“Chiunque abbia collaborato come autore al catalogo di una esposizione sa bene di cosa parlo: limiti di caratteri insindacabili, deadlines di consegna perentorie (il catalogo deve essere messo in mano al
committente della mostra il giorno dell’inaugurazione), opere viste in tempi diversi, magari di fretta. Così, quando inizia la fondamentale verifica dal vero sulle opere, una collocata accanto all’altra, il testo è già stato licenziato: chi ha scritto non può giovarsi della verifica incrociata sugli originali, la ragion d’essere stessa per cui questi sono stati spostati dai luoghi di provenienza e riuniti in un altro luogo, con i costi elevati e con i rischi conservativi che questo comporta. Né può far tesoro degli scambi di opinioni con i colleghi, degli stimoli derivati dalle recensioni, delle novità che possono intervenire da successive occasioni di approfondimento”.
Si presenta così, con una critica dei cataloghi delle mostre, Filologia del 900. Modigliani, Sironi, Morandi, Martini, bel libro di Flavio Fergonzi pubblicato da Electa per la collana Pesci rossi. Se allora alcuni cataloghi lasciano il tempo che trovano (in effetti, scorrendone certi, non si riesce a capire la necessità di pubblicazioni tanto misere…) c’è il bisogno di mettere ordine tra idee e scritti e di andare oltre le esigenze e le scadenze dell’editore di turno. E questo è proprio quello che cerca di fare il libro di Fergonzi, tirando le fila, modificando e limando scritti già editi; un libro che cerca di ripartire da quello che è la cosa più importante nell’arte, cioè l’arte stessa. Paradossale, ma necessario in un periodo in cui la tendenza generale della critica del Novecento si rivolge soprattutto al contesto che vede operare determinati artisti. Riflessione fondamentale questa, ovviamente, perché fondamentale è capire quali fossero le mode di una certa epoca, le mostre ed i libri pubblicati negli anni in cui quegli artisti lavorano. Ma studiare il contesto non basta: l’idea di base di questo libro è analizzare quindi, anche, al nocciolo della questione, il modo cioè in cui nascono le opere d’arte di alcuni dei più importanti artisti italiani del secolo scorso, le fonti che le hanno ispirate e al rapporto di quelle opere con le altre di uno stesso autore.
Un’indagine che ad esempio, nel caso di Modigliani, si concentra sulla preparazione grafica delle sue teste e cariatidi o che invece, per Mario Sironi, cerca di tracciare un’unica, lunga linea che attraversa la sua produzione partendo dal 1919, l’anno della sua svolta metafisica. Indagine che ha come punto di partenza imprescindibile l’analisi delle testimonianze concrete, spesso di disegni preparatori, di un pezzo di giornale, di un qualsiasi elemento che possa essere utile alla ricostruzione filologica dell’opera. Una ricostruzione minuziosa, che però si legge con estremo piacere, avendo quasi l’impressione di entrare negli studi degli artisti presi in esame.
Didascalie immagini
In copertina:
Flavio Fergonzi, Filologia del 900, copertina del volume