Se il naso di Cleopatra fosse stato più corto,
sarebbe cambiata l’intera faccia della terra.
(Blaise Pascal)
È il giugno 2007 quando il primo museo privato parigino apre le porte ai visitatori su iniziativa di Marc Restellini, storico dell’arte. Strutturata su tre livelli la Pinacoteca della capitale francese si presta ad accogliere, fin da subito, esposizioni temporanee dalla grande apertura internazionale che non temono affatto di interpretare e riconsiderare in maniera originale i settori più classici della storia dell’arte. Tutta una serie di manifestazioni ed eventi volti a indagare periodi e luoghi di rado esplorati e messi sotto i riflettori, spaziando dall’archeologia all’arte più contemporanea. Attraverso questo approccio assolutamente inedito, la Pinacoteca intende rendere l’arte accessibile a tutti: una forte ambizione che si serve di un programma sempre piuttosto vario e diversificato.

Il pubblico ha così l’opportunità di scoprire le opere di artisti brillanti e raramente omaggiati in Francia, le grandi civiltà antiche e i personaggi storici di tutti i tempi. E proprio uno di questi ultimi è al centro dell’esposizione inaugurata lo scorso aprile tra le mura del museo parigino: Le mythe Cléopȃtre è un momento dedicato a un personaggio fuori dai tradizionali canoni della storia e sicuramente una delle personalità più conosciute al mondo. In apparenza molte, ma in realtà abbastanza poche sono le informazioni certe che abbiamo su Cleopatra, dato che la maggior parte delle testimonianze pervenuteci è stata distrutta o resta comunque largamente controversa. Di lei non ci resta che l’idea di una bellezza fuori dal comune, di tutta una serie di avventure rocambolesche a fianco dei due uomini più potenti dell’epoca, di un’immagine che acquista una risonanza storica senza precedenti dal giorno della sua celebre morte, così da trasformare la figura della regina in una sorta di mito
ancestrale che finora non ha mai cessato di essere rappresentato e interpretato in tutte le forme e in tutte le ere. Un personaggio avvolto da un profondo alone di mistero, che ha incarnato e accolto su di sé una grande quantità di ruoli: dalla donna fragile e dai facili costumi all’intrigante vittima dei generali romani, dalla maligna seduttrice del grande Cesare alla portatrice di una bellezza fatale, alla quale neppure il potente Antonio aveva saputo resistere. Una delle sovrane più famose al mondo, rappresentata come egiziana, nubiana, africana e nera; una presenza bellissima e il cui naso è rimasto “scolpito” nella storia grazie alla celebre frase di Blaise Pascal.
Proprio Cleopatra è la protagonista assoluta che la Pinacoteca di Parigi ha voluto celebrare attraverso questa mostra unica e variegata che porta il suo nome e che raccoglie più di 350 opere di varia natura, provenienti da diverse collezioni internazionali. Dall’archeologia che più tradizionalmente cerca di cogliere la verità sulla sua vita, fino alla pittura, al teatro, alle arti decorative, all’opera e al cinema. Tutto questo per rendere omaggio alla regina egiziana e a tutte le
sue incarnazioni, ma soprattutto per tentare di fornire qualche interessante risposta rispetto alla nascita di questa vera e propria leggenda che tutti noi conosciamo almeno in parte. Un tentativo magistrale per rispondere a quelle domande e a sciogliere quei dubbi che sorgono spontanei davanti alla storia mitica di un personaggio che ancora oggi si trova a dover lottare per trovare la sua legittima collocazione: si è trattato della vicenda di una donna dedita all’amore e trasportata dai sentimenti o di quella di un’abile stratega politica che con grande acume e intelligenza si preoccupava del destino del proprio paese?
