Il 2012 ha visto Vienna come centro delle numerose mostre dedicate a Klimt, in occasione della ricorrenza dei 150 anni dalla nascita del noto artista, a cui Mafalda ha dedicato un ampio approfondimento nell’articolo Klimt: geografie dell’ispirazione.
La mostra realizzata quest’anno a Palazzo Reale di Milano, visitabile fino al 13 luglio 2014, raccoglie 20 oli di Gustav Klimt, tra cui ritratti giovanili fatti a membri della sua famiglia, esposti insieme ai dipinti di altri artisti a lui vicini, tra cui il fratello Ernst e l’amico Franz Matsch, per un totale di circa 100 opere. Un’occasione per indagare i rapporti familiari e affettivi di Klimt, ripercorrendo la sua carriera dagli studi alla Scuola di Arti Applicate di Vienna fino all’età matura.
L’intera esposizione ruota attorno al celebre Fregio di Beethoven. Al dipinto, realizzato nel 1902 su ben 3 pareti del Palazzo della Secessione a Vienna, in occasione della XIV esposizione degli artisti aderenti alla Secessione viennese, è dedicata un’intera sala a Palazzo Reale di Milano. Tra le opere presenti anche Adamo ed Eva (1917-18), Salomè (1909), Girasole (1907) e Acqua in movimento (1898).

La mostra è realizzata in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna, Österreichische Galerie Belvedere, promossa dal Comune di Milano-Cultura, ed organizzata e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group.
Curatore della mostra è Alfred Weidinger, studioso di Klimt e vice direttore del Belvedere, in collaborazione con Eva di Stefano, specialista di Klimt e della Secessione viennese, che ha ricordato: “l’Italia rappresenta il luogo di suggestioni decisive, dove l’oro come sfondo o frammento intesse lo spazio dell’esperienza, o è pietra d’inciampo che infine diventa ‘tempo ritrovato’, come accade letteralmente a Proust con il ricordo di San Marco nell’ultima parte della Recherche. (…) Anche se nel corso della vita si recò più volte fuori dall’Austria, Klimt non amava viaggiare, appena si allontanava dal confine austriaco, veniva colto da una insopprimibile nostalgia di casa. Rifiutò ad esempio la possibilità di un lungo soggiorno a Firenze offertogli nel 1906 dallo scultore Max Klinger, che aveva acquistato una proprietà, la Villa Romana, allo scopo di metterla a disposizione per residenze-premio di artisti”.

Gustav Klimt nasce nel 1862 a Baumgarten presso Vienna. La famiglia Klimt vive però in condizioni modeste, duramente colpita dal crollo della borsa del 1873. All’età di 14 anni Gustav viene ammesso alla Scuola di arti e mestieri del Museo austriaco di Arti Applicate, dove apprende tecniche diverse, dal mosaico alla lavorazione dei metalli, e un vasto repertorio di motivi decorativi. È l’epoca dello storicismo, ovvero l’imitazione degli stili del passato, che caratterizza l’architettura pubblica e privata e il gusto decorativo. Grazie alle sue capacità, Klimt viene presto considerato l’erede di Hans Makart (1840-1884), principale esponente in quegli anni della vita artistica e del gusto viennese, ed è molto stimato dai suoi professori, che lo segnalano ai primi committenti. Anche il fratello Ernst (1834-1892) nel 1877, a distanza di un anno da Gustav, si iscrive alla Scuola d’arti e mestieri del Museo austriaco per l’Arte e l’Industria.

Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, sottolineato a proposito dell’artista: “Gustav Klimt è il protagonista della Secessione viennese e della spinta profonda che il movimento austriaco impresse al rinnovamento dell’arte europea. A poco più di 150 dalla nascita dell’artista, la mostra a Palazzo Reale, realizzata in collaborazione col Belvedere di Vienna, ripercorre la sua vicenda artistica e personale. I capolavori in mostra, risalenti alle diverse fasi della vita di Klimt, sono accompagnati da una ricca documentazione che ricostruisce il contesto di formazione della personalità dell’artista fin dalle prime esperienze giovanili. Dai celebri ritratti femminili ai paesaggi, fino alle ultime opere incompiute, il percorso accompagna il pubblico fino alla ricostruzione della sala klimtiana della mostra del 1902 in onore di Beethoven”.

Il Direttore di Palazzo Reale, Domenico Piraina, ha invece evidenziato a proposito della mostra: “L’originalità dell’esposizione consiste nel proporre, a differenza di quanto è spesso accaduto, alcuni aspetti spesso sottovalutati dalla critica klimtiana: gli anni dell’apprendimento artistico, improntato alla pittura storicistica di un grande maestro come Hans Makart, l’amore per la manualità artigianale e per la preziosità dei materiali, derivato dal padre, il legame artistico con i fratelli, Ernst e Georg, la fondazione di un autonomo sodalizio artistico, le prime commissioni pubbliche, senza tralasciare, naturalmente, la Secessione viennese e alcune vette artistiche raggiunte dal Klimt maturo. (…) Proprio in questo periodo cominciano a emergere alcuni tratti ricorrenti della sua arte: l’interesse per la figura femminile, il ricco decorativismo, la precisione della riproduzione della realtà”.

Per quanto riguarda gli inizi della carriera del giovane Klimt, i primi incarichi autonomi arrivarono dal direttore della facoltà di disegno e pittura della Kunstgewerbeschule, Laufberger (1829-1881), in quanto riteneva che “i giovani dotati” dovessero “reggere il peso della propria responsabilità”. In seguito, insieme al fratello minore Ernst e all’amico Franz Matsch (1861-1942), fondò la Compagnia degli artisti, allestendo un atelier comune e collaborando a opere di decorazione di edifici pubblici e privati.

