“Quando sono ‘nel’ mio quadro, non sono cosciente di quello che faccio. Solo dopo una specie di ‘presa di coscienza’ vedo ciò che ho fatto. Non ho paura di fare dei cambiamenti, di distruggere l’immagine, ecc. Perché un quadro ha una vita propria. Tento di lasciarla emergere. Solo quando perdo il contatto con il quadro il risultato è caotico. Altrimenti c’è armonia totale, un rapporto naturale di dare e avere e il quadro riesce”.  (Jackson Pollock)

Il titolo introduce direttamente alla pittura di Jackson Pollock (Cody, Wyoming 1912 – Long Island 1956), consacrato come l’artista che ha scardinato le regole dell’arte figurativa occidentale, introducendo la tecnica dell’Action Painting (pittura d’azione). Questa consiste nel far sgocciolare direttamente il colore dai tubetti alla superficie della tela, distesa a terra, senza utilizzare il pennello.
Riguardo la tecnica utilizzata, Pollock ha dichiarato: “Io dipingo per terra ma non è una cosa anomala. Gli orientali lo facevano. (…) Il colore che uso quasi sempre è liquido e molto fluido. Utilizzo i pennelli più come bastoni che come veri pennelli. Il pennello non tocca mai la superficie della tela, resta al di sopra”.
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All’artista considerato “innovatore” dello stile americano, e in seguito anche di quello europeo, è dedicata per la prima volta a Firenze un’intera mostra, proprio nel cuore della città, a Palazzo Vecchio, presso la Sala dei Gigli e la Sala della Cancelleria, e al Complesso di San Firenze, presso la Sala della Musica.
L’esposizione è promossa dal Comune di Firenze con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, e la collaborazione dell’Opificio delle pietre dure di Firenze. L’esposizione è curata da Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini.
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La mostra vuole mettere a confronto due artisti e due stili molto diversi, accomunati però dal furore che entrambi trasmettono lavorando alle loro opere, una sorta di trance. Infatti, nel Cinquecento si parlò di furia della figura per descrivere le linee “serpentinate” di alcune figure del Buonarroti, caratterizzate dal non-finito, per esaltare il conflitto tra bellezza compiuta e ingombro dell’informe. In Pollock il concetto adottato in mostra è invece quello della figura della furia, un’idea che descrive la pittura vitale e violenta del pittore americano.
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Pollock condusse un’attenta riflessione sulle opere e gli artisti rinascimentali e del Barocco, riservando un’attenzione particolare allo studio anatomico delle figure, come riportato dai disegni contenuti all’interno dei suoi taccuini databili tra il 1937 e il 1939. Questi sono ripresi dagli affreschi eseguiti dal Buonarroti nella Cappella Sistina.
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In mostra sono presenti due gruppi di opere, all’interno del primo nucleo rientrano schizzi che raffigurano il particolare del torso di Adamo, tratto dal celebre episodio della Cappella Sistina La creazione di Adamo (1511), e due nudi presenti nell’affresco della volta, uno collocato sopra la Sibilla Libica (1512) e l’altro ad incorniciare la scena de Il Sacrificio di Noè (1508-1510).
Il secondo nucleo di opere è invece caratterizzato dalla presenza di più soggetti nel medesimo foglio, riconducibili sempre agli affreschi del Buonarroti, probabilmente in riferimento alla Sibilla Eritrea (1508-1510) o tratto dal gruppo del Diluvio Universale (1508-1510), e infine figure ispirate al Giudizio Universale (1536-1541).
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Mentre Michelangelo si ispirava all’ordine divino e all’armonia originaria della creazione, Pollock traeva spunto dal caos. D’altronde è con la fine della seconda guerra mondiale, fino agli anni ’60, che l’arte è soprattutto il rifiuto della forma. Ed è proprio negli Stati Uniti che nasce l’Action painting, o espressionismo astratto, dove l’arte diviene informale, priva di forme e del tutto originale. Come dichiarato da Pollock: “Mi sembra che un pittore moderno non possa esprimere la nostra epoca, l’aviazione, l’atomica, la radio, nelle forme del Rinascimento. L’artista moderno, mi pare, lavora per esprimere un mondo interiore (…) esprime l’energia, il movimento e altre forze interiori”.
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Delle opere presenti in mostra è possibile osservare le differenti influenze che i vari movimenti del ‘900 hanno esercitato sull’artista, a partire ad esempio dall’opera Square composition with horse (1937-1938), che ricorda la Guernica (1937) di Picasso e lo studio della pittura murale messicana. Mentre in Panel with Four Designs (1934-1938) Pollock sembra abbandonarsi a fantasie oniriche, influenzato dal movimento surrealista.
Sono inoltre presenti 4 opere realizzate intorno agli anni ’40, due Untitled (1944-1945), incisioni a puntesecca su carta, e due pitture a olio, The Water Bull (1946) ed Earth Worms (1946), quest’ultimo appartenente alla serie Sound of the Grass, in entrambe l’influenza dell’espressionismo astratto si fa sempre più forte.
Nel 1947 arriva la svolta, Pollock inizia a “sgocciolare” direttamente il colore sulla tela non preparata, stesa a terra. Tra le opere più celebri realizzate con questa tecnica tra il 1947 e il 1950, rientra Composition with Black Pouring (1947), dove la tela è un vero e proprio groviglio di macchie, sulle quali serpeggia un segno nero. Alla pittura fluida l’artista affianca spesso l’uso di elementi extra-pittorici, quali sabbia, vetro colorato, ciottoli, ecc.
È solo nel 1954 che l’attività di Pollock subisce un brusco rallentamento a causa dell’acuirsi di crisi depressive e di gravi problemi legati all’alcolismo.
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Per calarsi nell’opera di Pollock, l’esperienza multimediale presso il Complesso di San Firenze è molto interessante. Troverete 3 stanze, nell’ultima potrete effettivamente immergervi nella pittura, e soprattutto nello stile dell’Action painting.
La curatrice della mostra, Francesca Campana, ha sottolineato: “Dall’età rinascimentale che trova in Michelangelo il suo emblema, agitata da conflitti tra gli stati o nelle città, si passa all’età contemporanea, sconvolta da guerre mondiali e da regimi totalitari, nazismo e stalinismo, quando la distinzione tra pittura e scultura comincia a sfaldarsi, e le avanguardie intraprendono l’esplorazione dello spazio, lasciando cadere la bidimensionalità. Una qualche figura, se è riconoscibile, si colloca al limite dell’astrazione e la sua costruzione è opera di colui che, osservandola, si lascia catturare da quel gioco di linee e di colori. L’artista offre il materiale per la costruzione della figura, ma questa è opera dell’osservatore, attento e creativo, non dell’artista”.

