La mia statua del principe imperiale lascerà
una bella impronta dei tempi moderni per l’avvenire,
in essa ripongo tutto il mio sapere,
tutta la mia vita; essa sarà un tassello della mia gloria.
Jean-Baptiste Carpeaux
Nato a Valenciennes nella prima metà dell’Ottocento Jean-Baptiste Carpeaux è l’assoluto protagonista dell’esposizione che proprio in questi giorni, e fino al 28 settembre prossimo, si sta
svolgendo presso le sale del celebre Musée d’Orsay, che si staglia inconfondibile sulla tanto amata Rive Gauche parigina.
Personalità controversa e molto spesso contestata, Carpeaux si forma inizialmente sotto la guida dello scultore François Rude prima di vincere l’ambito Prix de Rome nel 1854 con l’opera Ettore implora gli dei a favore del figlio Astianatte. Ai vincitori del concorso spetta di diritto un soggiorno di quattro anni a Roma presso Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia, durante i quali dedicarsi al perfezionamento della propria formazione a contatto con i capolavori dell’antichità e dell’arte italiana, con l’obbligo di inviare regolarmente i propri lavori a Parigi. Tematiche come la mitologia e la storia antica, però, non suscitano nel giovane scultore un grande interesse o ammirazione e per di più Carpeaux arriva a Roma nel 1856, con ben due anni di ritardo.
Malgrado l’iniziale difficoltà a inserirsi all’interno di un ambiente poco adatto al suo carattere ribelle, l’artista riesce a instaurare solidi legami con alcuni degli allievi dell’Accademia di Francia. Ma soprattutto la capitale italiana è fonte di molteplici rivelazioni: prima fra tutte l’opera di Michelangelo al quale egli consacra un culto assoluto per tutta la durata della sua carriera; e non meno importante la vita quotidiana della città e del suo popolo che gli ispira numerosi studi dal vero. Carpeaux inizia tuttavia a farsi conoscere in maniera significativa solo dal 1857, quando invia a Parigi come saggio della sua attività, una delle sue opere più famose, il Pescatore con conchiglia.

Sempre a Roma l’artista immagina un gruppo scultoreo ispirato al XXXIII canto dell’Inferno di Dante, ovvero alla storia del conte Ugolino della Gherardesca condannato dall’arcivescovo Ruggeri degli Ubaldini a essere murato vivo insieme ai suoi figli e nipoti all’interno di una torre dove avrebbe divorato la sua discendenza prima di morire di fame.
Carpeaux convoglia nella sua opera la terribile atmosfera della narrazione dantesca e l’ispirazione michelangiolesca, rifacendosi allo stesso tempo al celebre gruppo scultoreo del Laoconte. La nascita dell’opera è però piuttosto travagliata e anche una volta raggiunta Parigi, nel 1862, essa riscuote un poverissimo successo di pubblico che non corrisponde affatto alle aspettative dell’artista.

Nel 1864 gli viene affidata la decorazione del coronamento della facciata sud del padiglione di Flora che avrebbe accolto gli appartamenti del principe imperiale. Si tratta di un frontone ornato da figure allegoriche, di un rilievo sull’attico e di un fregio di putti che brandiscono delle palme. Lo scultore realizza diversi schizzi preparatori per le figure del frontone ispirandosi alle allegorie del Giorno e della Notte, scolpite da Michelangelo per le Cappelle Medicee di Firenze. Contemporaneamente Carpeaux lavora all’altorilievo di Flora, passando da una composizione di stampo rinascimentale a una figura sorridente e vibrante di vita.
L’elaborato (inaugurato nel 1866) intende spezzare il vincolo di secolare asservimento della scultura decorativa all’architettura e diventa il manifesto di un eclettismo che rinnova in profondità la scultura moderna.
Accanto alle opere commissionate che lo tengono occupato costantemente, egli trova sempre il tempo per modellare e dare alla luce nuovi motivi di ispirazione religiosa. Il dualismo della sua arte,
sospesa tra pathos ed esaltazione della vita, si ritrova infatti espresso nella figura della Vergine Maria, rappresentata come protettrice materna, come Vergine addolorata o come Mater Dolorosa.
Allo stesso tempo Carpeaux è particolarmente apprezzato anche dai sovrani, ma nonostante si possa considerare il loro scultore preferito, non diventerà mai il loro statuario ufficiale. Affascinato dai fastosi ricevimenti al palazzo delle Tuileries o dai brevi soggiorni di Compiègne, dove si riuniscono le élite sociali e intellettuali, lo scultore moltiplica il numero dei disegni preparatori dal vero o a memoria.
Nel 1864, proprio durante una di queste “gite”, Carpeaux fallisce nel tentativo di far posare l’imperatrice per un busto, ma ottiene in compenso l’autorizzazione a ritrarre l’erede della dinastia. Il risultato è a dir poco originale: una statua che rompe con le precedenti raffigurazioni dei discendenti reali e che pone l’accento sull’accessibilità del giovane principe, rappresentato come un giovanotto dell’alta società vestito con un elegante abito civile, in compagnia di Néro, il cane dell’imperatore. L’effigie del principe riscuote un notevole successo, tanto che nel 1868 lo scultore ne realizza una variante in bronzo, senza il cane, destinata all’Hôtel de Ville di Parigi, successivamente distrutto nell’incendio del 1871. In un’epoca che vede la proliferazione di ritratti dipinti o scolpiti, l’artista ha profondamente rinnovato un genere considerato spesso di sussistenza. L’ispirazione dalla scultura francese del Settecento lo porta ad applicarsi nella realizzazione di busti solenni così come di composizioni più intime. Spesso prodotti in un violento
slancio di creatività, i suoi intensi ritratti e autoritratti appaiono agli occhi dei contemporanei come delle vere e proprie reincarnazioni palpitanti di vita. Lo scultore ripone tutta la sua attenzione nel restituire l’intensità di uno sguardo, la resa delle chiome o di un semplice sorriso. La vivacità e la ricchezza plastica dei busti di Carpeaux segneranno, infatti, tutta la nuova generazione di scultori degli anni ’80 dell’Ottocento.
