Ero un bambino piccolo con una sciarpa viola al collo, che andava allo stadio quando la Fiorentina giocava al Comunale e che teneva l’orecchio appiccicato alla radiolina quando si giocava in trasferta o nelle rare occasioni nelle quali non mi era possibile andare nel teatro dove recitavano i miei eroi in calzoncini.

Ero un bambino piccolo quando l’unica partita di Serie A trasmessa in televisione era la differita di un secondo tempo su Rai Tre. Per i gol dovevo attendere Novantesimo Minuto o Domenica Sprint, la Domenica Sportiva andava in onda troppo tardi e non mi era permesso di rimanere alzato.
Non vedevo i calciatori mentre si preparavano, mentre si vestivano, mentre ricevevano le indicazioni sulla tattica da adottare, mentre percorrevano la distanza tra gli spogliatoi ed il campo di gioco. Per le interviste ai protagonisti dovevo attendere che venisse comprato il giornale.
Scrutavo i calciatori da lontano, sui gradoni dei Campini a Campo di Marte. Lo consideravo quasi un privilegio.

Non scriverò che si stava meglio quando si stava peggio, sarebbe un errore (e già ne commetto uno
imperdonabile scrivendo in prima persona…). Si “stava diversi” quando si “stava diversi”.
Adesso Tutto il calcio minuto per minuto è in televisione, il divano ha per tanti – anche per me – sostituito la seggiolina sugli spalti, è possibile seguire i calciatori sul video dall’ingresso nello stadio fino agli spogliatoi, è consentito vederli mentre si preparano, mentre vengono loro impartite le consegne tattiche, mentre salutano gli avversari poco prima di entrare in campo.
I gol possono essere visti in diretta da tutti i campi, alla fine del primo tempo, subito dopo la conclusione della partita e prima dell’inizio del posticipo.
Gli allenamenti sono blindati, al chiuso dei centri sportivi o “protetti” da un telone.

La fantasia ha lasciato il posto alla realtà, l’immaginazione ha ceduto il passo alla documentazione: non ricostruisci nella tua mente l’azione descritta dal radiocronista, aspetti che il replay in 3D chiarisca di quanto fosse in fuorigioco l’attaccante. Non si apre più la bustina delle figurine per trovare il proprio preferito, incollarlo nell’album e leggere lo score delle precedenti stagioni: per conoscere la carriera del campione si guarda il magazine “I Signori del calcio” in onda dopo la partita della domenica sera.
Non stavo meglio allora, sto con un po’ di nostalgia – anche dell’adolescenza – oggi.