Il Direttore del Belvedere di Vienna, Agnes Husslein-Arco, parlando degli artisti ha evidenziato che “pochi sanno che la ‘Künstler-Compagnie’, ovvero la Compagnia degli Artisti, costituita nel 1881 da Gustav Klimt, Franz Matsch (compagno di Klimt alla Kunstgewerbeschule dell’Österreichisches Museum für Kunst und Industrie) ed Ernst Klimt, fratello minore di Gustav, fu attiva per quasi 12 anni, distinguendosi soprattutto nella decorazione pittorica di edifici pubblici, specialmente teatri. A tali incarichi si dovette, in fondo, anche il successo di questa società di pittori, e in particolare di Gustav Klimt, sulla scena artistica viennese.”
A mettere in crisi l’attività del gruppo è la scomparsa del maestro Laufberger, che lasciò spazio all’insicurezza riguardo al futuro professionale ed economico dei tre giovani che costituirono la Compagnia. Proprio a causa di questo triste evento, nel 1884 Franz Matsch, in una lettera all’allora direttore dell’Österreichisches Museum für Kunst und Industrie, scrisse:
“Gentilissimo signore!
(…)
Se dovessimo dire che cosa davvero ci piacerebbe fare, ci permetteremmo di riferirci ancora una volta al nostro rimpianto maestro professor Laufberger, le cui grandi creazioni in diversi campi dell’arte e dell’artigianato ci servono da sprone, e crediamo che appunto il fatto di lavorare insieme costituisca un vantaggio decisivo, poiché la maggiore energia creativa consente una rapida esecuzione degli incarichi e accresce la somma delle rispettive esperienze. (…) Il nostro più fervido desiderio sarebbe perciò poter finalmente eseguire un lavoro importante per la nostra città natale.”

La Compagnia si presentava come un’impresa efficiente, adatta a realizzare lavori decorativi di grandi dimensioni, in grado di eseguire le commissioni più rapidamente degli altri. Proprio grazie a queste qualità, i tre soci ricevettero incarichi per i teatri civici di Karlsbad (1882), Reichenberg (1882) e Fiume (1885), portati a termine con grande rapidità. Ma non solo, anche per il Burgtheater tra il 1886 e il 1888, per il quale ottennero la Croce d’oro con corona e una medaglia di benemerenza civile istituita dall’imperatore Francesco Giuseppe I, e per il Kunsthistorisches Museum di Vienna tra il 1890 e il 1891. L’attività proseguì realizzando un padiglione espositivo, organizzando mostre, fondando la rivista “Ver Sacrum”, di cui venne pubblicato il primo numero nel 1898 (continuando fino al 1903) nel tentativo di far finalmente respirare qualcosa di nuovo e di diverso dai richiami storicistici, questo fu il vero spirito del movimento conosciuto come ‘Secessione’.
La Compagnia rimase unita fino alla morte precoce del fratello Ernst, nel 1892, disgrazia che segnò pesantemente la vita artistica, e non solo, di Klimt, portandolo ad una grave depressione e mettendo in crisi la Compagnia degli artisti di cui entrambi facevano parte. In seguito, l’artista perse molti degli incarichi che gli vennero assegnati. Riuscì a riattivarsi solo grazie all’incarico di Nikolaus Dumba (1830-1900), che gli affidò la decorazione di una sala da musica, aiutandolo a superare le tante delusioni dei mesi precedenti. Dopo questa crisi, Klimit capisce finalmente qual è la sua strada, e nel 1912 abbandona definitivamente la fase giovanile storicistico-accademica e si apre ad una nuova stagione creativa, lo “stile fiorito”, intraprendendo la pittura “secessionista” sviluppata sul modello degli impressionisti francesi.

Dal punto di vista sentimentale, Klimt rimane legato per tutta la vita alla compagna Emilie Flöge (1874-1952), quarta figlia di Hermann Flöge, maestro e fabbricante di pipe in schiuma di mare. Con lei Klimt trascorre lunghi soggiorni al lago Attersee, il più grande della zona Salzkammergut, sempre in Austria, tra il 1900 e il 1916. Proprio da questi soggiorni estivi trova l’ispirazione per realizzare i suoi paesaggi, parte importante della sua produzione artistica.
La relazione che lega i due amanti può essere definita non esclusiva ma duratura. La corrispondenza tra Klimt ed Emilie ha inizio il 18 novembre del 1895, data a cui risale la prima lettera spedita dall’artista, in cui scrive:
“Cara Emilie!
Toi, ma gazelle, ma mignonne
Toi, plus douce que l’eau du ciel.
Solo oggi, lunedì, mi metto a scrivere. Una dolce amabile fanciulla cammina lungo una
strada che mi è ben nota, oggi non mi vede, ma spero che pensi a me, che pensi a me
con amore – almeno un poco. Io nel frattempo scrivo queste righe – un breve resoconto,
non un’ardente lettera d’amore e di delizie come forse ogni fanciulla dovrebbe ricevere
almeno una volta nella vita. Quasi non sarebbe nemmeno necessaria la fatica di tenerla
segreta, quasi quasi potrebbe leggerla chiunque, solo per alcune parole non è possibile,
ma quelle parole, appunto, non le volevo togliere. (….)
A presto, cuore mio, ti bacio profondamente con il pensiero e mi rallegro di cuore al
pensiero di rivederti”.
Titolo evento
Klimt. Alle origini di un mito Data fine:13 July, 2014 Sito web:http://www.klimtmilano.it/