Meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso
da Paradiso Perduto (1667) di John Milton

Lucifero l’angelo caduto, emblema delle debolezze umane e dell’arroganza di voler competere con Dio questo afferma nel classico della letteratura inglese, l’uomo moderno ha eletto la tecnologia a proprio oggetto d’idolatria e sembra sposare una tale affermazione consumando il paesaggio terrestre, trasformato così in inferno, senza alcun rimorso o pietà.
Perduti nel paesaggio è il titolo di un’esposizione collettiva aperta fino al 31 agosto al Mart di Rovereto che prendendo spunto da questa suggestione indaga il rapporto tra uomo e paesaggio, tra appropriazione e appartenenza, riflettendo sulla responsabilità collettiva che dovremmo nutrire verso l’ambiente.
Perduti nel paesaggio 1
Il termine ‘paesaggio’ nelle lingue romanze deriva dalla parola latina ‘pagus’ che stava a indicare il cippo piantato nel terreno per delimitare la proprietà, quindi già nell’origine lessicale è insito il concetto di appropriazione fisica del territorio per quest’unica parola che indica allo stesso tempo la percezione che abbiamo di un luogo e la sua rappresentazione.
Già in questa riflessione è palese la complessità di un rapporto tra arte e realtà che non può più essere senza mediazione, se mai lo è stato, rappresentazione univoca di un panorama geografico in un genere ormai praticamente estinto che andava sotto il nome di ‘paesaggistica’.
Perduti nel paesaggio 2
La mostra curata da Gerardo Mosquera ospita oltre sessanta artisti provenienti da tutto il mondo, molti al loro esordio in Italia, che con opere fotografiche e pittoriche, video e installazioni, oltre a quattro interventi specifici pensati e realizzati per interagire con gli spazi espositivi del museo, rispondono ognuno a suo modo e secondo la propria sensibilità agli intenti di un’operazione riconducibile a tre  principali finalità.
Esaminare la predisposizione umana ad appropriarsi dell’ambiente identificandosi con esso attraverso la sua rappresentazione, approcciare il paesaggio non come genere artistico ma come mezzo per costruire e comunicare idee, offrire al visitatore un esperienza estetica unita alla riflessione del rapporto tra sé e le opere esposte e tra esse e lo spazio espositivo.
Perduti nel paesaggio 3
All’ingresso siamo accolti da una riproduzione dell’universo intero ottenuta nel 2010 attraverso il satellite artificiale Planck, è il paesaggio assoluto risultato dalle foto scattate nello spazio che dà origine alla prima rappresentazione completa dell’infinito.
Esposta di fronte a dialogare con un tale ‘ritratto’ del cosmo come a voler mettere insieme l’alfa e l’omega, accostando l’inizio e la fine infinita di un panorama che per sua natura racchiude in sé tutti quelli possibili, una riproduzione del disco di Nebra l’opera umana più antica che si conosca, risalente all’età del metallo in Europa circa 1600 anni avanti Cristo, che riproduce la volta celeste a testimonianza dell’atavica velleità umana di appropriarsi in qualche modo anche degli spazi irraggiungibili.
Perduti nel paesaggio 4
Duecentosettantasei le opere esposte, impossibile dare spazio a tutte le suggestioni di ordine etico, estetico e morale che affollano la mente durante la visita, certo non sfugge la predominanza di ambientazioni urbane, nonostante per convenzione si associno solitamente con più facilità vedute naturali alla parola paesaggio.
Constatazione che segue la tendenza globale del pianeta, con la popolazione delle metropoli in aumento, e dovrebbe costituire richiamo a una discussione costruttiva per ritrovare e rinnovare il necessario antico equilibrio perduto tra l’uomo e il suo ambiente.
Perduti nel paesaggio 5
A tale proposito straordinarie sono le immagini di Yao Lu che al primo sguardo sembrano appartenere alla tradizione orientale più antica ma a una visione più ravvicinata rivelano paesaggi costituiti da rifiuti industriali, con le verdi reti protettive delle grandi discariche al posto dei prati, una denuncia visiva del problema dei rifiuti indistruttibili che l’uomo è costretto a spostare mascherandoli nel panorama per poter convivere con la maledizione di averli prodotti.
Perduti nel paesaggio 6
Bellissime le opere di Sherman Ong che ponendo a fianco in ognuna tre immagini notturne di Hanoi realizza veri e propri Haiku visivi, emblematiche le foto di Fernando Brito che ritrae cadaveri vittime del Cartello della droga abbandonati per strada nel nord del Messico in stridente contrapposizione con la bellezza della natura circostante, sorprendente l’installazione di Takahiro Iwasaki che attraverso un telescopio permette la visione della torre microscopica che ha costruito con materiali reperiti nel museo come polvere e lanicci, tessuti con la perizia di un ragno.
Nato e cresciuto a Hiroshima l’artista è figlio di un luogo ridotto in polvere, l’utilizzo del cannocchiale per vedere le sue opere piccolissime è un richiamo alla natura invisibile delle radiazioni e a luoghi come Fukushima che oggi possono esser visti solo da molto lontano.
Takahiro iwasaki-out of disorder-rovereto-foto andrea mancaniello
Il turismo oggi consente di appropriarsi facilmente per un periodo limitato di luoghi estranei a noi lontani, l’utilizzo dell’aereo annulla le distanze raggiungendo mete esotiche in brevi lassi di tempo e togliendo in qualche modo valore a qualcosa che non si è conquistato con un percorso di graduale avvicinamento, la tecnologia digitale consente di scattare all’infinito facendoci portare a casa grandi quantità d’immagini difficili da gestire; sono tutti aspetti di un consumismo ideologico nel quale siamo immersi e a cui è difficile sottrarsi.
La consapevolezza, come spesso succede, è il primo passo per rendersi immuni.
Perduti nel paesaggio 8
Artisti in mostra:
Marina Abramović / Tarek Al Ghoussein / Lara Almárcegui / Analía Amaya / Carlo Alberto Andreasi / Massimo Bartolini / Gabriele Basilico / Bae Bien-U / Bleda y Rosa / Fernando Brito / Luis Camnitzer / Pablo Cardoso / Jordi Colomer / Russell Crotty / Gonzalo Dìaz / Simon Faithfull / Fischli & Weiss / Carlos Garaicoa / Emmet Gowin / Carlo Guaita / Andreas Gursky / Rula Halawani / Todd Hido / Huang Yan / Carlos Irijalba / Takahiro Iwasaki / Isaac Julien / Anselm Kiefer / Iosif Kiraly / Hong Lei / Glenda Leòn / Yao Lu / Cristina Lucas / Armando Lulaj / Rubens Mano / Arno Rafael Minkkinen / Richard Mosse / Sohei Nishino / Glexis Novoa / Sherman Ong / Gabriel Orozco / Alain Paiement / Junebum Park / Paul Ramìrez Jonas / Vandy Rattana / Szymon Roginski / Ed Ruscha / Guillermo Santos / George Shaw / Gao Shiqiang / David Stephenson / Davide Tranchina / Carlos Uribe / Agnès Varda / Verne Dawson / Michael Wolf / Catherine Yass / Kang Yong-Suk / Du Zhenjun

