più buio di mezzanotte, titolo evocativo a definire quanto può essere cupa l’esistenza di un adolescente nato in ambiente ostile.
Dove non è consentito esprimere la propria natura, dove un padre che nell’ordine naturale delle cose dovrebbe incarnare lo scudo che protegge dal mondo esterno diventa primo carceriere, soggetto all’altrui giudizio, esigendo una normale diversità dall’essere più intimo del proprio figlio.
Davide a quattordici anni sa già di avere un’identità non conforme ai canoni imposti da una società ancora ottusamente convinta che tutto debba esser classificato e inserito in caselle ben precise, delimitate e delimitanti, e perciò lascia la casa natale.
Vive a Catania dove l’ipocrisia regna sovrana, dove la preoccupazione più importante per tutti è salvare le apparenze, dove ogni espressione di difformità è repressa perché minaccia l’aspirazione collettiva a una facciata di normalità.
Qui tutti fingono di non vedere la comunità di ragazzi che abita i giardini del centro, di non sapere che se offrono i loro giovani corpi ad amplessi mercenari lo fanno rispondendo a una richiesta diffusa che si vorrebbe poter negare.

più buio di mezzanotte segna l’esordio nel lungometraggio di Sebastiano Riso, catanese classe 1983, anche autore della sceneggiatura insieme a Andrea Cedrola e Stefano Grasso.
Traendo spunto liberamente dalla vicenda personale di Davide Cordova, nota drag queen del locale romano Muccassassina col nome d’arte Fuxia che appare in un cameo, il film racconta un anno cruciale nell’esistenza dell’adolescente protagonista, un periodo segnato dall’iniziazione sessuale e dalla perdita dell’innocenza.
Nella realtà dei fatti il vero Davide fu cacciato di casa appena tredicenne dal padre a metà degli anni ’80, trovandosi a vivere sette anni tra le radici di un ficus nel parco catanese di villa Bellini, la finzione cinematografica sceglie però di non definire precisa collocazione nel tempo dando universalità alle storie raccontate. Così accanto alla musica di allora da Giuni Russo a Renato Zero, ma soprattutto Rettore il cui Amore stella ha un ruolo importante nella storia, appaiono i cellulari moderni che il ragazzino abbandona in strada per non essere rintracciato.

più buio di mezzanotte offre un ritratto dell’omosessualità lontano dai cliché tranquillizzanti, omologati o caricaturali, di tanto cinema fintamente emancipato mostrando anche lati oscuri, ambigui e perversi dei personaggi, ma il vero tema centrale del film è una riflessione sul concetto di famiglia come gruppo che accoglie, protegge e contribuisce all’evoluzione dell’individuo.
Qui il nucleo familiare d’origine è la prima cellula di una società omofoba che reagisce espellendo il diverso come corpo estraneo a canoni collettivi definiti e accettati, il gruppo dei ragazzi di strada vi si sostituisce per una concomitanza di sensibilità che nasce dal condividere le stesse difficoltà, le stesse speranze, lo stesso desiderio di colorare l’esistenza. Nascono così legami affettivi forti che vanno oltre il semplice fattore biologico dell’avere lo stesso sangue nelle vene.

Il sedicenne esordiente Davide Capone è stato scelto tra gli studenti di un liceo musicale dopo novemila provini ad altri candidati, nel ruolo del suo omonimo protagonista è sorprendente per la sincerità con cui indossa innocenza e paura. La macchina da presa di Sebastiano Riso lo segue con estremo pudore riuscendo a filmare anche le situazioni più scabrose senza mai venir meno al rispetto per la dignità di un essere che prima di tutto è persona, portatore in quanto tale dell’inalienabile diritto alla felicità.
Il film cita apertamente il Pasolini di Mamma Roma con il piano sequenza continuo che accompagna l’ingresso di Davide tra i vicoli di San Berillo2 insieme alla ‘Mariliv Morlov’ interpretata da Sebastian Gimelli Morosini e ‘La Rettore’ di Giovanni Gulizia, rende omaggio a Querelle de Brest di Fassbinder con Pippo Delbono che canta la famosa canzone intonata da Jeanne Moreau nel capolavoro del regista tedesco, nata musicando un testo di Oscar Wilde1.

