A celebrare l’anniversario di Piero Manzoni, ci ha pensato la sua città: Milano, con più di 120 opere esposte a Palazzo Reale.
A 50 anni dalla sua scomparsa, Piero Manzoni rimane uno degli artisti più ironici e provocatori del Novecento, nonostante sia dai più ricordato per i suoi barattoli etichettati “Merda d’Artista”, si dimentica molto spesso che il genio della provocazione ha prodotto tanta arte prima di andarsene prematuramente a soli 30 anni.
La mostra di Palazzo Reale è stata realizzata in collaborazione con lo Städel Museum di Francoforte e la Fondazione Piero Manzoni, promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Skira editore, con la curatela di Flaminio Gualdoni e Rosalia Pasqualino di Marineo ed è realizzata nell’ambito del progetto “Primavera di Milano” – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno – “Questa mostra è uno dei capisaldi della ‘Primavera di Milano’, il palinsesto di eventi culturali che abbiamo voluto dedicare a tutti gli artisti che hanno fatto grande la nostra città e la sua storia, con mostre, concerti, spettacoli e approfondimenti, che si snodano in giro per Milano lungo la primavera del 2014”.
Questa bella rassegna monografica ricompone tutte le fasi della produzione del maestro, partendo dai suoi esordi figurativi, fino ad arrivare ad un suo proprio stile negli anni in cui lega di più con il suo grande amico Lucio Fontana, finendo nel concettualismo astratto con gli “Achrome” e la famosa “Base magica”. A completamento del percorso espositivo un apparato di materiali documentari originali: manifesti, fotografie, cataloghi, lettere.
Piero-manzoni 1 milano et mitologia 1956
E’ così che si entra in relazione con Manzoni, un artista che o si ama o si odia, già dalle sue prime opere, animate da ombre, impronte di oggetti ripetute sulla tela e da immagini informi. Per Manzoni il quadro è come uno: “spazio su cui proiettiamo le nostre scenografie mentali, ma come nostra area di libertà in cui noi andiamo alla scoperta delle nostre immagini prime. Immagini quanto più possibile assolute, che non potranno valere per ciò che ricordano, spiegano, esprimono, ma solo in quanto sono: essere”.

Successivamente, tra la fine del 1957 e l’inizio del 1958 matura una nuova idea compositiva, caratterizzata da iscrizioni, superfici di bianco assoluto, rilievi plastici. Inizia la produzione di “Achrome”, una serie di quadri senza titolo, che nulla descrivono e nulla intendono comunicare.
Piero-manzoni 2 achrome 1958-1959
Nel 1959 Manzoni si presenta con una mostra personale da Azimut, lo spazio di tendenza che ha fondato a Milano insieme a Enrico Castellani, con le “Linee”: un segno continuo d’inchiostro tracciato su un rotolo di carta che si svolge progressivamente, diviso in segmenti di lunghezze diverse. La linea è un segno illimitato, infinito nello spazio e nel tempo. La striscia di carta tracciata è avvolta e conservata in un cilindro di cartone sigillato, di cui un’etichetta dichiara il contenuto.
Piero-manzoni 3 linea 19-11-1959
Durante il primo dei soggiorni di lavoro a Herning, in Danimarca, del mecenate Aage Damgaard, nella sede del quotidiano “Herning Avis” Manzoni realizza la “Linea lunga 7200 m”. Un documento redatto appositamente dall’artista su carta intestata del giornale e controfirmato da una decina di testimoni certifica l’evento: “Il giorno 4 luglio 1960 tra le ore 16 e 18.55, ho tracciato, in Herning, una linea lunga 7200 metri (202 kg), alla presenza delle persone, che testimoniano qui, colla loro firma, d’avermi visto eseguire quest’opera”.

In questa occasione egli ha a disposizione un vero rullo continuo di carta da stampa. Facendolo scorrere tra due cavalletti metallici con assi rotanti e azionati da manovelle manuali, l’artista traccia una linea ininterrotta grazie a un contenitore d’inchiostro culminante in un tampone: vista la dimensione del rullo, l’impresa assume un valore, oltre che epico, davvero in umore d’infinito. Conclusa l’operazione, il cospicuo rotolo viene contrassegnato da titolo, luogo, data, firma e da un’impronta digitale, poi collocato in un cilindro di zinco ricoperto da fogli di piombo recante la dichiarazione del contenuto. Nel 1962 scriverà: “Vorrei anche tracciare una linea bianca lungo tutto il meridiano di Greenwich”.
Piero-manzoni 4 linea 7200 m 1960
Nel 1960 Manzoni presenta sempre da Azimut le sculture “Corpi d’aria”: un palloncino gonfiabile, un treppiede per poggiarlo come su un piedistallo, un tubicino per gonfiarlo e una chiusura: il tutto è confezionato in una custodia di legno contenente anche le istruzioni per l’uso. L’artista determina il congegno e gli strumenti, disinteressandosi dell’esecuzione, lasciata al libero arbitrio del fruitore. Nel caso l’acquirente intenda farsi gonfiare il palloncino dall’artista stesso, l’incremento di sostanza artistica dovuto al fiato autoriale sarà compensato a parte. Tale variante genera la serie “Fiato d’artista”.

