A due anni dalla sua realizzazione giunge nelle sale italiane grazie a MicroCinema Distribuzione il documentario ADHD – Rush hour di Stella Savino, che dietro a un titolo poco immediato nasconde un film assolutamente necessario, che squarcia il velo del silenzio intorno a un problema tangibile per lo più reso invisibile dall’omertà dei mezzi d’informazione ma quanto mai presente nella nostra società.
Dando voce alle testimonianze di ragazzi, genitori, ricercatori e scienziati il film tenta di dare forma a un fenomeno pericolosamente in crescita negli Stati Uniti come in Europa.
Con l’acronimo ADHD si definisce in campo medico la sindrome da ‘deficit dell’attenzione e iperattività’, quei disturbi che nell’infanzia come nell’adolescenza generano comportamenti impulsivi riconducibili a un’incapacità di concentrazione unita a un’esuberanza incontenibile.
Non è semplice esprimere in modo più preciso il concetto perché gli stessi parametri posti dalla psichiatria sono talmente labili e generici da non offrire la possibilità di una reale circoscrizione del campo e il rischio, sempre dietro l’angolo, è quello di catalogare come disturbo la naturale vivacità infantile.

Il DSM redatto dall’American Psychiatric Association è il testo adottato unanimemente in campo psichiatrico a livello mondiale, raccoglie e definisce circa trecento disturbi mentali decidendo di fatto i confini della sanità mentale; fino al 1974 ad esempio l’omosessualità vi era inserita e veniva trattata anche con l’elettroshock.
Per quanto concerne l’ADHD elenca una serie di nove sintomi per la disattenzione e altrettanti per l’iperattività, registrarne almeno sei per un periodo di almeno sei mesi prima dei sette anni comporta una diagnosi positiva e conseguente prescrizione di trattamenti psicanalitici e farmacologici.
In realtà l’emissione di una diagnosi non porta necessariamente all’individuazione di una malattia reale e tangibile, quando un’eccessiva timidezza infantile può esser classificata come disturbo d’ansia sociale è evidente che l’interpretazione dei sintomi, e quindi la diagnosi stessa, risulta frutto di valutazioni del tutto arbitrarie.

Molto spesso tale verdetto è pronunciato, almeno negli Stati Uniti dove si è giunti a individuare il disturbo anche in bimbi di appena un anno, dai medici di famiglia privi di ogni specifica competenza specialistica. Un’apposita commissione dell’ONU ha lanciato l’allarme perché si vigili su un eccesso di stima dei casi di ADHD e sull’abuso di psicofarmaci che ne deriva, gli USA da soli assorbono l’80% del consumo mondiale e si è registrato un aumento di utilizzo di tali sostanze per la cura dell’ADHD del 100% in cinquanta paesi su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Il paradosso è che soggetti iperattivi vengono trattati con metilfenidato, una sostanza eccitante catalogata tra le anfetamine, da cui sarebbero già cronicamente dipendenti undici milioni di bambini secondo dati resi noti dal Los Angeles Times.

Nel 1948 la moderna medicina occidentale ha separato la cura dell’essere umano in due diverse discipline: la neurologia e la psicologia, sancendo la separazione tra entità psicologica e corpo fisico che spesso è alla base di trattamenti mirati solo a eliminare gli effetti senza indagare le cause del malessere.
Una scissione arbitraria che porta molti medici a cercare soluzioni al disagio attraverso la chimica solo sul piano fisico prescrivendo farmaci che comportano spesso effetti collaterali pesanti, come disfunzioni cardio circolatorie, inibizioni nello sviluppo della crescita fisica e sessuale, comparsa d’istinti suicidi.
Armando, un diciannovenne romano sotto cura, nel film arriva anche a parlare nel suo caso di sdoppiamento della personalità.

