Quest’anno, la mostra dedicata alla fotografia, Summer of Photography, si schiude sull’universo femminile per esplorare la questione del ‘gender’. Il tema principale gravita attorno alla condizione della donna in ‘Woman: The Feminist Avant-Garde of the 1970s”, che offre una carrellata di opere, più di 400, di 29 artiste donne.
Il principio ispiratore dietro Woman esplora il concetto immaginativo della donna, e del suo divenire attraverso una dominazione visiva prettamente maschile. Tutte le opere provengono dal Sammlung Verbund di Vienna e rappresentano la prospettiva femminile da parte di un gruppo di artiste che raccontano come hanno saputo traslare uno stereotipo attraverso diverse espressioni visive.
Il direttore di Sammlung Verbund, Gabriele Schor, è responsabile per aver disegnato il movimento artistico femminile degli anni ’70 come un’Avant-Garde Femminista al fine di sottolinearne la caratteristica innovativa.
1 francesca woodman self portrait talking to vince
Molte delle opere sono di Francesca Woodman, fotografa americana, considerata un vero prodigio in un campo tanto insolito, conosciuta per le sue foto in bianco e nero e per i temi onirici e fantastici in cui raffigura prevalentemente se stessa.
Suicida a 22 anni, il pubblico conosce di lei soltanto un quarto delle 800 opere che ha prodotto durante la sua breve ma intensa vita. Woodman ci fa entrare nel suo universo surrealista, di cui sembra essere protagonista e prigioniera allo stesso tempo. Ci trasmette paura, incomunicabilità morte come soggetti principali attraverso i quali racconta la sua esistenza tormentata. Lenzuoli bianchi avvolgono i suoi protagonisti come nei quadri di Magritte. Le sue figure nascoste, ci richiamano alla mente cadaveri e fantasmi come nuovi protagonisti di un mondo in disfacimento. Le rovine e i contorni laceri che fanno da cornice a questi paesaggi, sembrano urlare un dolore sordo che invoca una sola certa purificazione: la morte.
2 cindy sherman untitled lucy
Altra artista che riscopriamo in questa mostra è sicuramente Cindy Sherman, da sempre considerata uno degli artisti più influenti e originali del nostro tempo.
Poliedrica e instancabile, la Sherman riprende personaggi reali e fittizi per trasformarli in nuovi soggetti, protagonisti di mondi kitsch e inondati di immagini, slogan e pubblicità.
Rivisitando ruoli e personaggi, soprattutto femminili, la Sherman smaschera il grottesco e il volgare, la sensibilità e la miseria, che si nascondono dietro ogni messaggio.
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Il tema femminile prende una dimensione più intimista in un’esposizione che si affianca a Woman dal titolo: “Where We’re at! Other voices on gender”.
Questa volta, il palcoscenico appartiene a fotografe e artiste-video di cultura africana, caraibica e pacifica che sviluppano il teorema femminile nella loro arte. Concepita come parte integrante di Summer of Photography, sulla tematica delle relazioni tra i generi, questa esposizione presenta il lavoro di artisti che hanno contribuito in maniera significativa alla partecipazione e visibilità delle donne nell’arte dopo gli anni ottanta.
Le artiste hanno deciso di mostrare la femminilità, ovvero, cosa significa essere donna tra culture e religioni diverse dove la discriminazione sessuale è spalmata su altri strati di discriminazione, dando vita ad un cocktail altamente tossico.
L’intolleranza razziale è mescolata all’intolleranza sessuale, il corpo femminile è visto come vera e propria gabbia che opprime e distrugge teneri embrioni che si dimenano all’impazzata per difendere il loro diritto di essere. L’individuo si contorce tra mille peripezie per arrivare a seguire dei dogmi inarrivabili perché dettati dall’ottusità e dall’odio.
Un antidoto per sopravvivere: essere se stesse, nuotare fino in fondo lontano da linee predefinite e aride per arrivare a costruire il proprio io. Una ricerca che aiuta a divenire, ad essere senza apparire, osando per potersi guardare indietro e riconoscersi e, finalmente accettarsi.
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Donne che hanno potuto emanciparsi per potersi guardare dall’esterno, non solo se stesse ma la loro condizione di donne, sono riuscite ad andare al di là del primo sguardo e hanno potuto parlare anche al mondo esterno della loro cultura oltrepassando l’ignoranza e la comoda commiserazione.
Finalmente queste artiste, queste donne, hanno parlato di loro, con fierezza e nobiltà, trasformando la tristezza e la durezza della realtà in poesia.
Summer of Photography  é aperta ai visitatori fino al 31 agosto 2014 al Bozar di Brussels.

Didascalie immagini

  1. Francesca Woodman, Self Portrait Talking to Vince, 1975–78 Black-and-white photograph (© Estate Francesca Woodman / Sammlung Verbund, Vienna)
  2. Cindy Sherman, Untitled (Lucy), 1975/2001 Gelatin silver print (© Cindy Sherman / Courtesy Metro Pictures, New York / Sammlung Verbund, Vienna)
  3. Zanele Muholi, Miss Lesbian I, 2009, C-type print Photograph: Sean Fitzpatrick (© Zanele Muholi)
  4. Angele Etoundi Essamba, Heritage 3, 1999, 70×100 cm, dibond et plexi (© Angèle Etoundou Essamba)

In copertina:
Zanele Muholi, Miss Lesbian II, 2009, C-type print Photograph: Sean Fitzpatrick
[particolare]
(© Zanele Muholi)

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