Carpeaux partecipa inoltre a diversi concorsi nazionali e internazionali per la realizzazione di monumenti pubblici: fatta eccezione per il Watteau, Danza e la Fontana dell’Osservatorio molti progetti restano incompiuti, come testimonia tutta una serie di disegni e abbozzi che fanno luce su un aspetto importante della vita degli scultori della seconda metà dell’Ottocento, ovvero l’incessante ricerca di commissioni per sopravvivere. Il monumento al pittore originario di Valenciennes, Jean-Antoine Watteau, è un progetto che occupa lo scultore per buona parte della sua carriera. L’idea prevede una fontana sormontata dalla statua in piedi di Watteau: per lo studio della composizione Carpeaux effettua vari schizzi, ma la statua conosce una complessa realizzazione e sarà inaugurata solo nel 1879, quattro anni dopo la morte dell’artista.
Nel 1861 lo scultore viene coinvolto dall’architetto Charles Garnier, vincitore del concorso per la costruzione del nuovo Teatro dell’Opera di Parigi, nella realizzazione di uno dei quattro gruppi di tre personaggi destinati a ritmare la parte inferiore della facciata. Carpeaux presenta un progetto a dir poco audace: nove figure che avanzano senza rispettare la disposizione della facciata e che si slanciano in una sorta di girotondo attorno a un genio centrale formano la sua Danza.
Con grande libertà l’artista mescola fonti antiche a richiami contemporanei, ma all’inaugurazione dell’Opera riceve aspre reazioni da parte del pubblico, scandalizzato dal realismo dei nudi femminili. Il dilagare delle proteste spinge lo stesso Garnier a rimuovere l’opera dell’artista che, amareggiato, si rifiuta di realizzarne un’altra.
Nel 1867 l’architetto Gabriel Davioud incarica Carpeaux di realizzare il gruppo scultoreo che sarebbe andato a comporre una fontana collocata all’estremità sud dell’avenue de l’Observatoire. Il progetto conosce varie fasi evolutive prima di arrivare al plastico definitivo raffigurante la personificazione dei quattro continenti nell’atto di sorreggere la sfera celeste. Nasce così l’opera Le quattro parti del mondo che sorreggono la sfera celeste, per la quale Carpeaux compie numerosi studi, legati inizialmente alle tipologie etniche: per l’Africa e l’Asia egli utilizza, per esempio, dei modelli reali, di cui esegue anche dei busti. Le quatto allegorie non solo sono intente a danzare una carola ma girano anche su loro stesse. L’Europa appoggia a malapena i piedi per terra, l’Asia, con la sua lunga treccia, è quasi di spalle, l’Africa è di tre quarti, l’America, con le penne in testa, ha il corpo di profilo e il viso di fronte. Testimonianza della predilezione dell’artista per il movimento, la scultura ebbe un successo immediato e confermato dalle numerose edizioni apparse subito dopo.
Come ogni artista che si rispetti, anche Carpeaux dimostra di avere, nel corso della sua attività personale e professionale, una personalità piuttosto complessa, perennemente in oscillazione tra entusiasmo e abbattimento. Il suo atelier straripa di disegni, schizzi e soggetti modellati, spesso anche di carattere violento e cupo, un lato oscuro che lo scultore rivela in più occasioni, ma che è parte integrante della sua maestria e senza il quale non sarebbe riuscito a lasciare un segno così marcato nella storia dell’arte ottocentesca.
Didascalie immagini
- Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875) Pescatore con conchiglia, 1861-1862 Marmo, 92 x 42 x 47 cm,
Washington, D.C., The National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection, inv. 1943.4.89
(© Image courtesy of the National Gallery of Art, Washington) - Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875) Ugolino, anche detto Ugolino e i quattro figli, 1862 Bronzo fuso da Victor Thiébaut, 194 x 148 x 119 cm,
Parigi, Musée d’Orsay
(© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Jean Schormans) - Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875) Il Giorno e la Notte sull’esempio di Michelangelo Pietra nera e riflessi bianchi su carta grigio-bruna, 13,4 x 23 cm Parigi, Musée d’Orsay, RF 1243 /
Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875) Il trionfo di Flora, anche detto Flora Grande modello in gesso, 151 x 180 x 46 cm Parigi, Musée d’Orsay, RF 1951
(© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Thierry Le Mage / © RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski) - Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875) Il Principe imperiale e il suo cane Néro, 1866 Marmo, 140,2 x 65,4 x 61,5 cm,
Parigi, Musée d’Orsay, RF 2042
(© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Michel Urtado) - Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875) La Danza Modello originale in gesso, 232 x 148 x 115 cm,
Parigi, Musée d’Orsay, RF 818
(© Musée d’Orsay, dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt) - Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875) Le quattro parti del mondo che sorreggono la sfera celeste Modello in gesso
Parigi, Musée d’Orsay, RF 817
(© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski)
In copertina:
Jean-Baptiste Carpeaux (1827-1875) Pescatore con conchiglia, 1861-1862 Marmo, 92 x 42 x 47 cm, Washington, D.C., The National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection, inv. 1943.4.89
[particolare]
(© Image courtesy of the National Gallery of Art, Washington)
Dove e quando
Evento: Carpeaux (1827-1875), un sculpteur pour l’Empire
- Fino al: – 28 September, 2014
- Sito web