NEC TEMERE, NEC TIMIDE
(Né temerariamente né timidamente – motto sullo stemma della città di Danzica)

Finalmente completato dopo tre anni di lavoro, nel 1473 il grande trittico di Hans Memling con il Giudizio Universale – commissionato dal Banco Medici a Bruges – venne imbarcato su una nave diretta in Italia, dove non sarebbe mai giunto.
Ufficialmente di proprietà del fiorentino Tommaso Portinari, il vascello San Tommaso apparteneva in realtà all’Inghilterra, all’epoca in guerra con le città della Lega Anseatica. Intercettato dalla nave al comando di Peter Benecke, corsaro di Danzica, il vascello – considerato preda di guerra – venne spogliato di tutto il carico, inclusa la grande tavola dipinta.

I corsari erano l’equivalente marittimo dei capitani di ventura, arruolati da potenze nemiche tra loro per svolgere azioni guerresche senza apparire ufficialmente coinvolte – in modo simile a quelli che oggi sono elegantemente e vagamente definiti contractors, e che svolgono analoga funzione.
Benecke donò il dipinto alla cattedrale della sua città, e le autorità locali resistettero a tutte le pressioni esercitate per la restituzione dell’opera da parte di Lorenzo il Magnifico, mentre il Capitolo della cattedrale non si fece intimidire neppure dalle richieste provenienti dalla somma autorità di papa Sisto IV, al quale i Medici si erano rivolti. Il trittico restò a Danzica e, scampato alle innumerevoli traversie vissute dalla città nei secoli successivi, figura oggi tra i pezzi più importanti del Muzeum Narodowe.

Occupata nel 1309 dall’ordine militare dei Cavalieri Teutonici – che avevano il cuore del loro potere nell’imponente roccaforte di Malbork, non lontana dalla costa del Baltico – la città-stato di Danzica era entrata a far parte della Lega Anseatica nel 1361: la Lega prendeva nome dal termine tedesco medievale Hanse (raggruppamento), e il suo scopo era quello di stabilire e consolidare un’alleanza fra città a vocazione mercantile – inizialmente un nucleo di città tedesche guidate da Lubecca, e comprendente Amburgo e Brema – che costituì poco a poco una confederazione sempre più ampia, destinata a detenere il monopolio dei commerci nell’Europa settentrionale e sul mar Baltico.

Per la sua posizione strategica alla foce del fiume Vistola, che costituiva la via d’acqua privilegiata per trasportare le merci tedesche fino al Baltico, Danzica divenne col tempo il porto principale affacciato su questo mare; l’ordine Teutonico potenziò le attività manifatturiere e commerciali della città, favorendone lo sviluppo: venne scavato un canale lungo il quale fu costruito un gigantesco mulino con 18 ruote, in grado di macinare fino a duecento tonnellate di grano al giorno, che è rimasto in attività fino al 1945.
Il mulino è stato restaurato in anni recenti e spicca con la sua mole imponente in mattoni rossi sulla riva del canale, così come troneggia lungo la banchina del porto fluviale sulla Motlawa la monumentale gru (Stary Żuraw), costruita fra il 1442 e il 1444 per il carico e scarico delle merci: due torri in pietra sorreggono una struttura in legno, nella quale un’enorme ruota veniva fatta girare da uomini che salivano i gradini al suo interno, mettendo in azione il meccanismo di sollevamento; oggi vi ha sede il Museo Centrale del Mare.

Nel XVI secolo, dopo la riforma protestante la città di Danzica operò una scelta coraggiosa, schierandosi a favore della libertà di culto e offrendo asilo a tutte le minoranze perseguitate d’Europa; ugonotti francesi, protestanti italiani e scozzesi, ebrei, fecero della città baltica una metropoli multietnica e multireligiosa, animata da grande fermento culturale, con un’importante università e ricca di biblioteche e collezioni d’arte.
Succeduta nel frattempo a Lubecca come sede della Lega Anseatica (ruolo che avrebbe svolto fino al 1669), Danzica conobbe un periodo di grande prosperità, testimoniato dalla costruzione di numerosi palazzi e monumenti.

