Scandinava, baltica, scozzese e più in generale tedesca, l’arte nordica occupò a cavallo tra Otto e Novecento un ruolo da protagonista, grazie alle prime edizioni della Biennale di Venezia, a fianco dei residui dell’arte pompier e delle manifestazioni dell’ufficialità accademica internazionale. Sin dalla nascita dell’esposizione veneziana nel 1895, l’arte che spirava dal nord, rappresentava un elemento di novità e la vera svolta verso linguaggi e sensibilità moderni, talvolta per quel periodo rivoluzionari. Il trionfo del simbolismo e le grandi Secessioni di Monaco, Vienna, Darmstadt, i grandi viennesi e tedeschi arrivati in laguna influenzarono non pochi artisti italiani del tempo.

Fascino e suggestioni, colori e simbolismi, una sorta di malattia, una “ossessione nordica” come la definì Vittorio Pica, segretario generale della Biennale dal 1919, che contagiò parecchi dei nostri pittori, specie se veneti o lombardi . Un vento del nord che ha soffiato avvolgendo molti lavori ed artisti e penetrando, forse molto più in profondità di quanto possiamo renderci conto, nelle opere degli anni successivi. Soffi e ossessioni che si sono sparsi nell’arte , ma fino ad oggi poco indagati o confrontati con i lavori italiani.

Finalmente fino al 22 di giugno a Rovigo i pittori del Nord vengono messi a confronto con gli italiani per raccontare la storia di un incontro, di una conquista intellettuale ed emotiva che arrivò in Italia del Nord. Curata da Giandomenico Romanelli e diretta da Alessia Vedova, una grande mostra a Palazzo Roverella, Ossessione Nordica. Böcklin, Klimt, Munch e la pittura italiana, racconta quanto i “Nordici”, intesi nel senso più ampio del termine, Boecklin, Hodler, Klimt, Klinger, von Stuck, Khnopff e gli Scandinavi di varie tendenze come Zorn, Larsson o addirittura Munch, abbiano influenzato gli italiani, che ne hanno subito il fascino.

Per la rassegna sono state selezionate un gruppo di opere fondamentali nel tracciato della scelta ‘nordica’ delle prime Biennali, proprio quelle che, suggestionate da alcuni riconosciuti capiscuola- su tutti spicca Arnold Boecklin – hanno determinato scelte e linee artistiche e culturali destinate a segnare indelebilmente anche il percorso condiviso e le differenti tendenze nell’arte italiana del primo Novecento. Seguendo i suggestivi i titoli che scandiscono il percorso dell’’esposizione in diverse sezioni all’interno delle sale di Palazzo Roverella, già è possibile trovare quei fili che porteranno il visitatore a penetrare dentro il labirinto “dell’ossessione” senza perdersi. “Centauri, Tritoni, Sirene dalle Alpi alla Laguna”; “Dal Simbolo alla Natura: Gente del Nord”; La Poesia del Silenzio; “Il Paesaggio dell’Anima: Neve e Fiordi, il Tempo e le Stagioni”; Le Maschere e i Volti” e infine Venere senza Pelliccia e Virtuosismi in nero. Solo a leggerli si avverte un leggero turbinio di venti e suggestioni del nord.

Un’attenzione particolare viene data anche al momento ‘svizzero’ della cultura tedesca, con Boecklin e Hodler, così come ai grandi viennesi e tedeschi- Klimt, Klinger e von Stuck- tra evocazioni mitologiche e dense interpretazioni simboliste dei miti e della vita oltre che all’anima della belle époque mitteleuropea. Il paesaggio, nelle sue valenze interiori e in tutte le coloriture nella inquieta e silenziosa natura nordica, così propria e inconfondibile in tanta arte scandinava, fatta di distese innevate e di fiordi e spiagge in cui la luce dipinge i più suggestivi paesaggi spirituali. Poi uno sguardo agli interni domestici: a spazi avviluppanti, a universi raffinati e composti, a proiezioni di sentimenti per proseguire con il capitolo “Maschere e ritratti” in cui la figura umana, concepita tra tradizione accademica e indagine interiore, si fa carico dei nuovi strumenti di conoscenza e descrizione delle psiche nelle sue molteplici e contraddittorie valenze.

Olio su tela Nella sezione “Venere senza Pelliccia” risalta l’attenzione particolare, non più unicamente accademica o da atelier, riservata al corpo femminile in nudi di provocante sensualità per molti versi in sintonia con i percorsi letterari della belle époque mitteleuropea in torbide atmosfere di seduzione o in una ritrovata armonia con la natura e il plein air, come in Zorn. E infine “Virtuosismi in nero”, dove l’incisione e la ricchezza degli inchiostri trova sorprendenti e virtuosistiche applicazioni in cicli narrativi di straordinaria suggestione, magari partendo dalla tradizione cinquecentesca e approdando a soluzioni cariche di pathos e mistero. Non a caso le Biennali avranno a lungo la sezione del ‘bianco e nero’ e dell’incisione cui parteciperanno i maggiori artisti del momento, come Knopff, Klinger e Munch o Alberto Martini, tutti presenti in mostra.
Titolo evento
Ossessione Nordica. Böcklin, Klimt, Munch e la pittura italiana Data fine:21 June, 2014 Sito web:http://www.palazzoroverella.com/