La prima buona notizia è che negli anni della crisi, della disoccupazione, della recessione, del “non si mangia con la cultura” a Firenze apre un museo. E che museo. Il Museo del Novecento che nel suo primo giorno di apertura, il 24 giugno, il Santo Patrono della città, ha fatto registrare un boom di visitatori – più di 5000 – e non c’è di che stupirsi se è vero che nel 2013 la città è stata visitata da 12,5 milioni di persone. La seconda buona notizia è che il museo, in Piazza Santa Maria Novella, è davvero bello, io l’ho visitato il 28 giugno, sempre immerso in un bagno di folla.
In luglio troverete nel magazine descrizioni più accurate e approfondite della mia, ma io voglio descrivervi le mie impressioni su questo nuovo spazio fiorentino.
Museo Novecento, Firenze
Appena entrati nel chiostro che fa da ingresso al museo, si viene indirizzati sulla destra dove sono disponibili delle cassettiere per riporre borse ed altri oggetti da custodire. Si sale poi per delle scale abbastanza ripide al primo piano dove ci accoglie un totem che spiega il percorso museale, anche con indicazioni cromatiche che sfumano dal giallo al rosso: 1. Firenze alla Biennale di Venezia del 1988, 2. Traiettorie internazionali, 3. Installazioni, 4. Contaminazioni artistiche tra musica, arti visive, comunicazione di massa, design e architettura, 5. Raccolta delle borse di studio e cinema d’artista, 6. Carlo Ludovico Ragghianti e il progetto MIAC (fu lo storico dell’arte che dopo l’alluvione del 1966 fece un appello per la costituzione di un museo internazionale di arte contemporanea in modo che “il moderno possa compensare l’antico perduto”), 7. Alberto Magnelli.
Quindi il percorso parte dalla fine del secolo, il 1988 appunto anno che ad esempio vide nascere nella vicina Prato il Museo Pecci. Le opere sono molte e varie e come potrete vedere visitando il museo sono di tanti tipi. Come spiegato da una delle guide infatti, la cifra del secolo sarebbe il fatto che tutto è messo in discussione, più che Secolo breve sarebbe il Secolo dei dubbi e tale incertezza si avrebbe anche sui supporti usati dai vari artisti per forgiare le proprie opere, quadri, sculture, installazioni varie, video: ecco allora sul ballatoio del primo piano Two in one, uno specchio in acciaio e fibra di vetro illuminata di Marco Bagnoli, oppure alcune forme di piombo appese al muro di Remo Salvadori (Nel momento, 1990 – 1995), o la scultura in ferro verniciato di Berto Lardera del 1954 intitolata “Ritmo eroico II” che a me ha ricordato una sorta di avveneristico aeromobile. Come vi dicevo le opere sono tante e bellissime: dall’inquietante quadro che fischia quando vi avvicinate, alle pitture di Alberto Magnelli, dalle “terre volterrane” del 1965 di Sergio Scatizzi, alla tela rossa con la luce al neon con la scritta “Red” del 1970.
Maurizio Nannucci (Firenze, 1939) Everything might be different, 1988 Tecnica: installazione, neon in pasta blu
Premesso che non ho visitato il secondo piano, l’opera che mi è piaciuta di più è “ad personam”di Piero Dorazio (olio su tela – 1961). E’ un immenso quadro blu davanti al quale sono rimasto quasi stregato, forse ipnotizzato dal rincorrersi di forme geometriche che lo compongono.
Chiudere con questo quadro ci consente di passare a La Lingua e il diritto e di ricordare uno dei principi cardine del nostro ordinamento giuridico quello del “giudice naturale”. E’ Piero Calamandrei nel suo Istituzioni di diritto processuale civile del 1943 a insegnarci che tale principio “impedisce che la scelta dei giudici sia fatta “ad personam”, in modo da distruggerne in anticipo la indipendenza e la imparzialità“.
Dimenticavo il titolo: Everything might be different , l’opera di Maurizio Nannucci che campeggia nel chiostro del Museo, appena entrati. Mi suggerisce che siamo padroni del nostro futuro, del tipo di società che vogliamo e che forse dal 24 giugno vedremo Firenze con occhi nuovi.

Didascalie immagini

  1. Museo Novecento, Firenze (© foto Caterina Chimenti / Licenza Creative Commons )
  2. Maurizio Nannucci (Firenze, 1939) Everything might be different, 1988 Tecnica: installazione, neon in pasta blu (Courtesy: Maurizio Nannucci per Museo Novecento Firenze)

In copertina:
Maurizio Nannucci (Firenze, 1939) Everything might be different, 1988 Tecnica: installazione, neon in pasta blu
[particolare]
(© foto Caterina Chimenti / Licenza Creative Commons )