La sedia della felicita 1Dopo l’anteprima al Torino Film Fest 2013 arriva finalmente nelle sale La sedia della felicità l’ultima opera firmata da Carlo Mazzacurati, il regista padovano scomparso il 22 gennaio scorso lasciandoci orfani del suo Cinema e di uno sguardo lucido che, nel dramma come nella commedia, ha saputo ritrarre la realtà con estrema precisione e disincanto.
In poco più di venticinque anni di carriera, dall’esordio nel 1988 con Notte italiana, Mazzacurati si è fatto cantore di personaggi spesso cialtroni e inadeguati, senza troppe qualità e forse proprio per questo così umani e vivi, sempre in lotta con un mondo che non dà spazio alla povera gente ma capaci di difendere con forza la loro dignità.
La sedia della felicità è giocoforza il suo testamento artistico, un film che mette al bando la malinconia di altri film precedenti, un allegro inno alla gioia di vivere ricco di sberleffi in faccia alla morte, un ritratto caustico del suo Veneto [non ha mai amato la dizione ‘nord-est’ così tanto in voga] in questi nostri tempi di crisi e, nonostante tutto, un’opera leggera e priva d’amarezza.
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Dino ha un negozio di tatuaggi in cui abita anche da quando, fresco di separazione, deve star a distanza dal proprio figlio a causa della valutazione arbitraria di una psicologa, Bruna gestisce con una socia il negozio di estetica proprio di fronte a lui.
I due per una serie di coincidenze surreali si troveranno, tallonati da uno strano sacerdote, a inseguire il miraggio di un tesoro nascosto capace di affrancarli da ogni problema economico nel quale stanno annegando e dare una svolta alle loro vite; si metteranno sulle tracce di otto sedie, frutto di un sequestro, vendute all’asta e sparse in luoghi diversi e distanti, che dovrebbero contenere misteriosi oggetti preziosi.
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Lasciando spazio a un divertimento intelligente e mai banale, lontano anni luce dai logori cliché di quei film troppo spesso in cima alle classifiche d’incassi, Carlo Mazzacurati ci consegna una commedia girata tagliando sovente le inquadrature come se fosse un western, perché è un  far west senza traccia di etica quello ritratto sullo schermo.
Un luogo popolato di gente volgare, prepotente ed arrogante, dove vige la legge del più forte, e anche la colonna sonora è ricca di echi che rimandano all’epopea della frontiera.
Dalla ricca signora razzista interpretata da Katia Ricciarelli al pescivendolo diffidente e incomprensibile nel suo dialetto stretto incarnato da Roberto Citran, il film offre un quadro di desolante realismo di gente ignorante e diffidente, che sfrutta il lavoro degli stranieri perché “non son abituati” ad aver contratti regolari, ma tra cui non mancano anche spiriti semplici di montanari devoti alla Madonna della Neve.
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Come già in film come La lingua del santo e Il toro sono al centro della storia personaggi imbranati e un po’ cialtroni, dediti al reato per necessità e capaci di preoccuparsi ancora dell’altro in una società dove troppo spesso felicità e ricchezza sono considerati erroneamente sinonimi o almeno concetti strettamente connessi.
Valerio Mastrandrea è il remissivo protagonista, Giuseppe Battiston un prete poco ortodosso, Isabella Ragonese l’intraprendente estetista.
L’attrice lanciata da Paolo Virzì in Tutta la vita davanti ha raccontato la sorpresa del primo incontro ‘telefonico’ con Mazzacurati: dopo averla vista in Dieci inverni di Valerio Mieli l’aveva chiamata per complimentarsi e lei aveva creduto a uno scherzo, perché è cosa molto rara che un regista affermato cerchi il numero di un’attrice che non conosce per farle i complimenti.
Ennesima testimonianza della grande generosità di un uomo davvero bello, che ha voluto poi coinvolgere l’attrice palermitana in quello che lui sapeva essere il suo ultimo film. 
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Sul set erano note le condizioni di salute del regista che ha voluto, forse proprio per questo, regalarci un film solare in cui ha chiamato tutti i suoi attori (e amici) più importanti, anche per una fugace apparizione soltanto.
Giovanni Capovilla il ragazzo già protagonista del bellissimo La giusta distanza ad esempio è il dottore del carcere, Antonio Albanese illumina un minuto scarso recitando con se stesso il ruolo di due gemelli, Silvio Orlando e Fabrizio Bentivoglio sono due imbonitori di aste televisive, Milena Vukotic una debole anziana dotata di poteri paranormali.
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Carlo Mazzacurati nel complesso della sua opera ha espresso poesia, pudore e la partecipazione di un carico di pietas umana che non può lasciare indifferenti, riuscendo a ritrarre con leggerezza anche situazioni molto drammatiche trasfigurandole, come la sconcertante castità degli amplessi mercenari di Vesna va veloce.
Con quest’ultimo film il regista riesce a restare sul terreno della commedia allontanando ogni desolazione con uno sguardo che si astiene da ogni giudizio, mettendo in scena un trio di comici sprovveduti per cui è facile parteggiare.
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La sedia della felicità è una fiaba che fa bene al cuore il cui intento pare quello di ricordare a tutti che in ogni ‘viaggio’ non è tanto importante la destinazione, quanto il percorso stesso che si va affrontando lungo la via.
Rendiamo omaggio a Carlo Mazzacurati e alla sua sensibilità, alla sua integrità umana e cinematografica, con le immagini di un incontro avuto con lui in occasione dell’uscita del film La passione.



Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale:La sedia della felicità
  • Regia: Carlo Mazzacurati
  • Con: Valerio Mastrandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Katia Ricciarelli, Raul Cremona, Marco Marzocca, Milena Vukotic, Roberto Citran, Mirco Artuso, Roberto Abbiati, Lucia Mascino, Natalino Balasso, Maria Paiato, Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Giovanni Capovilla, Silvio Comis, Pier Paolo Cressati, Roberta Da Soller, Gian Luca Farinelli, Liyu Jin, Nicoletta Maragno, Valerio Mazzucato, Félicité Mbezelé, Andrea Pennacchi, Lele Piovene, Daniele Raco, Stefano Scandaletti, Lucia Tramarin, Yuan Wang, Marco Ke Zanon, Giusy Zenere
  • Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Marco Pettenello, Carlo Mazzacurati
  • Fotografia: Luca Bigazzi
  • Musica: Mark Orton
  • Montaggio: Clelio Benvento
  • Scenografia: Giancarlo Basili
  • Costumi: Maria Rita Barbera
  • Produzione: Angelo Barbagallo per Bibi Film con Rai Cinema in associazione con il Casinò Municipale di Campione d’Italia ai sensi delle norme sul Tax Credit
  • Genere: Commedia
  • Origine: Italia, 2014
  • Durata: 90’ minuti