Micaela Ramazzotti è stata coinvolta nel progetto fin dal suo travagliato inizio e ci son voluti tutta la caparbietà del giovane regista con quattro anni di false partenze per riuscire a portare il film sullo schermo.
E’ evidente il coinvolgimento anche personale dell’attrice che nel ruolo della madre di Davide offre un’interpretazione intensa e toccante, la scena sull’autobus ha il sapore disperato di un addio ed è sufficiente da sola a far venire i brividi.
Tutti gli interpreti sono stati scelti con cura dopo attente selezioni e i risultati parlano da soli. Anche figure di secondo piano come la Wonder Woman interpretata da Gabriele Mannino o il muto collezionista di vinile di Fabio Grossi ad esempio, portano le loro storie con sé nel quadro generale senza essere semplici figure prive di spessore strumentali allo scorrere narrativo.

più buio di mezzanotte ha esordito alla Semaine de la critique di Cannes 2014, sezione che accoglie ogni anno solo sette film provenienti da tutto il mondo, selezionati da critici svincolati da ogni criterio commerciale e perciò liberi di ricercare coraggio nelle tematiche e innovazione del linguaggio.
Un bel risultato che offre all’opera prima di Sebastiano Riso una visibilità a livello planetario ampiamente meritata.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Davide, l’ambiguità di un’acerba identità / Il padre interpretato da Vincenzo Amato
- Davide Cordova in arte Fuxia nel ruolo di Louvre / Davide adorante assiste allo spettacolo con i compagni
- La famiglia d’adozione è il popolo della notte
- L’ingresso di Davide ai vicoli con Marariliv Morlov e La Rettore / Pippo Delbono è l’uomo in bianco / Gabriele Mannino è Wonder Woman
- Davide Capone e Micaela Ramazzotti nella scena dell’autobus / Il regista sul set con i suoi attori / Sebastiano Riso e Davide Capone a Cannes
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(© 2014 Ideacinema Srl)
In copertina:
Davide Capone, sorprendente protagonista esordiente
[elaborazione grafica Andrea Mancaniello]
(© 2014 Ideacinema Srl)
SCHEDA FILM
- Titolo originale: più buio di mezzanotte
- Regia: Sebastiano Riso
- Con: Davide Capone, Vincenzo Amato, Lucia Sardo, Micaela Ramazzotti, Pippo Delbono, Carla Amodeo, Sebastian Gimelli Morosini, Giovanni Gulizia, Gabriele Mannino, Rosario Raineri, Fabio Grossi, Davide Cordova, Maziar Timo Firozi Bandpey, Daniela Cacciatore, Ilaria Patassini, Giovanni Balsamo, Pietro Barbagallo, Giacomo Bottoni, Gianni Cavalieri, Domenico Conte, Guido Costa, Salvatore Costanzo, Cristiano Di Cinema, Benedetta Ferrara, Antonio Fisichella, Lucia Fossi, Lucrezia Furnari, Franco Leontini, Pietro Litrico, Manuela Lo Sicco, Sonia Macanuso, Paolo Molonia, Giovanni Nicolosi, Massimo Procopio, Alfio Sciuto, Anna Maria Spina,
- Soggetto: Andrea Cedrola, Stefano Grasso, Sebastiano Riso, Davide Cordova
- Sceneggiatura: Andrea Cedrola, Stefano Grasso, Sebastiano Riso
- Fotografia: Piero Basso
- Musica: Michele Braga
- Montaggio: Marco Spoletini
- Scenografia: Melina Ormando, Raffaella Baiani
- Costumi: Luigi Bonanno
- Produzione: Claudio Saraceni per Ideacinema in collaborazione con Rai Cinema
- Genere: Drammatico
- Origine: Italia, 2014
- Durata: 94’ minuti
1 San Berillo è un quartiere storico di Catania, forse la prima zona a luci rosse d’Europa, diventata luogo di prostituzione già alla fine dell’Ottocento.
2 “Each man kills the thing he loves” [ogni uomo uccide le cose che ama] cantava Jeanne Moreau in Querelle de Brest di Rainer Werner Fassbinder su musica di Peer Raben e parole tratte dal componimento di Oscar Wilde La ballata del carcere di Reading.