Sento dentro, ma come da lontano, la sua voce che mi sospira: “Guarda le cose anche con gli occhi di quelli che non le vedono più! Ne avrai un rammarico, figlio, che te le renderà più sacre a più belle!”
Luigi Pirandello da Colloqui coi personaggi (1915)
Trent’anni fa i fratelli Paolo e Vittorio Taviani con Kaos realizzavano l’opera cinematografica in assoluto migliore, forse l’unica, che abbia mai saputo portare davvero sullo schermo con tale fedeltà etica ed estetica lo spirito dell’universo letterario di Luigi Pirandello.
Il grande scrittore siciliano nonostante l’interesse della prima ora per la novità tecnologica ha avuto un rapporto conflittuale con il cinema, lo considerava poco più che un giocattolo da cui trarre facile guadagno e solo negli ultimi anni della sua vita ebbe a ricredersi intravedendone le potenzialità narrative, ma da esso fu tradito con film hollywoodiani che sempre a caccia del lieto fine snaturarono i suoi testi omettendo ogni ombra di malessere esistenziale.
Traendo spunto dalla raccolta Novelle per un anno i Taviani, con la collaborazione di Tonino Guerra alla sceneggiatura, hanno strutturato un film a episodi, legati dal filo narrativo del volo di un corvo1 che si libra nell’aria testimone degli eventi per cedere il passo solo nell’epilogo alla voce narrante dello stesso Luigi Pirandello, interpretato da un superbo Omero Antonutti.
Il tintinnare del campanello appeso al collo dell’uccello sembra richiamare da subito l’attenzione sulla presenza invisibile di una realtà che va oltre il tangibile.

Dopo la Sardegna di Padre padrone e la Toscana de La notte di san Lorenzo i Taviani volevano realizzare un’opera sulla Sicilia, terra con la quale avevano instaurato un rapporto speciale fin dagli esordi quando nel 1958 vi avevano girato il documentario Carvunara, firmato con l’amico Valentino Orsini, sulla vita dei carbonai siciliani.
Mentre giravano l’isola alla ricerca di un soggetto ideale con le novelle di Pirandello sul comodino si sono resi conto che nella sua opera erano già presenti tutti gli elementi che andavano cercando, la magia di quell’antica terra amata dove tutto appare eternamente immobile e l’amarezza di viverci.
Non sono scelte a caso le parole che aprono il primo episodio, Maragrazia rivolta ai figli in America paragona le due sponde dell’oceano con un “vostra terra d’oro, …nostra terra di pianto”.

Una profonda conoscenza dell’opera di Pirandello ha permesso ai Taviani di essere fedeli allo spirito della sua Sicilia tradendo completamente il testo, smembrando e accorpando in molti casi novelle diverse per restituire un racconto originale arricchito dai temi cari da sempre al loro Cinema, come l’importanza di coltivare l’utopia e l’aspirazione a un’eguaglianza sociale del tutto assente nella visione del mondo pirandelliana.
Il primo episodio L’altro figlio affronta il dolore dell’emigrante di dover abbandonare l’amara terra di Sicilia spogliando il Risorgimento di ogni enfasi agiografica, mostrando che l’eroico passaggio di Cunebbardo2 non ha tolto la miseria; come ogni guerra ha seminato morte dando modo agli istinti peggiori dell’uomo di manifestarsi, e per la povera gente poco è cambiato oltre la testa coronata sul trono.

Mal di luna introduce l’elemento fantastico e superstizioso presente nella cultura contadina con venature cupe che sfiorano il cinema horror, La giara con tono umoristico mette in scena il conflitto tra il latifondista Don Lollò e i suoi mezzadri attraverso Zi Dima e il suo ‘eucaristico’ mastice miracoloso, Requiem suggerisce l’origine della mafia mostrando la coalizione tra potere politico e religioso al servizio delle baronie contro legittime rivendicazioni dei contadini di montagna, infine l’epilogo Colloquio con la madre è una vera e propria perla d’arte cinematografica che rappresenta nella sua essenziale semplicità un distillato inesprimibile sulla dolorosa bellezza di esistere.

Il nucleo centrale dell’episodio finale si ispira alla novella Colloqui coi personaggi (1915) ma l’atmosfera onirica sospesa nel tempo che lo pervade è mutuata dal racconto Una giornata (1935), sullo schermo è Pirandello stesso a tornare in Sicilia richiamato da una presenza silente, “ombre nell’ombra mi guardavano” che si rivela poi essere la madre defunta.
Nel corso del loro dialogo tardivo e insperato lo scrittore esprime l’essenza stessa della perdita, quello che forse nella sua visione laica è il vero distillato del dolore davanti al lutto: dal momento che la madre ha lasciato questa vita non può più pensare al figlio dal suo angolo abituale, scomparso dai pensieri della madre per sempre in fondo il vero morto è lui.

L’epilogo e quindi il film intero si chiudono inneggiando alla vita col ricordo della madre di un giorno felice d’infanzia; l’immagine sublime, commovente e densa di significati di una tartana sul mare che introduce la memoria è accompagnata da un’aria di Mozart da Le nozze di Figaro3 ennesimo momento in cui la musica non è semplice sottofondo.
La colonna sonora diventa infatti nel capolavoro dei Taviani un mezzo in più di scrittura cinematografica, la partitura originale di Nicola Piovani è elemento narrativo diretto fin dal suo esordio all’iniziale spiccare il volo del corvo, o con il clarinetto a rappresentare l’incanto della luna sul povero licantropo Batà.