Con un tono quasi di comprensione la madre di Zache, un bambino di dieci anni che vive a Miami, racconta il bisogno della scuola di tenere i ragazzi ‘sotto controllo’ mettendo in rilievo quello che da sempre è il nodo centrale del disagio sociale, il conflitto tra le regole della società e la difficoltà d’adattamento ad esse dell’individuo; viene da chiedersi cosa avrebbe perso il patrimonio dell’umanità se fossero state sedate le percezioni creative di figure come Alda Merini o Vincent van Gogh, tanto per far due nomi.
Ma le famiglie negli States dove vige il sistema delle coperture assicurative non possono facilmente districarsi da certe situazioni, perché non accettare il consulto per la diagnosi espone i genitori al rischio di una denuncia per negligenza ai servizi sociali di tutela dei minori.

Il film di Stella Savino getta apertamente un’ombra sull’indipendenza dei membri dell’American Psychiatric Association che ricevono da grandi case farmaceutiche ingenti somme di denaro a titolo personale e come donazioni alle loro cliniche, alimentando il sospetto che la contropartita sia un’opera d’incentivazione del consumo di farmaci.
In ADHD – Rush hour si racconta un caso emblematico: in Svezia i dottori Eva Karvfe e Leif Elinder hanno chiesto al professor Cristopher Gillberg dell’università di Goteborg di poter consultare gli studi su cui basa le sue certezze sulla bontà delle cure farmacologiche in tema di ADHD, davanti a un rifiuto pretestuoso sono ricorsi al giudice che dopo tre processi vinti ha intimato al luminare di rendere pubblici i dati scientifici.
Gillberg li ha fatti distruggere preferendo una condanna [poi sospesa] per abuso d’ufficio piuttosto che renderli di pubblico dominio, cosa che non ha impedito al re di Svezia di conferirgli una medaglia d’oro pochi anni dopo.

Da quel che si è riusciti a sapere nella ricerca era presente anche un campione di ventinove bambini in assenza di diagnosi, monitorati per quindici anni senza apparente motivo, non erano pazienti ma vere e proprie cavie umane di una scienza asservita al potere economico.
Come dice Eva Karvfe “è impossibile vincere questa battaglia solo perché abbiamo ragione” per questo è essenziale una corretta informazione, che permetta alle famiglie davanti all’ADHD di capire e scegliere le soluzioni migliori per il bene dei loro figli.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Comportamenti scomposti non sono necessariamente sintomi di malattia
- Un piccolo in aula / Psicofarmaci come prodotto industriale destinato al consumo di massa
- Miami, il piccolo Zache
- New York, la giovane Lindsay / Roma, Armando racconta la sua storia
- Un coro a più voci: madri, studiosi, medici e ricercatori / Comportamenti indisciplinati diventano sospetti
- I dottori svedesi Leif Elinder ed Eva Karvfe
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(© 2012 Partner Media Investment)
In copertina:
Il piccolo Zache ad un corso mirato a compensare il deficit d’attenzione
[particolare]
(© 2012 Partner Media Investment)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: ADHD – Rush hour
- Regia: Stella Savino
- Con: Armando, Lindsay, Zache, Tracye, Jim, Stefania, Maurizio, Laurine, Duncan, Alex, Jonathan, Jack, Naomi, Ashley, Gabrielle, Alberto, Alessandro, Tommaso, Gregorio, Sylvia De Fanti, Stefano Canali, Gene Jack Wang, Philip Asherson, William E. Pelham jr, Jessica Robb, Leif Elinder, Eva Kvarfe, Sarina Grosswald, William B. Carey, Pietro Panei,
- Sceneggiatura: Stella Savino
- Fotografia: Alessandro Soetje
- Musica: Nathalie Tanner, Walter Fasano
- Montaggio: Roberta Canepa
- Produzione: Andrea Stucovitz con Cristoph Bauer e Felix Blum per Partner Media Investment e Propeller Film in associazione con Lorand Entertainment
- Genere: Documentario
- Origine: Italia / Germania, 2012
- Durata: 76’ minuti