Apre oggi alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti una grande mostra, Jacopo Ligozzi “pittore universalissimo” (Verona 1549 c. – Firenze 1627), bella e scientificamente importante perché attualizza, nel catalogo edito da Sillabe, studi e ricerche su un artista non molto conosciuto dal grande pubblico (evento di cui vi riferirà approfonditamente Marica più avanti)..
Completa la mostra un altro volume che consiglio di leggere prima della visita Jacopo Ligozzi, “altro Apelle”, curato da Maria Elena De Luca e Marzia Faietti, edito da Giunti in formato agevole da essere portato anche in borsa, con eccellenti saggi riferiti alle quarantaquattro tavole esposte, nello stesso periodo, al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Queste tavole botaniche sono infatti una sezione della mostra alla Palatina e fanno parte del vasto nucleo – commissionato dai granduchi Francesco I e Ferdinando I de’ Medici – in quello scrigno di tesori che è il GDSU al primo piano della Galleria.
Altro apelle
Per comprendere pienamente il percorso artistico di Ligozzi è necessario leggere non solo le sue opere, ma anche le modalità con cui integrava parole e pittura.
Nel suo saggio, Maria Elena De Luca; afferma che se la fama dell’artista “è legata in primis ai ritratti di piante e animali per Francesco I de’ Medici, l’eterogenea produzione del veronese svela come la profonda conoscenza del naturale si trasformi continuamente, caricandosi di valenze simboliche“.
Ulisse Aldrovandi (Bologna, 11 settembre 1522 – Bologna, 4 maggio 1605) lo definì «un altro Apelle» per la straordinaria capacità di ritrarre piante e animali, «a’ quali non mancha se non il spirito» e la formula retorica da lui adottata per esprimere la verosimiglianza delle immagini naturalistiche ligozziane affonda le radici in un’ampia tradizione classica; dal canto suo l’artista attinge i risultati di un’inedita naturalezza mediante una tecnica raffinata, dove la sottigliezza della linea di contorno viene coniugata alla varietà del colore.
Marzia Faietti, Direttore del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inizia il suo saggio scrivendo “Le immagini naturalistiche di Ligozzi sono state più spesso avvicinate alla restituzione accurata del microcosmo vegetale e animale da parte dei pittori nordici, quando non interpretate come anticipi dello sperimentalismo galileiano, ad esempio per il gusto di indagare aspetti della deperibilità degli organismi vegetali quali le foglie rose dai bruchi o il muschio posato sul fogliame. In realtà, all’interno della variegata produzione dell’artista veronese, occorre distinguere tra raffigurazioni in cui sembra prevalere un’attenzione naturalistica e raffigurazioni che, attraverso l’introduzione di qualche indizio apparentemente trascurabile, suggeriscono altre chiavi di lettura.”
I saggi del volume vi guideranno alla scoperta della minuziosa diligenza e la fastosità cromatica dei disegni, l’accurata preparazione della carta che precede l’impercettibile tratto a pietra nera (la matita) dei profili delle piante, mentre sulla prima stesura pittorica si sovrappongono velature per la messa a fuoco lenticolare dei dettagli. Attraverso una luminosità cangiante Jacopo riproduce con lucidità ottica la vita dei vegetali. Le opere ultimate permettono poi l’esplorazione del microcosmo di quei ‘ritratti di pianta’ dove i dettagli ne indicano l’epoca di esecuzione.
Nel suo saggio Gerhard Wolf rileva come Ligozzi non scrisse mai lunghi trattati e non elaborò una sua teoria dell’arte, piuttosto “aggiornò, estendendola alla pittura, una tradizione di famiglia specializzata nel ricamo di tessuti e forse anche nella pittura decorativa“.
Il direttore del Kunsthistorisches Institut di Firenze sottolinea, infatti, come la sensibilità “verso i colori cangianti, il sottilissimo uso dell’oro (raggi e reti che illuminano alcuni dei suoi disegni monocromi), la precisione nel descrivere pittoricamente l’aspetto della realtà fenomenologica potrebbero derivare dalla formazione avvenuta nell’ambito dell’estetica e della tecnica legate al mondo tessile”.
Questi sono solo alcuni aspetti che il volume chiarisce sulla riflessione artistica di Jacopo Ligozzi e, forse, la più affascinante è il modo in cui affrontò il trascorrere del tempo nella vita delle piante e in tutti gli organismi viventi. Una costante dell’intera produzione di uomo profondamente devoto ” tanto da siglare alcune opere con il Cristogramma unito alle proprie inizialii” i cui dettagli vi invito a soffermarvi e osservare attentamente l’ingrandimento dorato in mostra.

Didascalie immagini

  1. Jacopo Ligozzi, ‘altro Apelle’
    copertina del volume edito da Giunti

In copertina:
Tav. XXXIX • Daphne Laureola (Daphne laureola L.),
GDSU inv. 1955 O, mm. 668×458 (particolare)

Jacopo Ligozzi, ”altro Apelle”
a cura di Maria Elena De Luca e Marzia Faietti
Giunti Editore
ISBN – EAN: 9788809792081