Resta come esempio significativo di un’epoca opulenta la Zlota Brama (la “porta d’oro”, così chiamata perché in origine era tutta rivestita di dorature), innalzata nel 1612 ispirandosi agli archi di trionfo di epoca romana, che costituisce il fastoso accesso alla Ulica Dluga (Via Lunga), la strada principale dell’antico centro, lungo quale col passare del tempo e l’avvicendarsi delle fortune le famiglie più importanti stabilivano le proprie residenze; il risultato è una curiosa mescolanza di stili, che vanno dal gotico fino al neoclassico, passando per il barocco più ornato e fantasioso.

Caratteristica comune dei palazzi dalle alte e strette facciate, sono i frontoni e gli attici con decorazioni scolpite o dipinte, nelle quali si alternano e si intrecciano stemmi, animali, figure allegoriche, presenti anche nei palazzi del Dlugi Targ (il Mercato Lungo), che conclude la Ulica Dluga. Quella che vediamo oggi è in gran parte una ricostruzione dell’aspetto originario del quartiere, accuratamente restaurato dopo pesanti danni subiti durante la seconda guerra mondiale.

Per tutta la sua storia, Danzica difese con grande vigore il proprio stato di città libera e autonoma: pur avendo aderito al regno di Polonia durante il XVI secolo, rifiutò di entrare a far parte del parlamento polacco con propri rappresentanti, e trattò sempre direttamente col sovrano.
Passata sotto il dominio della Prussia alla fine del Settecento, fu proclamata libera repubblica da Napoleone e tale rimase dal 1807 al 1815; tornò poi di nuovo alla Prussia, per vivere infine nel Novecento il suo ultimo periodo da città-stato, autonoma e indipendente: nata nel 1920 dal Trattato di Versailles, che spartiva le spoglie dell’Europa fra i vincitori della prima guerra mondiale, la “Libera città di Danzica” comprendeva oltre al nucleo storico di Danzica e al suo porto sul Baltico (Gdynia), un territorio con oltre duecento cittadine e villaggi.

Il 1° settembre 1939, proprio qui si accese la scintilla iniziale della guerra che avrebbe sconvolto il mondo: sulla piatta penisola sabbiosa della Westerplatte, dove le acque della Vistola sfociano nel Baltico, una nave da guerra tedesca attaccò il locale presidio della marina polacca; la popolazione della città si ribellò all’occupazione, ma dovette soccombere all’invasione nazista dopo una battaglia durata una settimana.

Il monumento eretto sulla Westerplatte in memoria di quell’evento non è stato l’ultimo che Danzica ha visto sorgere per celebrare e testimoniare il suo indomito spirito di libertà.
Nel 1980 il governo polacco, in seguito all’accordo stipulato a Danzica con il sindacato Solidarność, innalzava un monumento (detto delle “Tre croci”) in ricordo degli operai dei cantieri navali di Danzica rimasti uccisi durante le proteste del 1970.
Sul piedistallo figurano alcuni versi del poeta polacco premio Nobel Czesław Miłosz: “Tu che un uomo semplice hai oltraggiato / ridendo sguaiato sulla sua sorte…/ Non sentirti sicuro: il poeta ricorda. / Puoi ucciderlo, ne nascerà un altro“.
Didascalie immagini
- Hans Memling, Giudizio universale, 1467 / 1471, olio su tavola, 161 x 221 cm,
Muzeum Narodowe, Danzica, Polonia
(fonte) - Wielki Mlyn (il Grande Mulino, metà del XIV secolo) (© Donata Brugioni)
- Stary Żuraw, la gru portuale lungo la Motlawa (© Donata Brugioni)
- Municipio (Ratusz Glòwnego Miasta, XV-XVI secolo) (© Donata Brugioni)
- Zlota Brama, la Porta d’oro (© Donata Brugioni)
- Veduta del Dlugi Targ (© Donata Brugioni)
- La seicentesca Fontana del Nettuno nel Dlugi Targ (© Donata Brugioni)
- Il Grande Arsenale (© Donata Brugioni)
- Stemma di Danzica all’ingresso del Grande Arsenale (© Donata Brugioni)
- Monumento commemorativo dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale sulla Westerplatte (© Donata Brugioni)
In copertina:
Hans Memling, Giudizio universale, 1467 / 1471, olio su tavola, 161 x 221 cm,
Muzeum Narodowe, Danzica, Polonia [particolare]
(fonte)