– di Fabio Giuliani – 

Una supplica del Collegio dei pittori di Venezia il 14 Luglio 1713 si conlude così: “Vedendo il pittore che nella propria patria non trova l’opere corrispondenti al suo talento, procura negli esteri paesi procurarle lor sorti.” Ecco perchè questo artista, praticamente sconosciuto in Italia, fu famoso all’estero dove si trasferì, prima in Francia e, in seguito, in Inghilterra.
Pietro Bellotti, il molo verso ovest con palazzo Ducale
L’attuale esposizione a Ca’ Rezzonico è un vero recupero nato da un progetto del compianto Filippo Pedrocco (scomparso a fine Gennaio 2014), Direttore del Museo del ‘700 Veneziano, all’interno del progetto “Archivi del Vedutismo”.
L’esposizione si basa su una ricerca documentaria approfondita di questo maestro dagli illustri parenti: il nonno, Bernardo Canal, lo zio Antonio Canal (detto il “Canaletto”) e il fratello maggiore Bernardo Bellotto.
Egli fa parte, quindi, della famiglia attorno alla quale ruota l’intera storia del Vedutismo a Venezia.
Pietro Bellotti, veduta campestre
Come gli altri è un’artista precoce; giovanissimo, accompagna il fratello nei suoi primi viaggi nella penisola inserendosi fra i collezionisti che ruotano intorno a Canaletto. Ben presto però egli decide di rendersi autonomo intraprendendo un suo percorso.
Infatti nel 1742 scioglie il contratto di garzonato che lo lega a Bernardo.
Si conoscono finora di Pietro Bellotti un’ottantina di opere, quasi tutte in collezioni private straniere.
Pietro Bellotti, campagna
Fra le vedute, per la maggior parte di paesi stranieri (quasi un “Grand Tour” d’Europa) sono esposte alcune veneziane e due fiorentine: “Veduta dell’Arno con il ponte di Santa Trinità” e, strepitosa, “Il ponte alla Badia di Fiesole”, illustrato in catalogo con particolari che ce lo mostrano gran pittore attento alla realtà come figurista capace di infondere vita ai personaggi, caratteristica del membri della sua famiglia.
Questo dipinto è il soprapporta del Salone d’Inverno al Chateau de Merville; assegnato all’artista per la prima volta, si basa sulla tavola 40 della serie di acqueforti “Vedute delle ville, e altri luoghi della Toscana”, pubblicata a Firenze nel 1744 da disegni di Giuseppe Zocchi, di cui risulta egli possedeva la scelta di 24 vedute delle principali contrade, piazze, chiese e palazzi della città di Firenze; pittore con cui suo fratello Bernardo là strinse amicizia nel 1740. Nello stesso castello si trovano altri due dipinti del Bellotti.
Pietro Bellotti, Firenze veduta sull arno
Fra le altre opere vediamo le sue “Venezie”, quasi tutte in collezione privata svizzera, vedute per la maggior parte francesi (come il Corso di Marsiglia) ed inglesi, fra cui, in collezione londinese, vari “Capricci”, che egli riteneva le sue opere più riuscite. Alcuni suoi dipinti sono stati finora dati ad altri autori come Fabris, Ioli.
Una breve nota biografica. Pietro Bellotti nasce nel 1725, ultimo di cnque figli, dalla sorella del Canaletto, sposata Bellotti. Inizia a lavorare con il fratello Bernardo fino al 1741. Nel 1748 sposa Francoise Lacombe di Ausitz (Tolosa), residente a Genova, dalla quale ha tre figli. Si trasferisce in Francia ed in seguito in Inghilterra.
L’arco cronologico della sua produzione va, per la datazione certa dei suoi dipinti, dal 1742 al 1779, ma è plausibile che egli abbia lavorato fino alla presunta data di morte fra il 1804 e il 1805.
Pietro Bellotti, Capriccio architettonico
Certi cieli, certe ambientazioni me lo fanno considerare un “protoromantico”. 
La mostra, curata da Charles Beddington, Alberto Craievich, Domenico Crivellari è accompagnata da un esauriente catalogo pubblicato da Scripta Edizioni, cui seguiranno altre monografiche.