Nato come progetto televisivo prodotto dalla Rai, dopo il grande successo di pubblico e critica riscosso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Kaos venne distribuito in sala e nel 1998 con Tu ridi4 i fratelli Taviani tornarono ancora a raccontare il mondo di Luigi Pirandello.
Didascalie immagini
- Locandina originale opera di Renato Guttuso
- La Sicilia di Luigi Pirandello nelle immagini di Paolo e Vittorio Taviani
- L’altro figlio: emigranti sul cammino verso le Americhe / L’attrice spagnola Margarita Lozano è Maragrazia, con la voce di Fioretta Mari
- Massimo Bonetti, Enrica Maria Modugno e Claudio Bigagli in Mal di luna
- Franco Franchi e Ciccio Ingrassia per l’ultima volta insieme sullo schermo nell’episodio La giara
- Omero Antonutti e Regina Bianchi nell’epilogo Colloquio con la madre
- La felicità di un lontano ricordo d’infanzia, i figli di Paolo e Vittorio Taviani partecipano al gioco sull’isola della pomice (© 1984 Rai Radio Televisione Italiana)
In copertina:
Una tartana solca il mare scorrendo via sulle note di Mozart
[particolare del fotogramma]
(© 1984 Rai Radio Televisione Italiana)
Note:
1L’idea del corvo è mutuata dall’incipit della novella Il corvo di Mizzaro (1923) che recita così: “Pastori sfaccendati, arrampicandosi un giorno su per le balze di Mizzaro, sorpresero un grosso corvo, che se ne stava pacificamente a covare le uova.”
2 Così Maragrazia protagonista del primo episodio chiama nel suo analfabetismo Garibaldi, l’eroe dei due mondi che al suo passaggio di liberazione dal potere borbonico non ha saputo liberare la povera gente come lei dall’ignoranza e dalla miseria.
3 L’aria di Barbarina, L’ho perduta, da Le nozze di Figaro (1786) di Wolfgang Amadeus Mozart è il brano in questione: “L’ho perduta, me meschina! / Ah chi sa dove sarà? / Non la trovo. L’ho perduta. / Meschinella! / E mia cugina? E il padron, cosa dirà?”
Curiosamente, benché non abbia alcuna attinenza nel testo o nel contesto originale a discese nell’Ade e dialoghi coi defunti, il brano è già stato utilizzato in relazione a questi temi da un altro film precedente; in Al di là del bene e del male (1977) di Liliana Cavani l’aria mozartiana fa da sottofondo alla scena di una seduta spiritica in cui orchestrali con una cantante l’eseguono dalla stanza accanto durante l’esercizio di contatti con l’Aldilà.
Chissà se un’inconscia memoria cinematografica residua ha suggerito la scelta proprio di quel brano a Paolo e Vittorio Taviani per Colloquio con la madre?
4 Tu ridi (1998) di Paolo e Vittorio Taviani si compone di due soli episodi: il primo che dà il titolo al film è una rapsodia di sette novelle distinte tra quelle di ambientazione capitolina, escluse necessariamente da Kaos che voleva raccontare la Sicilia, in cui Pirandello dipinge con feroce ironia la borghesia romana; il secondo intitolato Due sequestri è una storia originale d’ambientazione moderna in cui è incastonata al centro come racconto nel racconto la novella La cattura (1918).
Considerato complessivamente meno riuscito rispetto a Kaos, va detto che i due episodi erano nati per essere trasmessi singolarmente in tv e sono stati accorpati su decisione dei produttori per l’uscita in sala, Tu ridi non può competere con la magia di Kaos, amplificata anche dalle bellissime riprese aeree di Folco Quilici, ma il film è stato acquistato dal MoMa di New York per il suo archivio cinematografico e comunque a prescindere meriterebbe una rivalutazione.
SCHEDA FILM
- Titolo originale: Kaos
- Regia: Paolo e Vittorio Taviani
- Con: Margarita Lozano, Claudio Bigagli, Massimo Bonetti, Enrica Maria Modugno, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Biagio Barone, Laura Mollica, Salvatore Rossi, Franco Scaldati, Pasquale Spadola, Omero Antonutti, Regina Bianchi, Laura De Marchi, Carlo Cartier, Anna Malvica, Orazio Torrisi, Enzo Alessi, Maria Lo Sardo, Matilde Piana, Maria Teresa di Fede, Giovanni Marsala, Enzo Gambino, Angelo Mezzasalma, Giuseppe Sorge, Domenico Gennaro, Salvatore Mignosi, Toni Sperandeo, Claudio Gazziano, Fernando Jelo, Giorgio Gurrieri, Giovanna Taviani, Valentina Taviani, Giuliano Taviani, Maria Terranova, Bartolo Vindigni
- Soggetto: Luigi Pirandello, liberamente tratto da Novelle per un anno
- Sceneggiatura: Paolo e Vittorio Taviani con la collaborazione di Tonino Guerra
- Fotografia: Giuseppe Lanci
- Musica: Nicola Piovani
- Montaggio: Roberto Perpignani
- Scenografia: Francesco Bronzi
- Costumi: Lina Nerli Taviani
- Produzione: Giuliani G. De Negri per Filmtre e RaiUno
- Genere: Capolavoro
- Origine: Italia / Francia, 1984
- Durata: 179’ minuti