Palazzo Te, a Mantova, dedica una rassegna a Renato Mambor, l’artista che non vede attraverso il corpo, ma vede il suo corpo nello spazio e che ha persino scritto la sceneggiatura della Dolce vita felliniana. Romano, vive nella seconda metà del ‘900 e opera con Mario Schifano, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Pino Pascali, Franco Angeli e altri nel movimento della “Scuola di piazza del popolo”, che negli anni ’60 si riunisce in un caffè nell’omonima piazza e propugna la rottura dall’adesione esclusiva a limitate forme espressive. Mambor intende far sconfinare l’arte nella vita, utilizzando, oltre alla pittura, anche la fotografia, il cinema, il teatro, le performances e le installazioni.

Le cinquecentesche Fruttiere mantovane di Palazzo Te, così chiamate perché un tempo adibite a ricovero di piante e agrumi nella stagione invernale, ospitano cinquanta opere che ripercorrono attraverso cinque nuclei tematici l’attività di Renato Mambor, sino al 2013. Nel titolo dell’evento il curatore Gianluca Marziani associa all’artista l’appellativo “campionatore”, in riferimento allo “strumento che acquisisce e trasforma i campioni audio, determinando molteplici sviluppi tra le declinazioni dei generi”; ad esempio è ricorrente nelle sue opere la sagoma piatta e bidimensionale alla Eifersucht di László Moholy-Nagy, declinata in varie forme, dipinte e oggettuali: Mambor preleva campioni di immagini del visibile come se utilizzasse il suo Evidenziatore, l’oggetto che ha inventato nel 1971 per agganciare le cose del mondo e immetterle nell’arte.

Mescola e moltiplica i suoi frammenti in ripetizioni dissimili, appena variate come avviene nella musica elettronica concettuale e impersonali come le icone multiple di Andy Warhol, la cui poetica gli è nota grazie al trasferimento negli States nella metà degli anni ’60 ma al contempo non è da lui condivisa. Se la logica del prelievo ricorda la pop art warholiana, al contempo se ne distanzia nella sua matrice concettuale e metalinguistica, obbedendo alla quale Marbon non ripete passivamente ma varia, compone, organizza, rielabora, inducendo a cercare un fine ultimo, sfuggente e misterioso, nella lettura di silhouettes e segnali stradali.

All’interno del nucleo degli “ambienti fotografati” scoviamo immagini a colori e in bianco e nero risalenti al 1969 e raffiguranti ambienti distanti dall’immaginario urbano come spiagge (Due orizzonti), strade di campagna, interni domestici. I “Separè” del 2007 sono un esercito scultoreo di figure mute da cui trapelano i materiali retrostanti, come la persiana rosa, la carta geografica o gli scopettoni (Scopettoni): nella visione dello spettatore si compongono rappresentazioni equilibrate e simmetriche. In “Diario 2007” le sagome vengono impaginate alla sinistra di un trittico comprendente anche un campione di pattern, al centro, e di un oggetto, a destra (Cannocchiale, Corrimano). In “Quadreria” singole tele di vari formati, date, tecniche e soggetti, vengono addizionati in un unicum gigantesco, mentre in “Quadreria infinita”, il lavoro più recente, elementi uguali si moltiplicano in variazioni solo cromatiche e in tasselli disgiunti, liberi dall’imbrigliamento della cornice. Come afferma il curatore: “Mambor campionatore tocca qui il punto estremo della sua attitudine: campiona il campione, affinché l’opera prosegua nel suo sorprendente destino relazionale.”

Non passa inosservata, poi, la relazione discordante ma vitale tra ricalchi fotografici, stampigliature di timbri, icone urbane e “l’aura” di un’opera di architettura rinascimentale che innegabilmente non può essere riprodotta.
Titolo evento
Mambor campionatore Data fine:23 March, 2014 Sito web:http://www.centropalazzote.it/mostra58.htm
Dettagli
Catalogo
Maretti Editore
Orari:
lunedì 13.00 – 18.00
da martedì a domenica 9.00 – 18.00