Firenze è sicuramente rinomata nel mondo per la sua storia, per i suoi monumenti e per tutto quanto il mondo conosce e ci invidia, ma c’è una parte della città le cui storie sono forse meno conosciute ma che vale comunque la pena di scoprire o riscoprire e valorizzare.
Mi sembra questo l’obbiettivo di una, secondo me, intelligente e meritoria iniziativa, nata intorno allo sportello EcoEquo che, come molte altre attività, ha sede nello spazio delle Murate a Firenze ed oltre a una sede fisica con biblioteca e spazi per informarsi e studiare, scambiare esperienze promuove anche un network di associazioni e realtà che insieme al Comune di Firenze vogliono supportare le buone pratiche per lo sviluppo sostenibile dell’ambiente e delle persone.
Una di queste iniziative è la Passeggiata migranda che io mi sono fatto per voi nel quartiere di S. Ambrogio a Firenze (la stessa passeggiata è già attiva in altre città: Genova, Roma, Milano, Torino e a Firenze nella zona di via Palazzuolo). La passeggiata, condotta da “accompagnatori interculturali” provenienti da altri paesi ma cittadini della nostra città e appositamente formati, segue un preciso itinerario che vuole dare visibilità a luoghi, persone, servizi poco conosciuti. La versione Beta di questa passeggiata si è svolta giovedì 8 maggio con partenza dallo sportello EcoEquo di via dell’Agnolo 1/c a Firenze e arrivo nella piazza delle Murate (informazioni allo 0553220895 lunedi-venerdi o cittamigrande@oxfam.it o www.cittamigrande.it).
Dalla piazza siamo andati in largo Annigoni – davanti al mercato di S. Ambrogio – dove ci è stato spiegato che quello un tempo era l‘ortone recintato adiacente al convento di S. Verdiana (pare che non a caso nasca poi, proprio in quel luogo, il mercato rionale di S. Ambrogio). Da lì ci siamo diretti verso il mercato, per poi arrivare, attraverso via de’Pilastri, in via Farini di fronte alla Sinagoga nata dopo la chiusura del ghetto fiorentino (chi lo sapeva che ancora oggi in via delle Oche è visibile, in coincidenza di un albergo, la targa che ricorda che anche quel luogo ha ospitato una sinagoga? E’ quanto ci ha raccontato un particolare cicerone appartenente alla comunità ebraica fiorentina che ci ha svelato questa e altre curiosità).
Dalla Sinagoga la visita è proseguita nel quartiere per arrivare alla Moschea di Firenze con i suoi 500 posti per la comunità islamica locale, non prima di essere passati anche dalla sede di Libera e dalla bottega del commercio equo e solidale. Come si sarà capito la passeggiata è congegnata in modo tale da far conoscere i nuovi e i vecchi fiorentini ed anche le loro attività economiche e non solo, seguendo il principio che se le persone si conoscono potranno convivere in modo migliore alimentando così un vero e proprio “circolo virtuoso”. In questo contesto anche gli “immigrati” faranno forse meno paura (tra l’altro delle emozioni che avrete provato visitando i vari luoghi potrete lasciare traccia attraverso il sito.
Ed eccoci alla lingua e al diritto. Lo sapevate ad esempio che nel Glossario Migrazione e Asilo, che l’European Migration Network – EMN – ha dedicato ai termini che si usano nell’ambito dell’Unione europea per inquadrare il fenomeno migratorio, il termine immigrato non è presente, essendo invece definito il termine migrante (si tenga presente che la Commissione europea nella propria legislazione si serve, ad esempio, della dizione “migrante irregolare” al posto di “immigrato illegale” che – come scrive il Glossario EMN – “può avere un significato negativo” p. 98).

Sempre rispetto al termine “immigrato” molti notano che se la migrazione è un processo temporaneo, non sembra corretto definire “immigrata” una persona che risiede stabilmente in un paese da mesi, se non da anni. Ma gli immigrati chi sono, come definiamo i confini che di volta in volta ci rendono immigrati? Ancora una volta un curioso esempio viene dai nostri archivi storici della lingua giuridica. Così ad esempio all’articolo 2, comma 1 del decreto 14 marzo 1918, n. 350 possiamo leggere che “gli esercenti di aziende agrarie che per la monda e il taglio del riso nelle province di cui all’articolo primo abbiano bisogno di mano d’opera immigrata devono assumerla esclusivamente a mezzo degli uffici misti (…)”. Ma è il successivo articolo 3 a precisare che “agli effetti del presente decreto è considerata come immigrata la mano d’opera proveniente da Comuni diversi rispetto a quelli nei quali deve eseguire la monda e il taglio del riso”.
Insomma l’immigrato del Comune accanto.
Didascalie immagini
- Firenze Migranda
(logo)
In copertina:
Monda del riso, 1959. Archivio Ente Risi.
(particolare). Gelatina bromuro d’argento/carta Misura 13×18
(fonte: LombardiaBeniCulturali)