Un’eccentricità pari a “Uova”, serie coeva che prevede uova sode che l’artista annette all’arte imprimendo la propria impronta digitale.
Il fruitore può consumare le uova ed esibirsi in un vero e proprio happening, oppure conservare integro l’oggetto sculturale come fosse una reliquia. In effetti, la sacralizzazione dell’artista, della sua identità e anche del suo corpo è uno degli aspetti dell’artistico che fanno più riflettere Manzoni, in questo tempo.
Piero-manzoni 5 uovo scultura n21 1960
Ma Manzoni non si ferma qui, ogni anno propone al pubblico una serie di opere concettualmente bizzare e innovative, sono del 1961 le “Sculture viventi”, modelle nude che si fanno opere d’arte, sculture viventi appunto, attraverso la sola presenza della firma dell’artista sul corpo, come se la firma fosse la prova tangibile di consacrazione dell’artista. Questa serie si evolverà in un ciclo complementare dal nome “Base magica”, ovvero il piedistallo su cui mette in posa le modelle diventa una struttura in legno a tronco di piramide che simula il classico piedistallo da statua, con tanto di targhetta in ottone recante la didascalia “Piero Manzoni, Scultura vivente”.

Infine, è nel 1961che Manzoni realizza “Merda d’artista”, l’opera sua più celebre.
Si tratta di una scatoletta per conserve su cui è apposta un’etichetta a stampa con la dicitura “Merda d’artista. Contenuto netto gr 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961”.
La comunicazione ironica è chiara e pungente ed esplicita la volontà di attribuire all’oggetto l’aspetto di un prodotto merceologico a pieno titolo.
Piero-manzoni 6 firma una modella trasformandola in scultura vivente
Milano è stata la sua città, dove ha operato da protagonista della stagione di maggior fervore del secondo dopoguerra, agendo da referente primario della neoavanguardia europea, tra la Francia di Yves Klein e la Germania del gruppo Zero.
Piero Manzoni ha sempre voluto comunicare attraverso l’arte il suo punto di vista, la sua posizione in quella società milanese degli anni ’50 e ’60 in pieno fermento economico, dove il mercato dell’arte si stava adeguando sempre di più alle dinamiche commerciali ed era sempre meno attento all’oggetto d’arte. Per questo denuncia il suo disgusto con opere fortemente simboliche, che lo portarono a essere una vera e propria icona della cultura occidentale del suo tempo e dell’avanguardia del XX secolo.
In catalogo, edito da Skira,  testi di Flaminio Gualdoni, Giorgio Zanchetti, Francesca Pola, Gaspare Luigi Marcone.

Didascalie immagini

  1. Milano et Mitologia, 1956 – olio e cera su tavola, 95×130 cm, Collezione privata
  2. Achrome, 1958-1959 – tela grinzata e caolino, 80×50 cm, Collezione privata
  3. Linea 19,11, 1959 – Inchiostro su carta, tubo di cartone, h 28,5, d 12 cm, Fondazione Piero Manzoni, Milano (Foto Orazio Bacci, Milano)
  4. Linea 7200 m, 1960 – inchiostro su carta, cilindro di zinco ricoperto da fogli di piombo, h 66, d 96 cm, HEART Herning Museum of Contemporary Art, Herning – Danimarca
  5. Uovo scultura n. 21, 1960 – uovo in scatola di legno, 5,7×8,2×6,7 cm, Fondazione Piero Manzoni, Milano (Foto Bruno Bani, Milano)
  6. Piero Manzoni firma una modella trasformandola in Scultura vivente, durante le riprese per il filmgiornale S.E.D.I., Milano 1961

In copertina:
Merda d’artista, n. 58, 68 e 80, maggio 1961 – h 4,8, d 6 cm, scatoletta di latta, carta stampata, Fondazione Piero Manzoni, Milano
[particolare]
(Foto Bruno Bani, Milano)

Catalogo Skira editore

Piero Manzoni 1933-1963
 

Dove e quando