Sin dall’epoca medievale la cerchia muraria rappresenta per la città un biglietto da visita che gode di grande prestigio in quanto tangibile espressione di potenza, tanto da popolare le letterature cittadine di orgogliose e compiaciute cronache delle costruzioni e da divenire, nelle rapprese
ntazioni figurative, principale elemento significatore della città. Come molte cinte murarie tardo-antiche nell’Italia dell’VIII secolo vengono riparate e reintegrate per sostenere le ondate delle invasioni barbariche, così in epoca rinascimentale quelle medievali vengono riadattate o del tutt
o rinnovate per resistere agli attacchi dei nemici di turno, come la cinta di Padova, di cui oggi vengono celebrati i 500 anni d’età con una mostra ai Musei Civici agli Eremitani.

Il Comitato Mura di Padova, che promuove il suddetto evento, condivide fortemente il pensiero di un vescovo del medioevo spagnolo, Isidoro di Siviglia, che afferma che la città equivale alle s
ue mura, e così intende far conoscere autentici frammenti di storia della città “murata”, come reperti archeologici rinvenuti nel percorso delle mura, manufatti, strumenti bellici, disegni, dipinti, incisioni, antichi volumi e ricostruzioni multimediali, al fine di promuovere la salvaguardardi
a materiale e culturale del fronte bastionato padovano.
L’esposizione rappresenta anche l’incipit di approfondimenti e riflessioni sulle implicazioni politiche, militari, giuridiche, economiche, ideologiche legate alla presenza di una cinta muraria e alla dialettica che essa determina tra il suo “contenuto” e il mondo esterno.
Sono in primis le immagini di antiche vedute di città, incassate nelle loro mura come pietre preziose nel loro castone, ad alimentare la consapevolezza del pregio estetico e storico della cinta, che con la gagliardia dei suoi bastioni, la maestà delle sue cortine e la raffinatezza dell
e sue forme, è a tutti gli effetti un’importante opera architettonica cittadina, vista nel tempo come elemento difensivo, o barriera limitante, o pittoresco monumento o presenza trascurabile, da ignorare o trasformare e stravolgere per vari fini.

Dei ritrovamenti fanno ritenere che già in età romana Padova possedesse una cinta muraria (anche perché la città mantiene gli assi viari antichi, come la via Annia), in parte coincid
ente con quella comunale duecentesca, che nella fattispecie è costituita da tre muraglie carraresi; nel ‘500 i capi militari veneziani le valutano come inadeguate a garantire la sicurezza degli spazi vicini alla Serenissima, così vengono modificate. La sistemazione definitiva avviene nel 1513, q
uando cessano le ostilità con la Francia e il condottiero “Liviano”, di ritorno dalla sua prigionia, disegna interamente il progetto di costruzione delle nuove mura padovane, di cui particolarmente ingegnosa è la soluzione (il guasto) di far spianare per un miglio il perimetro della città per
isolarla e scoraggiare gli attacchi degli avversari. Le nuove mura sostituiscono quelle comunali, peraltro messe a dura prova durante l’ultimo degli assedi successivi alla sconfitta veneziana di Agnadello contro la Lega di Cambrai, rievocata nella mostra con un plastico con un migliaio di soldati
ni; un altro plastico e le armi utilizzate dai veneziani e dai loro avversari rievocano l’assedio di Padova, mentre un leone di San Marco ricorda la furia giacobina cui è stato sottratto. L’esposizione, infatti, accoglie i visitatori ripercorrendo le vicende antecedenti all’edificazione murar
ia cinquecentesca, utilizzando anche molte realizzazioni di quell’epoca come antiche piante, rilievi, medaglie, sigilli, materiale lapideo (come il cippo che segnava la fine del guasto), i progetti di una fortezza mai realizzata, etc.

La mostra documenta anche le variazioni delle imponenti strutture militari che caratterizzano il “monumento” padovano e che avvengono nel tem
po in concomitanza con l’evoluzione delle tecniche difensive, come i baluardi poligonali che variano continuamente per forma e dimensioni. Attraverso l’esposizione conosciamo anche la relazione della cinta muraria con le acque, strumento aggiuntivo di difesa e fonte di vita.

Foto d’epoca registrano pedissequamente le modifiche e gli usi delle mura nelle varie epoche, adibite a scuole all’aperto, a
zone di passeggio o a macello pubblico, mentre i restauri più recenti rivelano nuove scoperte e filmati realizzati da un gruppo di speleologi mostrano spazi sotterranei ancora inesplorati. Infine scopriamo anche uno “sguardo” attuale sulle mura, quello che Paolo Coltro propone attraverso un su
o originale percorso fotografico.
Didascalie immagini
- Assalto al bastione della gatta in Bartolomeo Cordo, La obsidione di Padua in Venetia, 1510 a di III Octobrio
- Giovanni Battista Bissoni (Padova, 1574-1634), I santi Antonio e Daniele
[particolare] - Il Castelnuovo
- La battaglia di Agnadello, xilografia in Niccolò degli Agostini, Li successi bellici seguiti nella Italia dal fatto darme di Gieredada del 1509 fin al presente 1521 Venetia, stampata per Nicolo Zopino & Vincenzo da Venetia compagni, 1521
- Ponte delle Gradelle di San Massimo
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(© Comune di Padova Assessorato alla cultura e ai Musei Civici)
In copertina:
Assalto al bastione della gatta in Bartolomeo Cordo, La obsidione di Padua in Venetia, 1510 a di III Octobrio
[particolare]
(© Comune di Padova Assessorato alla cultura e ai Musei Civici)
Orari: da martedì a domenica
dalle ore 9:00 alle ore 19:00,
chiuso tutti i lunedì non festivi
Dove e quando
Evento: Padova è le sue mura – Cinquecento anni di storia
- Fino al: – 20 July, 2014
- Sito web