Il catalogo della mostra è edito da Giunti arte mostre e musei.

Didascalie immagini

  1. Jackson Pollock Earth Worms, 1946 olio su tela Tel Aviv Museum of Art Collection, dono di Peggy Guggenheim, Venezia attraverso l’American-Israel Cultural Foundation, 1954 (© Jackson Pollock, by SIAE 2014)
  2. Jackson Pollock The Water Bull, 1946 olio su tela, Stedelijk Museum, Amsterdam (© Jackson Pollock, by SIAE 2014)
  3. Michelangelo Buonarroti, Adamo (particolare dalla Volta della Sistina), 1508-1512, Affresco / Jackson Pollock Senza titolo, 1937-1939 matite colorate, grafite, penna e inchiostro di china su carta The Metropolitan Museum of Art, New York (© Musei Vaticani / Jackson Pollock, by SIAE 2014)
  4. Michelangelo Buonarroti, Ignudo, particolare della volta della Cappella Sistina, 1508-1512, Affresco / Jackson Pollock, Senza titolo, 1937-1939, matite colorate e grafite su carta, The Metropolitan Museum of Art, New York (© Musei Vaticani / Jackson Pollock, by SIAE 2014)
  5. Michelangelo Buonarroti, Ignudo, particolare della volta della Cappella Sistina, 1508-1512, Affresco / Jackson Pollock, Senza titolo, 1937-1939, matite colorate e grafite su carta, The Metropolitan Museum of Art, New York (© Musei Vaticani / Jackson Pollock, by SIAE 2014)
  6. Jackson Pollock, Composition with Black Pouring, 1947, olio e smalto su tela, montata su masonite, The Olnick Spanu Collection (© Jackson Pollock, by SIAE 2014)
  7. Jackson Pollock ritratto da Wilfred Zogbaum nello studio di Fireplace road, 1947 (© Jackson Pollock, by SIAE 2014)

In copertina:
Jackson Pollock The Water Bull, 1946 olio su tela, Stedelijk Museum, Amsterdam
[particolare]
(© Jackson Pollock, by SIAE 2014)

Biografia Narrativa 
di Alessandra Acocella e Elena Magini
(courtesy Opera- Civita Group)

