L’artista Fulvio Di Piazza espone alla Gam di Palermo un progetto dedicato alla Sicilia, cui rivolge l’appellativo di “isola nera” perché plasmata dalle coltri indurite del magma vulcanico etneo, ma anche sfregiata dai rifiuti e da deleteri atti umani. Nella Galleria d’arte moderna sono esposte tele di varie dimensioni, un’installazione site-specific e una scultura che rappresenta la Sicilia mediante l’accumulo di materiali accorpati da cartapesta nera, che assume l’aspetto della roccia lavica.
Infatti l’opera è intitolata L’isola nera.

Il progetto è pensato appositamente per aderire agli spazi della galleria, prestigiosi e istituzionali come il medium della tela che Di Piazza utilizza; in questo modo vuole trasgredire l’autorevolezza di medium e ambiente proponendo un’installazione che definisce “da street artist”. Così, poco dopo l’inaugurazione, sfida l’auctoritas della tela e dello spazio tradizionalmente deputato a essere luogo d’arte realizzando un enorme murales nelle stanze della Gam; lo utilizza come filo conduttore delle opere esposte e momento espressivo culminante nell’ultima sala.

I dipinti riflettono la visione apocalittica di un mondo esasperato e stravolto dallo sfruttamento delle risorse e dall’inquinamento, cui alludono simboli appartenenti alla sfera surreale e fantastica. Il simbolismo, distante però da quello austero e composto, seppur funereo, de L’isola dei morti di Böcklin; è invece funesto, fantasmagorico, catastrofico, gotico e opulento. Nelle sue tele le figure e i particolari si accumulano come rifiuti nelle discariche. Il surrealista André Breton avrebbe pensato che l’inconscio dell’artista fosse profondamente inquieto.

Nelle opere di Fulvio Di Piazza le invenzioni allucinate, capricciose e surreali come L’Ange du Foyer di Max Ernst sono anche percorse da una dimensione infantile velata da una componente horrorifica che ricorda il film Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro; l’albero antropomorfo di Rastafire è lontano dalla bonaria pacatezza di “Nonna salice”, amica di Pocahontas, e ha invece un aspetto truce e mostruoso, come uno dei tipi umani del Cristo portacroce di Bosch o come il volto demoniaco che riecheggia il dantesco “Caron dimonio, con occhi di bragia”1 in Senza titolo, mentre dalla bocca della balena che ha inghiottito Pinocchio non traboccano certo grumi di lava sanguigna come in quella di Whale.
Di Piazza, come un Efesto scalpitante e all’apparenza pessimista, fa imperare il fuoco anche negli astri incandescenti che piombano dal cielo furiosi come meteore e come la grandine delle bibliche “piaghe d’Egitto” in Pacific, perché il fuoco rappresenta il legame dell’artista con la Sicilia, la sua “isola nera”. Le nubi tetre e fumose che pervadono le tele dipinte rimandano infatti ai fumi emessi dai crateri, oltre che a quelli delle industrie. Inoltre, la fantasia demiurgica dell’artista plasma i soggetti trattati, per quanto irrazionali, con un linguaggio definito e puntuale e con decorativa e intellettualistica minuziosità.

Ma L’isola nera ha anche un risvolto autobiografico, come gli autoritratti realizzati dallo stesso Di Piazza, che si autocritica associando il suo “io” a una figura isolata dalla società precaria e allo sfacelo, ma che in quella società spera di tornare a far parte.
Didascalie immagini
- Fulvio Di Piazza, Rastafire, 2013, olio su tela, 30 x 40 cm
- Fulvio Di Piazza, Senza Titolo, 2014, olio su tela, 90x65cm
- Fulvio Di Piazza, Whale, 2014, olio su tela, 30 x 45cm
- Fulvio Di Piazza, Pacific, 2014, olio su tela, 200x300cm
In copertina:
Fulvio Di Piazza, Pacific, 2014, olio su tela, 200x300cm
[particolare]
1Dante Alighieri, Divina Commedia, canto III dell’Inferno, verso 109
Orari:
martedì- domenica ore 9.30 – 18.30.
Lunedì chiuso
Dove e quando
Evento: Fulvio Di Piazza, L’isola nera
- Data: 31 August, 2014
- Sito web