Sciabolata, cucchiaio, cross… Quante sono le parole inserite ad arte nelle telecronache per descrivere il gesto di uno sportivo o una sua giocata.

La sciabola é un’arma bianca destinata ai reparti di cavalleria, ma per Sandro Piccinini é anche – se non esclusivamente – un cambio di gioco di quaranta metri effettuato da Beckham.
Il cucchiaio serve per mangiare la zuppa, ma da un tardo pomeriggio di giugno 2000 qualifica anche il rigore tirato con il colpo sotto nel mezzo della porta: é un lascito di Francesco Totti e del suo famigerato mo’ gli fo il cucchiaio pronunciato poco prima di lasciare di sale Van der Sar.

Della stessa famiglia fanno parte locuzioni ormai passate alla storia. Il centrocampista che intercetta un passaggio filtrante è equiparato ad un Premio Nobel: infatti, per descrivere l’interdizione viene detto “Ma interviene Gattuso che ha capito tutto“. Il “mucchio selvaggio” ormai non é più la banda di Butch Cassidy, ma una mischia in area di rigore dopo il novantesimo.
Una evoluzione sono le intro di Fabio Caressa, che offre la idea di aver preparato con ore, giorni o mesi di anticipo quello che dovrà dire. Frasi così impostate, come quella su Mourinho che sarebbe
Callaghan ed Ancellotti Maigret o l’apologia di Del Piero modello per i figli, da apparire tanto suggestive quanto poco sentite. Per chi ama la veracità dello sport e ricerca nel telecronista narratore lo spirito del bar o della taverna, non possono bastare… anzi suonano quasi, nella loro perfezione, come uno scherno nella loro perfetta costruzione.
Si cerca altro, c’è necessità di altro. Un altro che esiste.
Oltre la seriositá dei giornalisti più noti c’è la voce televisiva del rugby internazionale, Vittorio Munari. Chi ha avuto la fortuna di seguire un match commentato dal mediano di apertura di Bassano del Grappa non può dimenticarne alcune perle. Per descrivere le dimensioni importanti di un rugbista ebbe a dire che “questo quando è nato la mamma non è andata all’anagrafe, è andata al catasto“; emblematico quando commentando uno stacco imperioso per prendere un calcio alto affermó che “era dai tempi delle figurine dell’Arcangelo Gabriele che non si vedeva qualcuno saltare così in alto“.
Forse non é così, ma appare più vero, sembra veramente quel cucchiaio con cui mangiamo anche la zuppa.
Didascalie immagini
In copertina:
Cucchiaio di totti particolare (fonte)