Ma partiamo dall’inizio… Cleopatra Thea Philopator (Cleopatra VII) nasce nel 69 a.C. probabilmente ad Alessandria, terza dei sei figli di Tolomeo XII Aulete. All’età di diciotto è già regnante d’Egitto, un paese dall’economia esangue, ma dalle grandi ricchezze territoriali. Conosce prima Cesare, appena uscito vincitore dalla battaglia di Farsalo (48 a.C.) e dal quale ha anche un figlio: i due sembrano fatti l’una per l’altra, la loro forte personalità e il carisma li avvicinano immediatamente. È poi la volta di Antonio che nel corso della guerra civile che lo vede opporsi a Ottaviano si è costruito la reputazione di uomo invincibile, dedito al lusso e agli eccessi e venerato quasi come un “Nuovo Dioniso”. Antonio soccombe in fretta al fascino di Cleopatra e i due diventano i celebri amanti protagonisti dell’omonima tragedia shakesperiana. Nel 37 a.C. il loro matrimonio è celebrato secondo la tradizione egiziana e sulle monete coniate in Oriente (e di cui alcuni esempi sono presentati in Le mythe Cléopȃtre) i ritratti di Antonio e Cleopatra sono associati a quelli di un re e di un regina di tradizioni elleniche. L’Egitto stesso attraversa un momento di espansione e di splendida grandezza almeno fino a che Ottaviano, con la battaglia navale di Azio (31 a.C.), sbaraglia la flotta dell’avversario ed entra trionfante ad Alessandria. Ormai alle strette Antonio si suicida il 3 agosto del 30 a.C., morendo tra le braccia di Cleopatra che ne segue l’esempio pochi giorni dopo.

La battaglia di Azio pone anche fine all’indipendenza dell’Egitto e dell’epoca ellenistica. Preoccupati di fare un torto al vincitore Ottaviano, i poeti a lui contemporanei organizzano così una vera e propria campagna denigratoria, presentando Cleopatra come una regina dementis (regina folle). La sola significativa eccezione è costituita da Plutarco, il quale realizza un ritratto che in qualche modo lascia trasparire una certa ammirazione per la sovrana. E grazie a quest’ultimo la figura di Cleopatra si trasforma radicalmente: la regina viene ritratta come una donna dalla vita amorosa eccezionale, ma
dal tragico destino. La rappresentazione del suo suicidio è teatralizzata e glorificata: secondo la leggenda dopo il suicidio di Antonio, la donna si sacrifica a sua volta lasciandosi mordere al seno da un aspide. Dal XVII secolo in poi gli artisti e gli scrittori sono profondamente affascinati dall’ultima regnante egiziana e attribuiscono a Cleopatra un’innegabile bellezza, una seduzione leggendaria. Il suo mito ispira l’immaginazione creativa attraverso le più diverse forme d’espressione artistica, il suo terribile destino commuove e colpisce, trovando una qualche risonanza in ognuno di noi.
L’esposizione, organizzata attraverso undici opere-faro dotate di un’approfondita analisi, accompagna il visitatore tra gli spazi della Pinacoteca permettendogli di comprendere pienamente l’influenza che Cleopatra ha esercitato sul mondo antico.
Di particolare interesse è un ritratto in marmo pentelico proveniente dal Museo di Antichità di Torino e recentemente identificato con Cleopatra VII. L’opera, detta anche “Testa di Torino”, presenta l’interessante peculiarità di aver conservato quasi del tutto intatto il naso della regina che qui appare di normali dimensioni. Il marmo, importato dalla Grecia, era piuttosto raro ad Alessandria e il suo utilizzo era riservato perlopiù alla realizzazione di ritratti reali in stile ellenico. L’artista anonimo, per creare la
calotta cranica oggi perduta, ha usato una miscela derivante dall’impasto tra calce e polvere di marmo. Anche la corona, probabilmente in metallo, non è presente e si possono osservare solo i fori a sezione quadrangolare che servivano per l’incastro. I tratti della regina sono ben visibili e definiti: un viso dalla forma ovale, un mento appesantito, un’ossatura della faccia piuttosto marcata soprattutto nella zona delle arcate sopraccigliari e degli zigomi. Gli occhi hanno grandi dimensioni, le pupille scolpite permettono di conservare la policromia (aggiunta del colore sulla superficie del marmo per offrire un effetti più conforme alla realtà). La regina ha i capelli lunghi, suddivisi in due trecce a loro volta raccolte e riunite circolarmente sulla sommità della testa, quasi a formare una sorta di diadema; tuttavia qualche boccolo riesce è lasciato libero di fuggire da tanta costrizione così da poter mettere in risalto le linee della fronte.
