Per capire l’importanza di Michelangelo basterebbe prendere un biglietto per i musei Vaticani e, superata la folla, resistere dall’andare direttamente nella cappella Sistina (troppo facile e scontato), ma dirigersi verso le stanze di Raffaello, di quello che è stato, almeno fino alla sua morte nel 1520, il più pericoloso concorrente di Buonarroti. Qui, in quella che oggi è nota come stanza della Segnatura, c’è la prova provata di quanto il maestro (che all’epoca affrescava la volta della Sistina) fosse un punto di riferimento imprescindibile per chi faceva arte in quegli anni.

Raffaello infatti – l’aneddoto è noto – si sarebbe introdotto nottetempo nella cappella pontificia per sbirciare di nascosto quello di cui tutti in Vaticano parlavano, rimanendone letteralmente folgorato, talmente ammirato da decidere di modificare il suo affresco più celebre, la cosiddetta Scuola di Atene, per aggiungere proprio il ritratto di Michelangelo. Nella successiva stanza dell’Incendio di Borgo infine la conferma: quelle figure così possenti che stanno scappando dalle case in fiamme sono la dimostrazione di quella che, usando un termine sportivo, potremmo definire la manifesta superiorità di Michelangelo, troppo forte da poter pensare di lavorare senza ispirarsi a lui.

A conferma di questa dimostrazione empirica una mostra, ospitata dai musei Capitolini, che celebra Michelangelo nel 450esimo anniversario della sua morte, avvenuta a Roma nel febbraio del 1564. Michelangelo. Incontrare un artista universale (fino al 14 settembre) ha dovuto far fronte alla mancanza di alcuni capolavori dell’artista, ovviamente intrasportabili – si parlava appunto della Sistina… – riuscendo tuttavia a costruire un percorso che consente di attraversare tutta la storia di questo genio senza tempo, mettendo insieme marmi, bronzi, tele e manoscritti, calchi e copie di alcune delle sue opere più celebri, studi e progetti, partendo dalle prime opere, come la Madonna della Scala che Buonarroti realizza quando ha solo quindici anni, all’arrivo a Roma, dalla riflessione sulla natura umana e sulla fede ai rapporti con la cerchia di religiosi riuniti attorno a Reginald Pole e Vittoria Colonna, che riuscì assieme ad altri pochissimi ad entrare davvero in sintonia con una personalità con la quale era invece difficile da trattare, e che Paolo Giovio, nella sua Michaelis Angeli Vita (pubblicata attorno al 1527) definisce in termini davvero poco lusinghieri:
“D’altra parte a un genio così alto ha fatto riscontro un carattere tanto rude e selvatico da informare la sua vita domestica a un’incredibile grettezza e privare i posteri di discepoli che continuino la sua arte. Pregato infatti persino dai principi, mai si è lasciato indurre a fare da maestro a qualcuno o almeno ammetterlo nella sua bottega come osservatore”.

Un uomo insomma rude, selvatico addirittura, gretto e scorbutico, l’esatto contrario di quell’ideale di artista cortigiano che si stava affermando proprio in questi anni.
Un uomo controcorrente, diverso da ogni altro ma da ogni altro imitato, unico nel suo genere ma diventato universale attraverso i capolavori senza tempo che ci ha lasciato.
Didascalie immagini
- Michelangelo Madonna della scala 1490 circa Marmo; cm 56,7 x 40,1
Firenze, Casa Buonarroti, inv. 190 - Michelangelo Studi per la testa della “Leda” 1530 circa Pietra rossa, su carta; mm 355 x 269
Firenze, Casa Buonarroti, inv. 7 F - Michelangelo con la collaborazione di Tiberio Calcagni (Firenze 1532-Roma 1565) Bruto Post 1539 Marmo, altezza complessiva cm 95, base cm 21
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. Sculture n. 97
In copertina:
Jacopino del Conte (Firenze 1510-Roma 1598) Ritratto di Michelangelo 1535 circa Tavola, cm 98,5 x 68
Firenze, Casa Buonarroti, inv. Gallerie 1890, n. 1708 [particolare]
Dove e quando
Evento: Michelangelo. Incontrare un artista universale
- Fino al: – 14 September, 2014
- Sito web