Ultima settimana per poter visitare Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della ‘maniera’ in corso presso Palazzo Strozzi, una mostra che, ora possiamo dirlo, ha riscosso unanime consenso di pubblico e critica.
In occasione della sua apertura a marzo, avevamo evidenziato i tratti comuni tra le due figure: le origini toscane, la stessa data di nascita (1494), la formazione presso Andrea del Sarto e il contesto in cui si trovarono ad operare in età giovanile.
Ma non soltanto affinità caratterizzano i due artisti, a ragione definiti da Antonio Natali “gemelli diversi”. E’ quindi giunto il momento di soffermarci su quali siano le loro peculiarità, e in cosa si differenzino l’uno dall’altro.

Li avevamo lasciati nel Chiostrino dei Voti presso la SS. Annunziata, crogiolo della “maniera moderna”, i cui affreschi con le storie mariane, già staccati in passato e restaurati per questa occasione, costituiscono l’apertura della mostra. Pur lavorando fianco a fianco sotto la guida di Andrea del Sarto, pittore “senza errori”, emergono già i tratti salienti dei due artisti fin dall’età giovanile: l’inclinazione al naturalismo di derivazione leonardesca di Pontormo si contrappone agli influssi michelangioleschi di Rosso Fiorentino.
Con un allontanamento progressivo e costante, negli anni successivi le loro strade si dividono sempre più marcatamente fino a percorrere strade parallele, sia a livello figurativo, sia per quanto riguarda i percorsi di vita.
La mostra propone una lettura più libera delle opere dei due artisti, rispettando di volta in volta le peculiarità di due personalità così forti, non più rinchiusi nella “camicia di forza” che li considerava alla pari “manieristi”. Lungo il percorso espositivo si ha come la sensazione di assistere a due mostre monografiche, una per ciascun artista. E al tempo stesso è dal confronto ravvicinato che emergono quei caratteri che li contraddistinguono.

Pontormo, di solito additato dalla critica come artista strano, dalle abitudini stravaganti, viene ora rivalutato nella sua capacità di spingere al massimo la varietas umanistica, dotando la sua pittura di una grande varietà di linguaggio espressivo, derivata a sua volta da molteplici spunti linguistici e figurativi. Il suo eclettismo è il risultato della fusione del naturalismo di leonardiana memoria con gli influssi nordici mediati attraverso la pittura del tedesco Albrecht Dürer, ben lontano da uno stile “ammanierato” e ripetitivo. L’immagine di artista bizzarro è derivata dal giudizio che di lui diede il Vasari, com’è noto, amante dell’arte fiorentina e toscana, ma molto meno di quella forestiera. Le sale di Palazzo Strozzi propongono gli influssi di Pontormo derivati dell’arte nordica che egli seppe fondere con la tradizione italiana, dando vita a qualcosa di originale. Il fine della sua pittura era rappresentare il mutevole, ossia tutto ciò che è soggetto al cambiamento, con un misticismo tutto personale.

Rosso Fiorentino fu invece più legato alla tradizione fiorentina, di cui approfondisce i temi aulici per trasporli in un linguaggio originale. Influenzato dalla letteratura cabalistica e dall’esoterismo, punto di partenza della sua pittura è il pensiero di Savonarola, con tutto il rigore che ne consegue, con il primato della conoscenza e il rinvio alla coscienza, unito alla “terribilità” di ascendenza michelangiolesca.

Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico (1492), il contesto politico mutò in modo repetino e radicale: le vicende furono contrassegnate dall’epoca del Savonarola, finita tragicamente sul rogo di Piazza della Signoria, dalla Repubblica di Pier Soderni (1512), il Sacco di Roma (1527) con la conseguente diaspora degli artisti, l’Assedio di Firenze (1530) e il ritorno dei Medici. Gli artisti si trovarono ad operare in un clima di crisi che interessava diversi aspetti della vita: religiosa, spirituale, economica e politica. Ma diversamente da quanto ritenuto finora a proposito del “Manierismo”, che avrebbe preferito lo studio dei grandi maestri a quello della natura, questi anni non furono caratterizzati da un declino della creatività. In arte non ci fu mai una vera crisi. Gli artisti vissero con consapevolezza quest’epoca di grandi dissesti, e ciò inevitabilmente li condusse a mutare le forme della loro espressione, approfondendo gli esiti della “maniera moderna”.