Un altro reperto esposto a Parigi e meritevole della nostra attenzione è il cosiddetto “Cammeo d’Azio”. Questo magnifico gioiello raffigura Ottaviano, insignito del titolo di Augusto, ed è stato realizzato per celebrare la vittoria di quest’ultimo sulle flotte di Cleopatra e Marco Antonio nel corso della battaglia di Azio. Uno scontro navale, quello di Azio, svoltosi a ovest della Grecia: è per questo, infatti, che la quadriga di Augusto è trainata da quattro tritoni e non da quattro cavalli. Queste creature mitologiche, figlie di Nettuno, levano alte le braccia per condurre il vincitore nei cieli. Il tritone alla destra del cammeo solleva anche una statua della dea Nike, la vittoria alata, simbolo del trionfo di Roma su Cleopatra. Il tritone a sinistra della composizione tiene invece uno dei simboli di Augusto, il Clipeus Virtutis, il celebre scudo sorretto da due capricorni, offerto dal Senato in onore del primo imperatore di Roma.
I cammei sono una delle più significative produzioni alessandrine e sono realizzati su due strati di pietra dura: la dimensione e il formato dello strato superiore consente di far emergere il fondo più scuro giocando sull’intensità della luce e dei colori. La montatura in oro, smalto e perle è stata aggiunta successivamente, all’inizio del XVII secolo.

Ma questo è solo un piccolissimo assaggio di quello che la mostra e la Pinacoteca intendono offrire al loro pubblico. Le sale espositive dispiegano una grande quantità di opere appartenenti a molte epoche diverse e in grado di stimolare la curiosità e la sensibilità dei visitatori. Un dialogo tra mille anni di storia dell’arte in quello che può considerarsi il primo museo trasversale parigino, uno spazio nuovo e originale che accoglie regolarmente esposizioni dedicate alle grandi collezioni e ai loro proprietari. La Pinacoteca di Parigi invita dunque ad abbandonare ogni riservatezza per lasciarsi condurre all’interno di un luogo dinamico e familiare, dove regnano sovrane la scoperta e l’introspezione.
Didascalie immagini
- Locandina Le mythe Cléopâtre (© Foto: Ernani Orcorte – Torino © Idea e creazione grafica: Gilles Guinamard)
- Giovan Francesco Guerrieri, Il suicidio di Cleopatra Prima metà del XVI secolo, Olio su tela 58 x 70 cm
Fondazione Cassa di Risparmio, Fano
(© Foto: Fondazione Cassa di Risparmio, Fano) - Dionisio Calvaert, Il suicidio di Cleopatra 1580-1590 (circa), Olio su tavola 145 x 109 cm
Galerie Canesso, Parigi - Giovanni Lanfranco, Cleopatra (s.d.), Olio su tela 100 x 143 cm
Galleria Il Quadrifoglio, Milano - Ritratto di Cleopatra VII Metà del I secolo a.C., Marmo pentelico 21,4 x 14,5 x 17,1 cm
Museo di Antichità, Torino - «Cammeo d’Azio» raffigurante l’imperatore Augusto su un cocchio trainato da tritoni Dopo il 27 a.C., Sardonica e montatura in oro smaltato 6 x 6,6 cm
Collezioni antiche, Kunsthistorisches Museum, Vienna - Cesare offre a Cleopatra il trono d’Egitto (da Pietro da Cortona) 1775-1780 (circa), Ventaglio
Pittura a guazzo su un sottile strato di pelle montato all’inglese, montatura in avorio scolpito Collezione Hélène Alexandre, Londra
(© Foto: The Fan Museum Trust)
In copertina:
Cesare offre a Cleopatra il trono d’Egitto (da Pietro da Cortona) 1775-1780 (circa), Ventaglio
Pittura a guazzo su un sottile strato di pelle montato all’inglese, montatura in avorio scolpito Collezione Hélène Alexandre, Londra [particolare]
(© Foto: The Fan Museum Trust)