“…Lʼarte è una manifestazione dʼamore: per la natura, per lʼumanità, per se stessi. La creazione di unʼopera dʼarte è la sublimazione dellʼamore dellʼartista per se stesso (sia poeta, scultore, pittore o musicista). Analogamente, lʼesperienza estetica stabilisce un vincolo di comunicazione di natura amorosa tra lʼartista e lo spettatore, ascoltatore o lettore. Per estensione, anche il collezionismo è una forma dʼamore: lʼamore per la bellezza.….”.
Questi passi, scritti da Juan Antonio Pérez Simón ed estrapolati dal catalogo, possono essere considerati il manifesto ideologico dell’esposizione Alma-Tadema e i pittori dell’800 inglese. Collezione Pérez Simón. La mostra è allestita nel chiostro del Bramante e, reduce dall’enorme successo di Parigi, tratta un argomento quasi inedito per il pubblico italiano, contribuendo a rivalutare un momento artistico interessante della cultura figurativa europea: il cosiddetto Esthetic Movement inglese. La mostra ci permette inoltre di conoscere il gusto e la personalità di un collezionista tra i più attivi nella scena internazionale. Le opere esposte, infatti, provengono unicamente dalla collezione di Juan Antonio Pérez Simón, magnate messicano di origine spagnola che ha raccolto, dagli anni settanta a oggi, una delle collezioni d’arte più imponenti dell’America Latina, composta da oltre quattromila opere fra dipinti, sculture e oggetti d’arte.

La raccolta si caratterizza soprattutto per l’interesse verso l’arte spagnola, paese dʼorigine di Pérez Simón, e per la pittura inglese del periodo del regno della regina Vittoria (1837-1901) e di suo figlio Edoardo VII (1901-1910). Della grande collezione la curatrice Dominique Gerard-Powell ha selezionato 50 opere, tutte inglesi, che coprono un arco cronologico che va dal 1860 fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Gia’da una prima osservazione non ci risultata difficile riscontrare un filo conduttore che unisce tutta l’esposizione: la cultura classica e l’omaggio alla bellezza femminile. Ma chi sono questi artisti e come mai sono così apprezzati dal nostro collezionista? Il cosiddetto Esthetic Movement, osannato da Oscar Wilde nelle sue conferenze londinesi, è un gruppo molto eterogeneo di artisti, quasi tutti figli putativi della Confraternita preraffaellita di Millais, Rossetti e Hunt, che, sciogliendosi nel 1860, ha dato la possibilità ai suoi componenti e a unʼintera generazione di giovani seguaci, di aprirsi a diverse esperienze eclettiche. Se tra questi Rossetti, Burne-Jones, Leighton, trovano principalmente ispirazione nella civiltà classica, rinnovata attraverso lo studio delle antichità nel British Museum, altri maestri come Whistler e Moore, intraprendono il percorso della pura bellezza formale con idee concettualmente affini alla poetica dei parnassiani francesi, la cosiddetta ʼ“arte per lʼarte” di Théophile Gautier. Sono queste essenzialmente le correnti che contribuiscono a creare un filone che porterà i migliori artisti britannici della fine dellʼOttocento – tra i quali Burne-Jones, Leighton, Waterhouse – verso una ricerca estetizzante che trae ispirazione dai miti della Grecia e della Roma Imperiale, dalle leggende medievali, dai drammi shakespeariani e soprattutto dalla bellezza femminile. Questi artisti rispondono al gusto nei nuovi ricchi, mentre la vecchia nobiltà, di contro, continua a collezionare gli accademici e i Canaletto. La nuova classe sociale, la borghesia economica appunto, in linea con quel che stava diventando la Gran Bretagna – prima potenza mondiale – comincia ad acquistare le opere di sir Alma Tadema, Edward Burne-Jones, John William Godward, Arthur Hughes, Albert Moore e compagni, per arredare le proprie case e seguendo, in questo modo, una propria strada e un’identità più nuova e vitale rispetto al polveroso puritanesimo dellʼInghilterra Vittoriana. La fortuna di questa cultura figurativa è breve, gli artisti del gruppo, considerati decadenti, finiscono nell’oblio, cancellati, rimossi e i loro quadri a volte distrutti. Bisognerà attendere anni perché la critica li riabiliti e il collezionismo riacquisti interesse per le loro opere. Ma soprattutto si dovrà aspettare personalità come Juan Antonio Pérez Simòn, che colpito da “insana” passione per lʼarte, e seguendo il proprio cuore, decide di investire immense risorse economiche per lʼacquisto di opere, ancora non riportate agli onori della critica, dei pittori dellʼAesthetic Movement. Egli stesso ci spiega le ragioni di questa scelta: “…..attraverso questa collezione c’è la mia vita: i tre ingredienti che determinano la mia esistenza. In primis l’amore per la mitologia e la storia antica, infatti le scene ritratte sono sempre ambientate nella Roma Imperiale, in Grecia e in Oriente. Poi il tanto lavoro per poter guadagnare sempre di più e di conseguenza acquisire nuove opere. Infine, ma forse il motivo principale, l’amore per la donna. In questi quadri protagonista è la bellezza femminile …..”.

La donna è il soggetto principale dellʼAesthetic Movement e simboleggia una forma di voluttà. Le donne rappresentate sono quasi sempre eroine dellʼAntichità e del Medio Evo, mentre la natura lussureggiante – in un’esplosione di colori e fiori – e i palazzi sontuosi fanno da sfondo alle immagini. Visitando la mostra non riusciamo a non essere rapiti da opere come “La Bellezza Classica “ di Gorward (1), magnifico ritratto di fanciulla assorta e distaccata, dagli occhi di un azzurro cielo; non si può non restare estasiati dai temi mitologici dell’antichità davanti la bellissima “Crenaia, la ninfa del torrente Dargle” di Sir Frederic Leighton (2), seducente nella sua timida gestualità o commuoverci osservando le scene di vita quotidiana come nella “Una nube passa” di Arthur Hughes (3), dove a consolare la fanciulla accorre in aiuto il suo amorevole cane.

Ma un colpo al cuore arriva nell’ultima sala quando un’esplosione di petali di rose ci immerge nella grande tela “Le Rose di Eliogabalo” di Alma–Tadema (4), nel dipinto è raffigurato il giovanissimo imperatore romano Eliogabalo, debosciato e scellerato, che dopo una regale cena, coprì di petali di rose i suoi commensali arrivando a soffocarli. La colossale tela, esposta alla Royal Academy nel 1888, è ispirata alla Historia Augusta e al romanziere Huysman, colui che, con le sue opere, ha sconvolto una generazione di scrittori tra cui Oscar Wilde, Gabriele DʼAnnunzio e Marcel Proust.

La mostra è un progetto di Culturespaces, realizzata con il patrocinio di Roma Capitale, in collaborazione con i musei Jacquemart-Andre e Thyssen-Bornemisza, il supporto della Fondazione Japs ed è prodotta e organizzata da Dart. Il catalogo è edito da Silvana Editoriale.
Titolo evento
Alma-Tadema e i pittori dell’800 inglese. Collezione Pérez Simón Data fine:05 June, 2014 Sito web:Chiostro del Bramante – Roma
Dettagli
ORARIO
tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 20.00,
il sabato e la domenica fino ore 21.00.