Paul Jackson Pollock (Cody, Wyoming, 1912 – Long Island, New York, 1956) nasce, ultimo di cinque figli, da una famiglia di umili origini contadine. Gli anni della giovinezza sono contrassegnati dalle drammatiche vicende della famiglia, costretta dalla crisi a continui spostamenti tra l’Arizona e la California.
Sin dall’inizio dimostra interesse per l’arte, condivisa con i due suoi fratelli Charles e Sanford,  e in particolare per la scultura, per la materia e l’intaglio di forme. Si iscrive alla Manual Art High School a Los Angeles nel 1925 e poi, dopo il trasferimento a New York a diciassette anni, all’Art Students League, dove segue le orme del fratello Charles.
Durante la sua permanenza alla Manual Art High School acquisisce i primi rudimenti artistici e guarda all’arte modernista europea e messicana. Il suo insegnante, il pittore e illustratore Frederick John de St. Vrain Schwankowsky, lo introduce alle teorie del filosofo indiano Jiddu Krishnamurti.
All’Art Students Legue di New York frequenta i corsi del pittore Thomas Hart Benton, intento a creare una nuova tradizione paesaggistica americana a carattere fortemente regionalistico: elementi ricorrenti delle opere di Benton sono le composizioni eroiche, piene di tensione drammatica, ricche di figure e riferimenti allegorici. Sotto la guida di Benton, che fu per l’artista un vero e proprio mentore e protettore, Pollock studia la tradizione antica  – Michelangelo, Rubens, Tintoretto, El Greco – imparando i rudimenti del disegno e della composizione.
Pollock partecipò come modello al ciclo dei dipinti murali di Benton, America Today, presso la New School for Social Research di New York; qui conosce personalmente il muralista messicano José Clemente Orozco, che stava lavorando nello stesso edificio ad un ciclo di grandi affreschi.
A queste prime e fondamentali influenze si accompagnò anche la conoscenza del pittore romantico dell’Ottocento Albert Pinkham Ryder, che alimenta in Pollock una cultura visionaria e immaginifica esemplificata nelle visioni lunari e spettrali di paesaggi deserti, e dell’altro importante muralista messicano David Alfano Siqueiros che nel 1936 apre uno studio a New York. Pollock e il fratello Sanford ebbero modo di frequentare lo studio di Siqueiros per il workhop  Laboratory of Modern Techiques in Art, sperimentando per la prima volta tecniche non ortodosse, come l’impiego di vernice ad asciugatura rapida gettata direttamente sulla tela.
Dal 1935 al 1943 Pollock farà parte del Work Project Administration’s Federal Art Project, un organismo statale creato da Roosvelt durante gli anni della Grande Depressione per sostenere gli artisti attraverso committenze pubbliche.
Sono gli anni di forte crisi personale, specialmente a causa dell’alcolismo, malattia da cui Pollock è affetto sin dall’adolescenza, che porta l’artista ad una profonda depressione e al ricovero nel 1938 in un ospedale psichiatrico. La psicanalisi avvicina Pollock alle teorie junghiane: durante il processo terapeutico l’artista arriverà all’elaborazione di un simbolismo inconscio, mediato attraverso l’influenza stilistica di Picasso, Mirό e dalle teorie di John Graham, pittore russo emigrato che condivideva con Pollock l’ammirazione per il primitivismo picassiano.
Negli anni che precedono il ’40 Pollock interiorizza la lezione di Picasso, di cui vede una retrospettiva presso il MoMA e soprattutto Guernica, esposta assieme ad una serie di disegni preparatori per una raccolta fondi alla Valentine Gallery di New York, dalla quale rimane fortemente affascinato. Nelle opere di questi anni Pollock introduce un linguaggio figurativo basato su figure totemiche o mitiche, un simbolismo iconico nutrito dal concetto surrealista dell’inconscio come forma d’arte.
All’inizio degli anni ’40 Pollock cominciò a sperimentare l’applicazione spontanea di pittura liquida all’interno delle sue tele, ispirata sia dall’esperienza avuta nello studio di Siqueiros che dall’automatismo psichico di matrice surrealista.
Fondamentale in questi anni sarà il sodalizio artistico e personale con l’artista Lee Krasner – con cui si sposerà nel 1945 – e la conoscenza di Peggy Guggenheim che diverrà sua principale mecenate. Nel 1943 avrà la sua prima personale presso la galleria della Guggenheim “Art of this Century”, crocevia del milieu artistico dei Surrealisti e Astrattisti europei e dei nuovi espressionisti astratti americani.
Nel 1946 Pollock si trasferisce con la moglie nell’East Hampton. Il matrimonio e il trasferimento coincidono con un punto di svolta nel linguaggio pittorico dell’artista, che comincia a dipingere in modo integralmente non figurativo composizioni più aperte e brillanti. Sono gli anni della definitiva consacrazione di Pollock come artista prima negli Stati Uniti e poi in Europa, favorita anche dall’attenzione dedicatagli dal critico d’arte Clement Greenberg, che sulle colonne di “The Nation” scriverà articoli entusiastici sulla nuova pittura americana incarnata dall’opera di Pollock.
Dal ’49 adotta esclusivamente il sistema del dripping, sgocciolando direttamente il barattolo di colore sulla tela posta a terra e usando sistematicamente colori industriali, vernici all’alluminio, frammenti di vetro e altri materiali eterogenei. Pollock descrive questa tecnica come “pittura diretta”, egli sviluppa la composizione lavorando su tutti i lati della tela, facendo fuoriuscire l’immagine in modo spontaneo e privo di preconcetti. Nel biennio 1951-52 saranno aboliti i colori per l’uso esclusivo del nero su bianco, la figura sembra tornare ad essere riconoscibile, fino ad essere poi nuovamente elusa da una serie di stratificazioni che oscurano totalmente l’immagine nei lavori successivi.
La tecnica dello sgocciolamento viene praticata sino al 1953, anno in cui il lessico pollockiano raggiunge un momento di crisi, alimentata dall’incapacità di rimanere sobrio. Pollock smetterà di dipingere del tutto nel 1954 e nel 1956, in un momento di crisi coniugale con la moglie Lee Krasner. Sarà un incidente automobilistico che lo porterà alla morte. 

 

Dove e quando

Evento: Jackson Pollock. La figura della furia