Nell’ affollato panorama estivo dei festival musicali tedeschi si colloca la quinta edizione dell’Estate Mozartiana del Teatro Nazionale di Mannheim.  All’interno della rassegna il teatrino di corte del palazzo di Schwetzingen ospita la prima della nuova produzione di “Mitridate, re di Ponto“.
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Dal Rinascimento fino al diciannovesimo secolo, accanto alle istituzioni ecclesiastiche,  le corti principesche furono i principali motori della vita musicale europea. Dalle corti italiane del seicento (in cui operò Monteverdi) a quella di Ludwig II, il giovane re di Baviera generosissimo mecenate del Wagner più maturo, il mecenatismo e la committenza dei principi  permisero ai protagonisti del panorama musicale del barocco e della età classica di dispiegare il proprio talento. Accanto ai  maggiori centri propulsori della cultura musicale europea, molti principati minori  dettero impulso allo sviluppo del teatro d’opera.
La Germania sud-occidentale offre un quadro interessante  di uno spazio ristretto e politicamente frammentato in cui convivono, competono, talvolta collaborano, centri artistici internazionali come le corti di Mannheim e Stoccarda e diversi altri centri di produzione culturale. Grazie al sostegno delle corti principesche, quest’area divenne nel diciottesimo secolo un polo di attrazione che attirò anche musicisti di rilievo, come per esempio Niccolo Jommelli di cui quest’anno ricorre il tricentenario dalla nascita, che fu Kapellmeister della Stuttgarter Hofkapelle dal 1753 al 1768 (per celebrarne la grandezza sono già in programma un “Fetonte” ancora a Schwetzingen a cura del Teatro di Heidelberg e il “Vologeso” all’Opera di Stoccarda nella prossima stagione).
La cittadina di Schwetzingen, a poca distanza da Heidelberg e Mannheim, ospitava la residenza estiva del Principe Elettore Palatino. Il complesso data al quattordicesimo secolo e raggiunse l’apice del suo splendore sotto il Principe Karl-Teodor (1724-1799), che trasformò la residenza in una lussuosa “Versailles in sedicesimo”, un capolavoro di eleganza ed armonia realizzato da alcuni fra i più rinomati architetti, paesaggisti e costruttori dell’epoca .
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Il piccolo e prezioso teatro di corte in stile neoclassico (anche se oggi chiamato Rokokotheater) è, assieme allo splendore del giardino barocco, il luogo di maggiore fascino del complesso di Schwetzingen. Una bomboniera con 500 posti, costruito alla metà del diciottesimo secolo dall’architetto di corte Nicolas de Pigage e primo teatro in Europa dotato di gallerie, è tuttora regolarmente in uso e restituisce l’ambiente in cui si svolgevano gli spettacoli teatrali in una corte settecentesca (innovazioni tecniche a parte).
Tornando a Mozart, egli fu a Schwetzingen tre volte,  nel 1763, nel 1777 e nel 1778. Il medesimo teatro della residenza estiva della corte di Mannheim ha accolto questa nuova produzione di “Mitridate, re di Ponto”.
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Il “Mitridate”, composto a soli 14 anni in appena cinque mesi, rivelò lo straordinario talento di Mozart. Si tratta di un’opera seria in tre atti, su libretto di Vittorio Amedeo Cigna-Santi basato a sua volta sulla traduzione di Parini della tragedia “Mithridate” di Jean Racine. Lo stesso libretto era già stato musicato in precedenza da Quirino Gasparini. L’opera fu commissionata per la stagione di carnevale del Regio Ducal Teatro di Milano (istituzione da cui poi nacque l’attuale Scala) e andò in scena il 26 dicembre 1770, ottenendo un successo fragoroso. Era nata una stella.
La trama è tipica da opera seria settecentesca. Mitridate, creduto morto nella guerra contro i romani, torna in patria e scopre che i figli Sifare e Farnace sono entrambi innamorati di Aspasia, sua sposa promessa. La contrapposizione di sentimenti fra padre e figli fa quindi da motore a tutta l’opera, con una caratterizzazione musicale dei personaggi che il giovanissimo compositore ricrea con stupefacente maturità; all’interno di un’opera ancora vicina alle forme del barocco, nelle generose colorature dell’aria di Aspasia “Al destin che la minaccia” (la prima aria dell’opera) già si avvertono gli accenti delle Konstanze che verranno.
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La potenza delle passioni  è rafforzata dalla regia di Nicolas Brieger. Una scena quasi fissa (di Raimund Bauer), rinserrata da pareti nere e diritte, fa da cassa di risonanza alla rappresentazione delle brame e degli impeti amorosi dei protagonisti. Il volto di Mitridate incombe titanico sullo sfondo, sorta di despota asiatico. Uno spettacolo solido e stringato, arricchito dalla bellezza austera dei costumi di Andrea Schmidt-Futterer. Fortunatamente limitate anche le divagazioni proprie di certe regie, come i guerrieri di Mitridate in versione samurai. Sicura e precisa la direzione di George Petrou alla guida dell’Orchestra del Nationaltheater di Mannheim e di un cast di livello, in cui spicca Mirko Roschkowski, un Mitridate convincente per autorità del gesto e della voce. Da sottolineare la prova del mezzo-soprano greco Mary-Ellen Nesi chiamata all’ultimo istante a prestare la voce di Sifare all’indisposto controtenore Zvi Emanuel-Marial; la potenza e l’espressività della sua interpretazione dell’aria di furore “Se ‘l rigor d’ingrata sorte” sono uno dei punti alti dello spettacolo. Da notare anche Eunju Kwon nei panni della principessa Ismene, per aderenza al personaggio ed eccellente tecnica vocale.
Successo di pubblico e applausi a scena aperta.
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Didascalie immagini

  1. Il castello di Schwetzingen, residenza estiva dell’Elettorato Palatino.
  2. Il teatro di corte
  3. Clint van der Linde (© Hans Jörg Michel/NTM)
  4. Cornelia Ptassek e Zvi Emanuel-Marial (© Hans Jörg Michel/NTM)
  5. Mirko Rischkowski, Cornelia Ptassek, Clint van der Linde e Zvi Emanuel-Marial (© Hans Jörg Michel/NTM)

In copertina:
Clint van der Linde in Mitridate, re di Ponto
[particolare]
(© Hans Jörg Michel/NTM)

Dove e quando