A tali eventi Pontormo e Rosso reagirono in modo distinto, e oltre al loro modus operandi anche le loro vite presero strade parallele. La sequenza cronologica delle opere presentate in mostra ci aiuta a comprenderne le peculiarità, indagando anche altre tematiche, quali il disegno, la ritrattistica e l’adesione al sentire religioso ed ortodosso.
Pontormo fu sempre pittore prediletto dai Medici, in particolare di Cosimo I, e aperto alle sperimentazioni, che applicò anche agli schemi compositivi della tradizione. Non si spostò mai da Firenze e dintorni (nelle limitrofe Villa Medicea di Poggio a Caiano e Certosa del Galluzzo realizzò i cicli pittorici ad affresco).

Per quanto riguarda Rosso Fiorentino, le opere selezionate illustrano una vita di peregrinazioni tra Firenze, al servizio dell’aristocrazia antimedicea – legata al Savonarola e alle istanze Repubblicane – Piombino, Napoli, Volterra e poi Roma, da cui fuggì a seguito del Sacco (1527), per poi recarsi a Sansepolcro, a Città di Castello e poi in Francia, alla corte di Francesco I, di cui divenne primo pittore presso Fontainebleau.

Dopo aver solcato percorsi artistici, geografici e ideologici differenti, pur aderendo alle istanze politiche e culturali delle corti in cui si trovarono ad operare, in extremis le loro vie idealmente si ricongiungono. Al termine del percorso espositivo due opere della maturità dei due artisti (Venere e Bacco di Rosso e Venere e Amore del Pontormo) permettono di constatare la comune adesione ad un linguaggio sovranazionale, che mette a frutto la lezione di Michelangelo.
Come un cerchio che si chiude, le divergenti maniere di Pontormo e Rosso Fiorentino, dopo aver percorso strade distanti, approdano ad una via convergente.
Didascalie immagini
- Rosso Fiorentino (Giovan Battista di Jacopo) (Firenze 1494-Fontainebleau 1540), Pietà, 1538-1540 circa,
olio su tela trasportata su tavola, cm 127 x 163, Parigi, Musée du Louvre, Département des Peintures, entré au Louvre en 1798, inv. 594 - Rosso Fiorentino (Giovan Battista di Jacopo) (Firenze 1494-Fontainebleau 1540), Ritratto di uomo con elmo, 1523-1524 circa,
olio su tavola, cm 88,6 x 67,3, Liverpool, Walker Art Gallery, inv. WAG 2804 - Pontormo (Jacopo Carucci) (Pontorme, Empoli 1494-Firenze 1557), Studio di nudo (Autoritratto?), 1522 1525,
pietra rossa su carta bianca, mm 281 x 195, Londra, The British Museum, 1936, 1010.10 - Rosso Fiorentino (Giovan Battista di Jacopo) (Firenze 1494-Fontainebleau 1540), Studio di nudo seduto, 1525-1527 circa,
pietra rossa su carta, mm 363 x 214, Londra, The British Museum, 1946, 0713.513 - Pontormo (Jacopo Carucci) (Pontorme, Empoli 1494-Firenze 1557), Ritratto di Cosimo il Vecchio, 1518-1519,
olio su tavola, cm 87 x 67, Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n.3574 - Rosso Fiorentino (Giovan Battista di Jacopo) (Firenze 1494-Fontainebleau 1540), Bacco Venere e Amore, 1535-1539 circa,
olio su tela, cm 205 x 162, Luxembourg, Musée National d’Histoire et d’Art - Pontormo (Jacopo Carucci) (Pontorme, Empoli 1494-Firenze 1557), Venere e Amore, 1533 circa,
olio su tavola, cm 128 x 194, Firenze, Galleria dell’Accademia, inv. 1890 n. 1570
In copertina:
Rosso Fiorentino (Giovan Battista di Jacopo) (Firenze 1494-Fontainebleau 1540), Angelo musicante (particolare), 1521,
olio su tavola, cm 39,5 x 47, Firenze, Galleria degli Uffizi
Catalogo Mandragora
In occasione della mostra è stata pubblicata anche una guida ai luoghi del Pontormo e Rosso:
Pontormo e Rosso Fiorentino a Firenze e in Toscana
a cura di Ludovica Sebregondi
Maschietto Editore
Dove e quando
Evento: Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della “maniera”
- Fino al: – 20 July, 2014
- Indirizzo: Palazzo Strozzi – Piazza Strozzi, 50123 Firenze
- Sito web