Il pubblico potrà muoversi tra i diversi spazi alla scoperta di Firenze e del suo skyline, seguendo il ritmo e la direzione delle opere di Penone, in cui visione e percezione sempre si rigenerano a partire da un rapporto profondo tra uomo e ambiente, tra corpo e natura vegetale.
Dopo i successi ottenuti con la mostra realizzata nei giardini della Reggia di Versailles e l’installazione delle opere permanenti alla Venaria di Torino, Penone si confronta ora con il parco storico di Boboli e con la sfida che Forte di Belvedere – restituito al pubblico lo scorso anno dopo una lunga chiusura – ha lanciato ad alcuni dei più grandi scultori del XX e del XXI secolo. A partire dalle sue prime esperienze giovanili, entrate da tempo nella storia dell’arte del XX secolo, l’artista ha intrapreso un lungo percorso segnato da un interesse profondo per il rapporto tra natura e cultura.
Giuseppe penone albero folgorato
Un rapporto profondo che è passato attraverso l’uso di molteplici materiali, da quelli dei protagonisti dell’Arte Povera, all’impiego delle materie classiche della tradizione scultorea: legno, bronzo, marmo. E sono questi i materiali dei suoi alberi, dei suoi lavori che come è stato detto nei celebri Alberi in legno, che ancora un gesto scultoreo ha riportato alla luce, liberandoli dalle travi già trasformate dall’azione dell’uomo; in quelli in bronzo che innestano nella tradizione scultorea antica le forme arboree; nei blocchi di marmo delle Anatomie, dove emergono sia venature minerali che antropomorfiche; fino ai magnifici disegni dove l’artefice imprime una traccia del proprio corpo che si espande, attraverso il tratto a grafite, riprendendo l’andamento della crescita dei fusti. Emozioni antiche che parlano un linguaggio ancestrale come quelle di Luce e ombra, il grande albero bronzeo creato quest’anno per Boboli dall’artista piemontese.

La sequenza delle installazioni preesistenti, cadenzate lungo l’asse spaziale e prospettico Est-Ovest del Giardino, da Pitti, alla Fontana del Carciofo, al gruppo vasca-obelisco, al Forcone fin su alla Dovizia, l’ha subito accolto e incorporato – come ha sottolineato la Soprintendente Acidini – come se ci fosse sempre stato. Come se ci fosse nato, organismo vegetale inorganico e dunque d’anomalo pregio, portando su con sé nel crescere il peso irragionevole della sfera lapidea. Non troppo diversamente – ma su scala minuscola – un tulipano nello spiccarsi dalla terra si fa carico, tra la foglia e lo stelo, di un sassolino o d’una piccola zolla intrappolata. Metafora, forse, della fatica d’innalzarsi verso il cielo contrastando la tenuta verso il basso dell’opaca e pesante materia, che questa città, dalla cultura radicata nel Neoplatonismo, può istintivamente comprendere e far propria.” Un linguaggio a contatto con la natura, dentro alla natura stessa, cimentandosi con insuperabile maestria con interventi in grandi spazi all’aperto, senza mai incrinare l’equilibrio antico che la caratterizza, ma riportandovi lo sguardo contemporaneo e la linfa vitale che lo contraddistinguono. In una prospettiva tutta da vivere e “sentire”.

Didascalie immagini

  1. Anatomia, 2011 marmo bianco di Carrara 310×172×156 cm Giardino di Boboli, Firenze 2014 (© Pietro Savorelli e Benedetta Gori )
  2. Giuseppe Penone, Albero folgorato, 2012 (© Archivio Penone)

In copertina:
Anatomia, 2011 marmo bianco di Carrara 310×172×156 cm Giardino di Boboli, Firenze 2014 (© Pietro Savorelli e Benedetta Gori )

Dove e quando

Evento: Propsettiva vegetale
  • Fino al: – 05 October, 2014