Didascalie immagini

  1. Bae Bien-U, snm5a-002h, 2012,
    Courtesy dell’artista e Galerie RX, Parigi
  2. Richard Mosse, Hunches in Bunches, 2011,
    Courtesy Collezione privata, © Richard Mosse, Courtesy dell’artista e Jack Shainman Gallery, New York
  3. Arno Rafael Minkkinen, Oulunjärvi afternoon – Paltaniemi, Finlandia, 2009,
    Courtesy Photo&Co, Torino
  4. Il disco del cielo di Nebra, 1600 a.C. circa, bronzo e oro, Courtesy Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen-Anhalt / The microwave sky as seen by Planck, 2010, © ESA/ LFI & HFI Consortia, Fotografie scatatte dai satelliti spaziali Visibl (© foto Andrea Mancaniello)
  5. Sherman Ong, Hanoi Haiku 05_Peacock, 2005,
    Courtesy dell’artista
  6. Yao Lu, Yao Lu’s New Landscape, part 4 YL02 Green Cliffanger, 2009,
    Courtesy Bruce Silverstein Gallery, New York
  7. Takahiro Iwasaki, Out of Disorder (Rovereto), 2014, materiali vari raccolti in museo, cannocchiale astronomico (© foto Andrea Mancaniello)
  8. Todd Hido, #7887, 2008, stampa cromogenica, 61×51 cm,
    Courtesy Bruce Silverstein Gallery, New York

In copertina:
Sherman Ong, Hanoi Haiku 01_Gathering, 2005,
[particolare] Courtesy dell’artista

Orari:

Martedì – Domenica 10.00 – 18.00
Venerdì 10.00 – 21.00
Lunedì chiuso

Dove e quando

Evento: Perduti nel Paesaggio. Lost in Landscape