Non molti luoghi nel mondo possiedono alti rilievi dai quali si può osservare un mare vicino; la prospettiva da questa posizione è, infatti, completamente diversa da quella che si può avere dal bagnasciuga. Se il mare osservato da una montagna è poi lontano, lo si vedrà appena come una immobile e neutra tavola azzurra.
La Sicilia orientale, insieme alla Ande e all’arcipelago giapponese, è uno di quei luoghi fortunati; dall’Etna è possibile ammirare il vicinissimo Jonio come un palpitante organismo blu profondo. Proprio una contemplazione di questo genere – maturata in una bella villetta appena sopra Fiumefreddo – dev’essere stata il seme che ha portato a “Saqiya”, secondo lavoro del duo Soni Sfardati formato da Enrico Cassia alle chitarre e Antonio Quinci alla batteria e pubblicato da La bél netlabel production nel 2014.

Il disco è un prodotto acquatico, marino, mobile e reverberante. Lo si può capire bene già dalla traccia di apertura, Tyn da Ris, nella quale ariosi loop pieni di brezza sostengono la cristallina voce di Gaia Mattiuzzi, ospite del duo, che stilla una melodia ampia e piena di spazi. Un tema denso appare improvvisamente alla fine di Mazar, come un cavallone nella profondità pulsante e soffusa dell’episodio precedente. Non tutto quello che viene dal mare è positivo e, osservando dall’alto, lo si capisce meglio; così Kimono Rosso incalza l’ascoltatore disorientato da un metro molto articolato che irrompe su di un paesaggio sereno. Allo stesso modo l’incontro dell’azteca Malinche con il suo amante Hernan Cortes è descritta in La Malinche – El Encuentro e in La Malinche – La Matanza Del Templo Mayor con allegrotto accompagnamento ritmico adombrato dalla voce atomizzata e ridistribuita, come una versione World Music di Le Rire di Bruno Maderna.

Ancora in Mar Adentro un minimalismo elettrico viene smaterializzato in atmosfere di confine che perfettamente si adattano al modo di concepire la musica del duo divenuto trio. La Spagna è il luogo dell’anima – non sempre positivo – del disco, ma la mediterraneità appare come valore assoluto incarnato dall’afflizione esistenziale che spesso accompagna la calura. Ne è prova Sumiglia, il canto corso – melismatico e struggente – che la Mattiuzzi arrangia ed esegue in solitudine. La complessa composizione e la ricca e articolata improvvisazione si mescolano e si confondono in Al Madarig: un tema semplice ma deciso, ripetitivo come un mantra, lascia spazio ad uno swing velocissimo subito pronto a recedere.
La saqiya è nel mondo arabo una ruota idraulica che serve a sollevare l’acqua per portarla in punti diversi. Così “Saqiya” intende portare all’ascoltatore quell’elemento vitale, vitalistico, acquatico appunto ma anche terragno, che è la narrazione. Un secondo lavoro – insieme sublime e terribile – per Soni Sfardati tanto atteso quanto ben riuscito.
Dettagli
Saqiya
1. Tyn Da Ris (Cassia)
2. La Malinche – El Encuentro (Cassia)
3. La Malinche – La Matanza del Templo Mayor (Cassia)
4. Kimono Rosso (Cassia)
5. Mazar (Quindi)
6. Mar Adentro (Cassia)
7. Sumiglia (canto tradizionale corso, arrangiato da Mattiuzzi)
8. Al Madarig (Cassia, Quinci)
9. Saqiya (Cassia, Quinci)
Enrico Cassia: Chitarra elettrica, chitarra a dodici corde, Fretless guitar, loops
Antonio Quinci: Batteria e Percussioni
Ospite: Gaia Mattiuzzi alla voce